di Erica Montinari


Cos’è il bodyshaming

Il termine bodyshaming deriva dalle parole inglesi body e shame che significano letteralmente “corpo” e “vergogna”; è un termine utilizzato nella nostra lingua per indicare un atteggiamento di derisione e offesa verso l’aspetto fisico di qualcuno (Duncan, et al., 2018).

Il bodyshaming è un atto di derisione, umiliazione e critica nei confronti del peso, della corporatura o dell’aspetto esteriore proprio o altrui (Gilbert, 2007).

Un individuo può mettere in atto bodyshaming sia su sé stesso, confrontandosi con il corpo altrui, sia criticando l’aspetto fisico di altre persone.

Nelle società occidentali è attribuito molto valore alla bellezza fisica e all’aspetto esteriore; in queste culture, gli individui fisicamente attraenti sono giudicati come socialmente competenti, sani e intelligenti (Eagly, Ashmore, Makhijani e Longo, 1991) per cui le persone possono vivere nel costante confronto, giudizio e paura di non essere accettate.

Attraverso i contenuti quotidianamente divulgati da media e social, si è delineata e propagata un’idea distorta ma culturalmente accettata su come dovrebbe essere il corpo ideale; ciò può portare chiunque non si conformi a questa immagine, a vergognarsi del proprio aspetto fisico, ad avere aspettative errate su come dovrebbe essere il proprio corpo, a subire derisioni perché non conforme agli standard sociali.

Conseguenze psicologiche del bodyshaming

Il bodyshaming ha delle conseguenze psicologiche importanti, soprattutto per gli adolescenti, i quali si trovano in un momento di passaggio dall’infanzia all’età adulta, caratterizzato da importanti cambiamenti fisici, mentali e sessuali, che giocano un ruolo cruciale per la loro salute mentale.

Essere valutati sulla base di canoni estetici rigidi e preimpostati può portare l’individuo a provare emozioni come vergogna, ansia e rabbia legate alla paura di essere rifiutati o non accettati (Gam et al., 2020).

Essere vittime di bodyshaming, si associa spesso a bassa autostima, insoddisfazione corporea e sintomi depressivi (Gam, et al.,2020; Madowitz, et al., 2012; Puhlet, et al., 2012).

Durante l’adolescenza, i tassi di depressione sono alti soprattutto per le ragazze (Twenge & Nolen-Hoeksema, 1998), che all’età di 15 anni risultano essere depresse in misura doppia rispetto ai loro coetanei maschi (Hankin et al., 1998).

La teoria dell’oggettificazione sostiene che gli standard socioculturali appresi portino gli individui, e soprattutto le donne, ad auto-oggettivarsi ossia ad adottare una visione di sé stessi come oggetti il cui valore è basato sull’aspetto esteriore (Bartky, 1990).
Così il proprio valore dipende da quanto il proprio aspetto è in grado di soddisfare gli standard estetici dominanti.

I ricercatori sostengono che, poiché il giudizio altrui può avvenire costantemente, le persone tendono a monitorare in continuazione il loro aspetto fisico (McKinley e Hyde, 1996).
La costante auto-sorveglianza è una strategia per evitare il giudizio negativo altrui (McKinley e Hyde, 1996) ma porta a:

  • vergogna e ansia per il corpo
  • diminuita consapevolezza degli stati corporei interni
  • diminuzione delle prestazioni mentali
  • una serie di rischi per la salute, tra cui:
    • disturbi alimentari,
    • depressione,
    • preoccupazione
    • ruminazione per tutto ciò che riguarda il proprio aspetto esteriore (Fredrickson e Roberts, 1997).

Come prevenirlo e combatterlo

Data la grande diffusione del fenomeno bodyshaming, connesso al progredire ed espandersi di modelli estetici inflessibili ed estremi ma culturalmente accettati, risulta essenziale intervenire per combattere questo fenomeno auto ed etero diretto.

Per far ciò bisognerebbe intervenire a livello collettivo per contrastare la propagazione di questi modelli attraverso un cambio di prospettiva che non miri al conformismo estetico ma all’accettazione e condivisione della diversità.
Interventi preventivi individuali e di gruppo servirebbero per far conoscere agli adolescenti i concetti di conformismo sociale e dei canoni di bellezza socialmente definiti ed accettati, favorendo invece le differenze e le proprietà personali.

Si interviene a livello individuale quando la persona si trova in uno stato di malessere psicologico dovuto a insoddisfazione corporea, bassa autostima, emozioni negative come rabbia, ansia e vergogna, ideazione negativa, comportamenti auto-distruttivi (come costante self-monitoring, diete e attività sportiva eccessive, disturbi alimentari ecc.).
Affidandosi a degli esperti della salute mentale, si può poter evitare l’aggravarsi di queste condizioni e lo sfociare in disturbi mentali.

Attraverso numerose tecniche scientificamente provate lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale aiuta chi vive le conseguenze psichiche del bodyshaming a gestire e superare tali difficoltà attraverso interventi nel qui e ora, indagando e facendo agire attivamente la persona sui pensieri, le emozioni e i comportamenti disfunzionali che vive nel presente.

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Bibliografia

Bartky, S. L. (1990). Femininity and domination: Studies in the phenomenology of oppression. New York: Routledge.

Bucchianeri, M.M., Eisenberg, M.E., Wall, M.M., Piran, N., Neumark-Sztainer, D. (2014); Multiple types of harassment: Associations with emotional well-being and unhealthy behaviors in adolescents. J Adolesc Health. 54(6):724-9.

Duncan, N., Zimmer-Gembeck, M.J., Furman, W. (2018). Sexual harassment and appearance-based peer victimization: Unique associations with emotional adjustment by gender and age. J Adolesc;75:12-21.

Eagly, A. H., Ashmore, R. D., Makhijani, M. G., & Longo, L. C. (1991). What is beautiful is good: A meta-analytic review of research on the physical attractiveness stereotype. Psychological Bulletin, 110, 109–128.

Fredrickson, B. L., & Roberts, T. (1997). Objectification theory: Toward understanding women’s lived experiences and mental health risks. Psychology of Women Quarterly, 21, 173 – 206.

Gam, R. T., Singh, S. K., Manar, M., Kar, S. K., & Gupta, A. (2020). Body shaming among school-going adolescents: prevalence and predictors. International Journal of Community Medicine and Public Health, 7(4), 1324.

Gilbert, P. (2007). The evolution of shame as a marker for relationship security: A biopsychosocial approach. In J. L. Tracy, R. W. Robins, & J. P. Tangney (Eds.), The self-conscious emotions: Theory and research (p. 283–309). Guilford Press.

Grabe, S., Hyde, J. S., & Lindberg, S. M. (2007). Body Objectification and Depression in Adolescents: The Role of Gender, Shame, and Rumination. Psychology of Women Quarterly, 31(2), 164–175. https://doi.org/10.1111/j.1471-6402.2007.00350.x

Hankin, B., Abramson, L., Moffitt, T., Silva, P., McGee, R., & Angell, K. (1998). Development of depression from preadolescence to young adulthood: Emerging gender differences in a 10-year longitudinal study. Journal of Abnormal Psychology, 107, 128–140.

Madowitz, J., Knatz, S., Maginot, T., Crow, S.J., Boutelle, K.N. (2012) Teasing, depression and unhealthy weight control behaviour in obese children. Pediatr Obes.7(6):446-52.

McKinley, N. M., & Hyde, J. S. (1996). The objectified body consciousness scale: development and validation. Psychology of Women Quarterly, 20, 181–215.

Nolen-Hoeksema, S. (1994). An interactive model for the emergence of gender differences in depression in adolescence. Journal of Research on Adolescence, 4, 519–534.

Puhl, R.M., Luedicke, J. (2012). Weight-Based Victimization Among Adolescents in the School Setting: Emotional Reactions and Coping Behaviors. J Youth Adolesc. 41(1):27-40.

Stice, E., Mazotti, L., Weibel, D., & Agras, W. S. (2000). Dissonance prevention program decreases thin-ideal internalization, body dissatisfaction, dieting, negative affect, and bulimic symptoms: A preliminary experiment. International Journal of Eating Disorders, 27, 206–217.

Twenge, J. M., & Nolen-Hoeksema, S. (1998). Age, gender, race, socioeconomic status, and birth cohort difference in the children’s depression inventory: A meta-analysis. Journal of Abnormal Psychology, 11, 578–588