29di Angela Viggiani


 

Fino a qualche anno fa non si faceva una distinzione tra invecchiamento sano e patologico poiché si riteneva che tutte le abilità mentali declinassero dopo l’età adulta.
Ad oggi, invece, il termine demenza è utilizzato per indicare una sindrome che comporta il deterioramento della memoria e di almeno un’altra delle funzioni mentali superiori (come l’orientamento o il linguaggio), tale da interferire con la capacità dell’individuo di svolgere autonomamente le mansioni della vita quotidiana (Bianchetti & Trabucchi, 2013).
Spesso, oltre ai sintomi cognitivi, compaiono anche disturbi dell’umore, alterazioni della personalità e del comportamento.

 

Classificazione delle demenze

Allo stato attuale le demenze vengono comunemente suddivise in forme primitive, causate da malattie degenerative che originano nel cervello e forme secondarie, dovute ad altre condizioni mediche (Tab. 1) (Colombo, 2001). La forma di demenza più frequente (oltre il 50% dei casi) è la Malattia di Alzheimer, seguita dalla Demenza Vascolare e dalle forme miste, che costituiscono il 30-35% delle demenze (Vanacore & Raschetti, 2018).

Forme Primitive Forme Secondarie
Malattia di Alzheimer

Demenza a corpi di Levy

Parkinson-demenza

Demenza fronto-temporale

Demenza vascolare

Demenze su base endocrino-metabolica

Demenza su base infettiva

Demenza su base carenziale

Tab.1 Classificazione delle Demenze

 

Le cause della Demenza

Ad oggi non sono del tutto chiari i meccanismi alla base dell’insorgenza delle demenze.

Le ipotesi formulate mettono in evidenza diversi fattori.
Alcuni studi sottolineano il ruolo dell’interazione tra geni e fattori ambientali (Winblad et al., 2016), altri sottolineano che il diabete, l’ipertensione, l’obesità, la scarsa attività fisica, il fumo, la depressione e un basso livello di istruzione possano aumentare il rischio di sviluppare una forma di demenza (Daviglus et al., 2010), come la Malattia di Alzheimer (Norton et al., 2014).
Inoltre, stili di vita poco salutari e fattori di rischio cardio-metabolici (es. fumare, essere ipertesi, diabetici o avere il colesterolo elevato) non solo hanno un’accuratezza fino all’80% nel predire l’insorgenza di demenza (Barnes et al., 2009; Kivipelto et al., 2006), ma ne incrementano il rischio anche in soggetti di mezza età (Qiu et al., 2010).

 

Sintomi

Le demenze possono essere caratterizzate da diversi sintomi cognitivi e/o comportamentali (Tab.2) che possono manifestarsi, in maniera differente, nelle diverse fasi di progressione della malattia (Cumming & Cole, 2002). In generale possiamo distinguere tra:

Fase iniziale o lieve:  

Fase moderata:

 

 

Fase grave:

 

–  disorientamento spazio-temporale;

–  difficoltà nel ricordare eventi recenti;

–  difficoltà nel trovare le parole con relativa conservazione della capacità di comprensione;

–  disturbi dell’umore es. ansia, depressione e negazione di malattia;

–  difficoltà sul lavoro e nello svolgimento delle attività strumentali di vita quotidiana;

–  disorientamento spazio-temporale;

–  deficit di memoria di entità moderato-grave interferente con le attività quotidiane;

–  chiaro disturbo del linguaggio (parafasie, anomie, circonlocuzioni e deficit di comprensione);

–  aprassia (ovvero l’incapacità di compiere movimenti volontari finalizzati) bradicinesia e segni extra-piramidali;

–  alterazioni comportamentali (deliri, allucinazioni, vagabondaggio);

–  necessità di assistenza per la cura della propria persona.

 

–  Perdita delle abilità cognitive con difficoltà nel riconoscere volti o luoghi familiari;

–  perdita del linguaggio fino a mutismo;

–  rigidità, bradicinesia, crisi epilettiche e mioclonie;

–  disturbi del comportamento (es. aggressività e vagabondaggio);

–  completa perdita dell’autosufficienza;

–  incontinenza sfinterica.

 

Tab. 2 Classificazione dei sintomi della demenza in base alla fase di progressione della malattia

 

Trattamento

Per alcuni pazienti, in cui la malattia è in uno stadio lieve o moderato, farmaci come la memantina, il donepezil, la rivastigmina e la galantamina possono aiutare a limitare l’aggravarsi dei sintomi.
Le linee guida italiane sul trattamento delle demenze e in particolare della demenza di Alzheimer prevedono l’utilizzo di interventi combinati farmacologici e non farmacologici (Zoccolotti, 2011; Vasse et al., 2012).
Questi interventi hanno lo scopo di alleviare la sintomatologia e facilitare la gestione del paziente da parte dei familiari e delle strutture sanitarie.

Tra le Terapie non-farmacologiche abbiamo:

  • La Terapia di Orientamento alla Realtà (R.O.T., Taulbee & Folsom,1966) finalizzata a riorientare la persona con demenza rispetto a sé, alla propria storia e all’ambiente circostante
  • La Terapia di Stimolazione Cognitiva (C.S.T., Spector et al., 2003) efficace nelle demenze di grado lieve moderato e in grado di potenziare l’effetto dei farmaci, migliorare alcune funzioni cognitive (Aguirre et al., 2013), incrementare la qualità di vita e il benessere psicologico (Woods et al., 2012) e ridurre i disturbi comportamentali (Woods, et al., 2006)
  • Interventi di potenziamento della memoria che stimolano la memoria procedurale (la memoria di come si fanno le cose e di come si usano gli oggetti) in pazienti affetti da demenza di grado medio-lieve e senza disturbi comportamentali
  • La Terapia di Validazione (Feil, 1991) utilizzata per creare contatti relazionali ed emotivi significativi e migliorare la comunicazione verbale e non-verbale in pazienti con demenza di grado moderato-severo e con disturbi del comportamento (BPSD).

 

Contatti

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Bibliografia

Aguirre, E., Hoare, Z., Streater, A., Spector, A., Woods, B., Hoe, J., & Orrell, M. (2013). Cognitive stimulation therapy (CST) for people with dementia—who benefits most?. International journal of geriatric psychiatry, 28(3), 284-290.

Barnes, D. E., Covinsky, K. E., Whitmer, R. A., Kuller, L. H., Lopez, O. L., & Yaffe, K. (2009). Predicting risk of dementia in older adults: The late-life dementia risk index. Neurology, 73(3), 173-179.

Bianchetti, A., & Trabucchi, M. (2013). La malattia di Alzheimer ei punti critici in ambito diagnostico-terapeutico-assistenziale. Mario Barbagallo (Palermo) Associate Editors Raffaele Antonelli Incalzi (Roma) Vincenzo Canonico (Napoli) Giovanni Gambassi (Roma), 61, 59-68.

Colombo, G. (2001). Manuale di psicopatologia generale. Cleup.

Cummings, J. L., & Cole, G. (2002). Alzheimer disease. Jama, 287(18), 2335-2338.

Daviglus, M. L., Bell, C. C., Berrettini, W., Bowen, P. E., Connolly Jr, E. S., Cox, N. J., … & Patel, D. (2010). National Institutes of Health State-of-the-Science Conference statement: preventing Alzheimer disease and cognitive decline. Annals of internal medicine, 153(3), 176-181.

Feil, N. (1991). Validation therapy. Serving the elderly: Skills for practice, 89-115.

Kivipelto, M., Ngandu, T., Laatikainen, T., Winblad, B., Soininen, H., & Tuomilehto, J. (2006). Risk score for the prediction of dementia risk in 20 years among middle aged people: a longitudinal, population-based study. The Lancet Neurology, 5(9), 735-741.

Norton, S., Matthews, F. E., Barnes, D. E., Yaffe, K., & Brayne, C. (2014). Potential for primary prevention of Alzheimer’s disease: an analysis of population-based data. The Lancet Neurology, 13(8), 788-794.

Qiu, C., Xu, W., Winblad, B., & Fratiglioni, L. (2010). Vascular risk profiles for dementia and Alzheimer’s disease in very old people: a population-based longitudinal study. Journal of Alzheimer’s Disease, 20(1), 293-300.

Small GW, Rabins PV, Barry PP, et al. Diagnosis and treatment of Alzheimer disease and related disorders. Consensus Statement of the American Association for Geriatric Psychiatry, the Alzheimer’s Association, and the American Geriatrics Society. JAMA 1997; 278:1363-1371.

Spector A, Thorgrimsen L, Woods B, et al. 2003. Efficacy of an evidence-based cognitive stimulation therapy programme for people with dementia: randomised controlled trial. Br J Psychiatry 183: 248–254.

Taulbee, L. R., & Folsom, J. C. (1966). Reality orientation for geriatric patients. Psychiatric Services, 17(5), 133-135.

Winblad, B., Amouyel, P., Andrieu, S., Ballard, C., Brayne, C., Brodaty, H., … & Fratiglioni, L. (2016). Defeating Alzheimer’s disease and other dementias: a priority for European science and society. The Lancet Neurology, 15(5), 455-532.

Woods RT, Aguirre E, Spector AE, Orrell M. 2012. Cognitive stimulation to improve cognitive functioning in people with dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, Issue 2 Art. No.: CD005562. DOI:10.1002/14651858.CD005562.pub2.

Woods RT, Thorgrimsen L, Spector A, Royan L, Orrell M. 2006. Improved quality of life and cognitive stimulation in dementia. Aging Ment Health 10(3): 219–226.

Vanacore, N., Maggini, M., & Raschetti, R. (2018). Epidemiologia della demenza di alzheimer in Italia. archivio, 2017, 2016.

Vasse, E., Moniz-Cook, E., Rikkert, M. O., Cantegreil, I., Charras, K., Dorenlot, P., … & Vernooij-Dassen, M. (2012). The development of quality indicators to improve psychosocial care in dementia. International psychogeriatrics, 24(6), 921.

Zoccolotti, P. (2011). Consensus Conference su” La Riabilitazione neuropsicologica della persona adulta”. Giornale italiano di psicologia, 38(2), 259-266.