di Luigi Fasiello


La depressione [dal lat. Deprimĕre, spingere verso il basso] è una condizione psicopatologica caratterizzata da un abbassamento del tono dell’umore che incide sul normale funzionamento sociale, lavorativo e generale dell’individuo.

Si distingue dalla normale tristezza per la pervasività e cronicità dei sintomi che lasciano l’individuo in una condizione di helplessness (percezione di impossibilità nell’essere aiutati): gli individui depressi si sentono tristi, abbattuti, incapaci di svolgere i compiti della vita quotidiana, apatici, demotivati e non riescono più a provare piacere nelle attività nelle quali sono coinvolti, incluse quelle che un tempo generavano motivazione e interesse.

La depressione costituisce uno dei disturbi psicopatologici maggiormente diffusi nella popolazione generale e può colpire tutte le fasce d’età, inclusi i bambini, gli adolescenti e gli anziani. Si stima che il tasso di prevalenza sia compreso tra il 3% e il 7% della popolazione nella maggior parte dei paesi, compresa l’Italia, dove si stima che circa 2,8 milioni di persone ne siano state affette solamente nel 2015 (ISTAT, 2018). Tali percentuali aumentano fino al 15,97% se si prendono in considerazione gli ultimi anni caratterizzati dalla pandemia e dal lockdown (Cènat et al., 2021).

Cènat et al., 2021

A esserne maggiormente colpiti risultano le donne, con un rapporto di 2 a 1 rispetto agli uomini, i single e gli individui con un matrimonio finito alle spalle rispetto agli individui sposati.

I sintomi

La depressione è caratterizzata da sintomi:

  1. Affettivi: umore depresso (o irritabile nei bambini e negli adolescenti), sensazione di tristezza, vuoto e disperazione;
  2. Motivazionali: marcata diminuzione di interesse e piacere per tutte o quasi tutte le attività;
  3. Psicologici: sentimenti di autosvalutazione o di colpa, pensieri di morte, ideazioni suicidarie;
  4. Fisici e comportamentali: stanchezza, faticabilità, perdita o aumento di peso dovuta ad una diminuzione o ad un aumento dell’appetito, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio;
  5. Cognitivi: ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, riduzione delle abilità mnestiche, indecisione e diminuzione della capacità di far fronte ai problemi.

Una configurazione parziale o totale di questi sintomi deve presentarsi per un periodo di tempo continuato (generalmente almeno due settimane) la maggior parte del giorno tutti i giorni e causare un disagio clinicamente significativo che compromette il funzionamento dell’individuo in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Le cause e i fattori di rischio

Le cause e i fattori di rischio che determinano l’insorgere di un disturbo depressivo sono molteplici e generalmente sono ascrivibili a tre macroaree (biologica, psicologica, sociale) le quali concorrono in un’ottica di causalità circolare a predisporre l’individuo alla depressione.

Tra i fattori di rischio biologici troviamo:

  • una predisposizione genetica dimostrata da una tendenza alla familiarità del disturbo che è da 1,5 a 3 volte più frequente nei familiari di primo grado degli individui depressi rispetto al resto della popolazione;
  • alterazioni al livello dei sistemi neurotrasmettitoriali (noradrenalina e serotonina in primis) ed endocrini (e.g. condizioni mediche come l’ipotiroidismo) che incidono su aspetti come la volontà, la motivazione, il sonno.

Per quanto riguarda i fattori psicologici, un temperamento caratterizzato da una tendenza a esperire emozioni negative (come rabbia, tristezza, senso di colpa, paura, nervosismo) e una scarsa considerazione di sé, hanno come effetto quello di portare l’individuo a valutare sé stesso e il mondo in termini tendenzialmente negativi predisponendolo a sviluppare una sintomatologia depressiva vera e propria.

Dal punto di vista sociale ed ambientale invece, un’esposizione prolungata a fattori di stress, esperienze traumatiche durante l’infanzia, cambiamenti che richiedono il mobilitarsi di ingenti risorse personali per adattarsi (lutti, divorzi, perdita del lavoro, ecc.) sono riconosciuti come fattori precipitanti della depressione.

Come si cura?

I due principali indirizzi terapeutici della depressione sono quelli somatici e quelli psicologici: i primi, principalmente tramite l’utilizzo di psicofarmaci, mirano a normalizzare l’equilibrio alterato dei meccanismi biochimici e neurofisiologici del sistema nervoso centrale; i secondi cercano di modificare il vissuto soggettivo (intervento cognitivo) e il comportamento (intervento comportamentale) della persona depressa in chiave maggiormente adattiva.

Entrambi gli interventi risultano efficaci nel produrre una remissione totale o parziale dei sintomi e talvolta vengono proposti in contemporanea.

È dimostrata però un’efficacia significativamente maggiore della psicoterapia rispetto alla farmacoterapia quando si parla degli effetti a lungo termine dell’intervento.

La psicoterapia, agendo maggiormente sui fattori di mantenimento psicologici e comportamentali della depressione (pensieri distorti, autosvalutazione, visione del mondo in “bianco o nero”, convinzione di non farcela, tendenza all’inazione), produce un effetto maggiore sugli aspetti longitudinali del disturbo, riducendo il rischio di ricaduta ed aiutando la persona a correggere la percezione distorta che ha di sé, in favore di un maggior senso di autonomia, autoefficacia e validità.

Dove rivolgersi per il trattamento della depressione

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014.
  • Saggino Aristide (2004). ‘La depressione’. Mente e Comportamento: trattato italiano di psicoterapia cognitivo comportamentale. A cura di Aldo Galeazzi, Paolo Meazzini. Giunti Editore, 2004. 279-303.
  • Jenny Guidi, Giovanni Andrea Fava (2010). ‘Psicoterapia del disturbo depressivo maggiore’. Terapia psicologica. A cura di Giovanni Andrea Fava, Silvana Grandi, Chiara Rafanelli. Centro Scientifico Editore, 2010. 23-70.
  • Istituto Nazionale di Statistica [ISTAT] (2018). Report 2015-2017 La salute mentale nelle varie fasi della vita. Online, https://www.istat.it/it/files//2018/07/Report_Salute_mentale.pdf
  • Jude Mary Cénat, Camille Blais-Rochette, Cyrille Kossigan Kokou-Kpolou, Pari-Gole Noorishad, Joana N. Mukunzi, Sara-Emilie McIntee, Rose Darly Dalexis, Marc-André Goulet, Patrick R. Labelle (2020). Prevalence of symptoms of depression, anxiety, insomnia, post-traumatic stress disorder, and psychological distress among populations affected by the COVID-19 pandemic: A systematic review and meta-analysis. Psychiatry Research, Volume 295, 2021.

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