di Agnese Valguarnera


Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC), come definito dal DSM 5, si caratterizza per la presenza di ossessioni, compulsioni o entrambe.

  • Le ossessioni sono pensieri, stimoli o immagini ricorrenti e persistenti, vissuti come intrusivi.
  • Le compulsioni sono invece dei comportamenti, o azioni mentali, ripetitivi che vengono messi in atto volontariamente e rigidamente dal soggetto per tentare di reprimere le ossessioni.

Lo scopo degli atti compulsivi è quello di ridurre l’ansia e la tensione (Burgy, 2005).

Essi costituiscono dei veri e propri rituali che causano disagio e compromissione significativa nella persona, interferendo con il normale svolgimento della vita (DSM-5).

Nel disturbo ossessivo compulsivo sono state infatti confermate diverse anomalie, soprattutto a carico del controllo inibitorio e della flessibilità cognitiva (Menzies et al., 2008).

Questo fa sì che spesso questi soggetti abbiano molta difficoltà a pianificare e ad organizzare persino semplici attività della routine quotidiana, anche a causa del tempo perso per le compulsioni.

È necessario poi distinguere il disturbo ossessivo compulsivo dal disturbo ossessivo compulsivo di personalità, il cui tratto essenziale, proprio come descritto dal DSM 5, è la preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo e il controllo mentale e interpersonale, a spese di flessibilità, apertura ed efficienza (APA, 2013).

Come si manifesta?

Ossessioni e compulsioni si manifestano in differenti modi. Le persone possono rientrare in più di una categoria, ma solitamente è una sola la preponderante.

I principali sottotipi di DOC sono (Pedrick  et al., 2011):

  • Controllo: le persone che appartengono a questa categoria hanno una paura irrazionale che qualcosa di catastrofico possa abbattersi su loro stessi o su qualcun altro, per qualche cosa che loro hanno o non hanno fatto. Di conseguenza, controllano ripetutamente di aver chiuso porte, finestre, auto.  Tendono a ricontrollare molto spesso i loro lavori, compiti e il loro stato di salute.
  • Lavaggio e pulizia: in questo caso, la paura irrazionale riguarda la possibile contaminazione dovuta a germi, batteri e sostanze estranee, che queste persone tentano di calmare lavando di continuo le mani e facendo docce, senza ovviamente trascurare la pulizia degli ambienti che frequentano.
  • Ordine e ripetizione: l’ossessione riguarda la preoccupazione che qualcosa di brutto possa accadere a loro stessi e alle persone care. Per cercare di tranquillizzarsi, queste persone si sentono obbligate ad ordinare gli oggetti in modo particolare, esatto, “perfetto”, o ad avere una grafia molto chiara. In altri casi, si tratta invece di ripetizioni di particolari azioni, come contare, ripetere parole o toccare cose finché essi stessi non lo ritengano “giusto”.
  • Pensieri preoccupanti: si tratta di pensieri ed immagini terrificanti per i quali si teme di poter causare danno ad altri o a se stessi, di mettere in atto comportamenti violenti, sessuali o moralmente inaccettabili. Per far fronte a questo, le compulsioni messe in atto sono diverse: contare, ripetere parole, toccare cose, ma anche rivedere mentalmente situazioni angoscianti per tentare di rassicurarsi.
  • Scrupolosità: al centro di queste ossessioni ci sono questioni di ordine morale o religioso. Queste persone si trovano quindi spesso a pregare compulsivamente o a compiere azioni religiose, cercando rassicurazioni costanti sulla moralità dei propri gesti e pensieri.
  • Accumulo: le persone con DOC da accumulo tendono a collezionare cose che la maggior parte della gente considererebbe spazzatura. Si tratta di oggetti per i quali non è neanche sempre presente un particolare legame.

In generale, tutte queste operazioni riducono ansia e disagio solo per poco tempo, per questo vanno ripetute con un’elevata frequenza.

Quali sono le cause?

È molto probabile che la causa di origine del disturbo ossessivo compulsivo sia di natura multifattoriale. Il DOC potrebbe essere la modalità con la quale il cervello risponde ad una serie di problematiche multiple.

Molti fattori di rischio possono contribuire alla genesi del disturbo, inclusi aspetti genetici e ambientali, come complicazioni prenatale, traumi infantili, eventi legati al ciclo mestruale ed eventi stressanti nel ciclo di vita (Mahjani et al., 2021).

Gli studi sulle famiglie che hanno parenti con DOC o con sintomatologia OC sono fortemente a supporto di un significativo contributo genetico alla predisposizione al disturbo e ai fattori di rischio stessi (Mahjani et al., 2020; Mataix-Cols et al., 2013).

Come si può intervenire?

Attualmente, il trattamento cardine per il DOC è rappresentato dalla Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT), che comprende anche l’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP), una tecnica che sembra essersi dimostrata particolarmente efficace nel trattamento delle tipologie di DOC da lavaggio e controllo.

Sul piano farmacologico, gli SSRI, cioè gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, rimangono l’opzione di prima scelta (Fineberg et al., 2019).

Tuttavia, una sostanziale minoranza di pazienti continua a non rispondere in alcun modo significativo al trattamento, o in termini di sintomi residui (Fineberg et al., 2020).

Nei DOC, il livello di insight, cioè di consapevolezza della patologia, varia tra i pazienti e nel paziente stesso nel corso del tempo, da buono ad assente. Uno scarso insight è stato anche associato alla resistenza al trattamento (Jacob et al., 2014).

Bibliografia

American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. It. Raffaello Cortina, Milano, 2014.

Burgy M. (2005) Psychopathology of Obsessive-Compulsive Disorder: A Phenomenological Approach. Psychopathology, 38(6), 291-300.

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Pedrick C., Hyman B.M. (2011). Obsessive – Compulsive Disorder. Twenty – First Century Books.