di Alessia Stefanelli
In prossimità della giornata europea della logopedia


Il disturbo di linguaggio, attualmente definito come Disturbo Primario di Linguaggio (DPL), è una condizione molto frequente nei bambini di età superiore ai 3 anni.
Infatti è uno dei motivi più frequenti che porta i genitori ad affidarsi alle consultazioni di un logopedista in età evolutiva.

I bambini hanno un udito normale, non presentano danni neurologici e ottengono punteggi nei limiti della norma nei test di intelligenza, ma presentano difficoltà nella produzione di parole e frasi rispetto ai loro coetanei.
Solitamente i genitori e gli adulti che accompagnano il bambino percepiscono tale difficolta e la interpretano come un inciampo nel pronunciare le parole.

Tuttavia raramente una difficoltà di pronuncia del linguaggio si presenta in modo isolato, ma è spesso associata a lievi difficoltà cognitive di varia natura che possono manifestarsi in modo diverso nelle diverse fasi di crescita, come ad esempio difficoltà in alcuni tipi di memoria (memoria di lavoro fonologica e memoria procedurale), difficoltà nel controllo motorio, difficoltà nelle funzioni esecutive e difficoltà nell’apprendimento della scrittura e della lettura.

Il disturbo primario di linguaggio è inoltre caratterizzato da una condizione non omogenea: i disturbi osservabili possono limitarsi alla produzione o estendersi anche alla comprensione del linguaggio.

Per tutti questi motivi la valutazione da parte di un logopedista è una importante tappa che è consigliabile non rimandare.
La valutazione rappresenta il momento in cui il logopedista andrà a esaminare le singole competenze del bambino nei diversi ambiti e, insieme all’osservazione clinica, conduce a una possibile diagnosi di Disturbo Primario di Linguaggio.

Genitori e pediatri già precocemente possono raccogliere informazioni importanti che consentono di individuare fattori di rischio per il riconoscimento del Disturbo Primario di Linguaggio.
Già tra i 16 e i 24 mesi si può evidenziare un ritardo nell’esordio delle prime parole per denominare oggetti e azioni, mentre dai 24 ai 36 mesi una ridotta dimensione del vocabolario e soprattutto l’assenza di associazioni di più parole possono essere considerati campanelli d’allarme.

Tra i 3 e 5 anni il linguaggio dei bambini dovrebbe assumere le caratteristiche dell’espressione adulta; pertanto difficoltà nella pronuncia, nell’uso di frasi complesse e nella capacità di raccontare sono aspetti da tenere in osservazione in quanto predittori di Disturbo Primario di Linguaggio.

Teleriabilitazione

Con l’obiettivo di assicurare ai pazienti la continuità del trattamento logopedico, la teleriabilitazione si è rivelata uno strumento fondamentale in questo periodo storico.
Questa consiste nell’applicazione della tecnologia e delle telecomunicazioni alla riabilitazione: grazie a essa è possibile collegare il logopedista e il paziente attraverso un semplice cellulare o computer dotati di app.

Esistono varie modalità di erogazione della teleriabilitazione:

  • Teleriabilitazione sincrona, ovvero quando paziente e logopedista sono collegati in tempo reale attraverso una audio e video-connessione, come una videochiamata.
  • Teleriabilitazione asincrona quando c’è uno scambio di materiale video e/o audio tra logopedista e paziente: per esempio un genitore invia materiale video al logopedista per mostrare i risultati raggiunti dal bambino, oppure il logopedista invia video o audio di esercizi da eseguire in casa con il bambino.

La combinazione di queste due modalità prende il nome di teleriabilitazione ibrida in quanto vengono applicate sia modalità di teleriabilitazione sincrona che asincrona.

Purtroppo la teleriabilitazione potrebbe non essere appropriata in tutte le circostanze e per tutti i pazienti, ma nel caso dei bambini con disturbo di linguaggio si è rivelata un’arma vincente.

Infatti per il bambino è possibile osservare la bocca del logopedista senza correre alcun rischio; aspetto che, nel trattamento in presenza, è impedito dalla presenza della mascherina.
Inoltre i piccoli pazienti, molto attratti dagli strumenti tecnologici, si sono dimostrati molto motivati a condurre sessioni davanti a un computer.
È comunque consigliabile, soprattutto nel caso di minori, la presenza del genitore o del familiare durante la sessione, che avrà il compito di mediare l’interazione tra il logopedista e il bambino.

Seppur inizialmente scettici, i genitori dei piccoli pazienti, che sono stati coinvolti in questo progetto di teleriabilitazione, si sono in realtà ricreduti poiché è stato possibile mantenere i risultati raggiunti dal bambino e in alcuni casi anche procedere con nuovi obiettivi riabilitativi.

Ancora oggi, in situazioni di isolamento sia del terapista che del paziente, il trattamento in presenza è intervallato da sessioni di teleriabilitazione per garantire la continuità del trattamento.