di Serena Trevisi


Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali) definisce il disturbo dell’adattamento come una risposta emotiva e/o comportamentale disadattiva a uno o più eventi psicosociali stressanti identificabili (APA, 2013).

L’evento stressante può essere un evento singolo (per esempio, la fine di una relazione sentimentale) o possono esservi eventi stressanti multipli (per esempio, difficoltà economiche e problemi coniugali).
Gli episodi possono essere ricorrenti (associati a crisi economiche stagionali, relazioni sessuali insoddisfacenti) oppure continui (ad esempio una malattia fisica persistente).

Gli eventi stressanti possono interessare un singolo individuo, un’intera famiglia, un gruppo o una comunità più ampia
(come un disastro naturale o la pandemia da Sars-CoV-2).

Alcuni eventi stressanti possono accompagnare specifiche tappe evolutive:

  • andare a scuola,
  • andare via di casa,
  • sposarsi,
  • diventare genitori,
  • non riuscire a raggiungere obiettivi professionali,
  • pensionamento.

Il disturbo colpisce le persone che hanno difficoltà ad adattarsi in seguito ad uno o più di questi eventi, in modo sproporzionato rispetto alla gravità o all’intensità dell’evento stesso (APA, 2013).

Di solito la persona con disturbo dell’adattamento riferisce di provare preoccupazione eccessiva, pensieri ricorrenti e angoscianti, umore depresso, ansia, insonnia e bassi livelli di concentrazione (Zelviene P. et al., 2018).

L’esordio

I sintomi sono caratterizzati da risposte allo stress che si manifestano generalmente entro tre mesi dall’insorgenza dell’evento stressante e che possono causare un forte disagio nelle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, lavorative, educative.

Il disturbo dell’adattamento potrebbe essere diagnosticato anche in seguito alla morte di una persona cara, quando l’intensità, la qualità o la persistenza delle reazioni di dolore risultano eccessive rispetto alle reazioni normalmente attese.

Il disturbo dell’adattamento è considerato come una “condizione transitoria” (O’ Donnell M.L. et al., 2019) tra la condizione normale e patologica perché normalmente i sintomi non durano più di sei mesi, a meno che il fattore di stress persista per un periodo più lungo.

Disturbo dell’Adattamento o Disturbo Post-Traumatico da Stress?

Il Disturbo dell’adattamento, così come i disturbi correlati a eventi traumatici o stressanti è stato concettualizzato come una sindrome da risposta allo stress che spiega le reazioni umane di fronte a tali situazioni ( Maercker et al., 2007).

La differenza tra Disturbo dell’adattamento (AD) e Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD) riguarda l’intensità percepita di un evento, che può portare a risposte allo stress qualitativamente diverse.

Gli eventi stressanti che sono collegati al Disturbo dell’adattamento (divorzio, malattia o  disabilità, problemi finanziari, conflitti con i colleghi, trasferimento) di solito, non rappresentano una minaccia improvvisa e inaspettata per la vita umana e non sono così intensi come gli eventi traumatici nel caso del PTSD.

Come si manifesta?

Oltre ai sintomi principali quali preoccupazione eccessiva e “mancato adattamento” in risposta allo stress, possono essere presenti altri sintomi accessori: evitamento, depressione, impulsività e ansia (Glaesmer H. et al., 2015).

Il DSM-5 include sei tipologie di sintomi associati al Disturbo dell’adattamento (APA, 2013):

  • con umore depresso, in cui predomina l’umore basso, la facilità al pianto o la disperazione;
  • con ansia, in cui predomina il nervosismo, l’inquietudine, l’agitazione o l’ansia di separazione;
  • con ansia e umore depresso misti, in cui vi è una combinazione di depressione e ansia;
  • con alterazione della condotta relativo agli adolescenti che di fronte a eventi stressanti manifestano risposte comportamentali aggressive e violazione di regole sociali;
  • con alterazione mista dell’emotività e della condotta, in cui vi è una combinazione di sintomatologia emotiva (depressione, ansia) e alterazione comportamentale;
  • non specificati, per le reazioni disadattive che non rientrano nei sottotipi precedenti

I fattori di rischio

I principali fattori di rischio che conducono all’insorgenza di un disturbo di adattamento vanno ricercati nelle capacità personali di risposta a un evento stressante: quanto la persona valuta realmente grave un determinato evento, quanto questo è significativo, le abilità di coping necessarie per gestire il cambiamento (ottimismo, speranza, focus sui problemi, realismo, pensiero critico, percezione di autoefficacia ed autostima).

In aggiunta si ritiene che la minaccia all’immagine di sé, il basso supporto familiare e sociale, il basso livello socio-economico, la coincidenza di altri eventi negativi possano concorrere all’insorgenza del disturbo (Carati M.A. et al., 2014).

Quindi, nel momento in cui una persona interpreta un evento o un’avversità come una minaccia a uno scopo significativo di vita potrebbe rispondere in modo rigido, inflessibile e avere difficoltà ad adattarsi alla nuova condizione ambientale, gettando le basi per lo sviluppo del disturbo di adattamento.

Quali sono gli aspetti neurobiologici?

In risposta a un evento stressante acuto (se la sintomatologia non supera i 6 mesi) o cronico (se la sintomatologia si protrae per più tempo) potrebbero esserci dei cambiamenti cellulari e molecolari nell’ippocampo, zona del cervello convolta principalmente nella memoria, nella regolazione emotiva e nella formazione di nuove cellule nervose (neurogenesi).

Eccessivi livelli di cortisolo (ormone dello stress) hanno un effetto diretto sull’ippocampo, riducendone la neurogenesi, le dimensioni e la funzionalità.

L’ippocampo si atrofizza (si indebolisce) soprattutto in seguito allo stress cronico e viene influenzato da alcune tipologie di ormoni peptidici e proteici, tipicamente coinvolti nelle reazioni allo stress.
Generalmente un evento stressante acuto attiva una mediazione della risposta immunitaria attraverso l’utilizzo di catecolamine, glucocorticoidi e mediatori immunitari prodotti localmente.
Tuttavia l’esposizione allo stesso evento stressante per diverse settimane provoca, al contrario, una soppressione del sistema immunitario (Strain J.J., 2019).

Lo stress, quindi ha effetti importanti sul Sistema Nervoso Centrale e nella biologia del Disturbo dell’adattamento.

L’intervento terapeutico

La maggior parte della popolazione è esposta regolarmente a eventi di natura stressante nel corso della vita ed è in grado di fronteggiarli.
Alcuni individui però potrebbero sviluppare vari disturbi associati allo stress.  

Il disturbo dell’adattamento è considerato un disturbo sotto-soglia in quanto i sintomi subiscono in genere una remissione spontanea entro 6 mesi.
Tuttavia, quando questo non si verifica sarebbe utile ricorrere a un intervento di Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) per apprendere nuove modalità funzionali di risposta agli eventi stressanti, rafforzare le proprie abilità di adattamento e aumentare le abilità di coping.
Il supporto psicologico è necessario anche per prevenire la comparsa di altri disturbi associati, come il disturbo depressivo, promuovendo un atteggiamento volto all’accettazione dell’evento che si è verificato.

Il trattamento potrebbe essere associato a una terapia di tipo farmacologico, impiegando sia farmaci di natura ansiolitica, come le benzodiazepine (BDZ), sia farmaci di natura antidepressiva come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e i triciclici (TCA), sotto prescrizione medica.

Contatti

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Bibliografia

American Psychiatric Association – APA. (2013). Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. (DSM-5). Edizione italiana a cura di Massimo Bioni, Raffaello Cortina Editore.

Carati M.A., Dell’Erba G.L. (2014). I disturbi dell’adattamento: un modello di concettualizzazione. Cognitivismo clinico; 11,2, 207-226.

Glaesmer H., Romppel M., Brähler E., Hinz A., Maercker A. (2015).  Adjustment disorder as proposed for ICD-11: Dimensionality and symptom differentiation. Psychiatry Research; 229:940–948.

Maercker A., Einsle F., Köllner V. (2007). Adjustment disorders as stress response syndromes: a new diagnostic concept and its exploration in a medical sample. Psychopathology; 40(3):135–146.

O’ Donnell M.L., Agathos J.A., Metcalf O., Gibson K., Lau W. (2019). Adjustment Disorder: Current Developments and Future Directions. International Journal of Environmental Research and  Public Health; 16(14): 2537.

Strain J.J. (2019). The Adjustment Disorder Diagnosis, Its Importance to Liaison Psychiatry, and its Psychobiology. International Journal of Environmental Research and  Public Health; 16(23): 4645.

Zelviene P., Kazlauskas E. (2018). Adjustment disorder: current perspectives. Neuropsychiatric Disease and Treatment; 14: 375–381.