Il linguaggio nei bambini con autismo non può essere descritto in maniera univoca ed universale: esso infatti possiede diverse sfaccettature, potendo manifestarsi come assente, povero o eccessivo.
Tuttavia, per parlare delle difficoltà di linguaggio nell’autismo, occorre distinguere due condizioni:

  • Autismo verbale
  • Autismo non verbale

La differenza tra queste due macro-categorie consiste nella capacità del bambino di esprimere o meno i suoi pensieri, i suoi bisogni o le sue richieste attraverso il linguaggio.

Dai numerosi studi effettuati, è emerso che, in alcuni casi, i bambini con autismo sono caratterizzati da un ritardo del linguaggio precoce, caratteristica che sembra essere comune a tutti i disturbi dello spettro, seppure con modalità di esordio diverse.[1]

In altri casi, soprattutto di autismo ad alto funzionamento, la condizione può inizialmente passare inosservata. Il bambino può anche adeguarsi bene al contesto familiare, dove è circondato da persone che conosce e che comprendono e soddisfano le sue esigenze. [2]

Nel caso dell’autismo non verbale il bambino può comunicare utilizzando gesti, ma ha notevoli difficoltà nell’utilizzo del linguaggio.
Inoltre, la comunicazione non-verbale dei bambini con autismo può mostrare atipie, quali:

  • scarsa capacità di rispondere alle iniziative dell’altro e di attivarne l’attenzione verso un oggetto/evento,
  • scarsa frequenza nell’uso di gesti e scarsa integrazione gesto-sguardo,
  • difficoltà nel condividere espressioni affettive.

Questi aspetti comunicativo-linguistici sono quelli che maggiormente differenziano la popolazione dei bambini con autismo da quella dei bambini con altri disturbi dello sviluppo (ad esempio Sindrome di Down, disturbi del linguaggio), di pari età cronologica e mentale e con il medesimo livello di sviluppo linguistico[3].

Nell’autismo verbale il linguaggio è presente, ma ci possono essere delle difficoltà nella produzione.
Il bambino con autismo verbale comunica, ma in modo poco funzionale.
In questo caso, l’eloquio presenta numerose stereotipie verbali, ecolalie, ripetizioni, prosodia alterata, alterazioni fonetico-fonologiche o difficoltà articolatorie.

Dagli studi classici sull’autismo, il deficit linguistico tipico di quei bambini che hanno acquisito il linguaggio sembra essere caratterizzato da un adeguato sviluppo della fonologia e della sintassi e da un deficit a livello della semantica e della pragmatica[4].

Secondo Bartolucci e Pierce [5], le abilità fonologiche dei bambini con autismo che sviluppano il linguaggio sono relativamente preservate, anche se lo sviluppo articolatorio è rallentato.
Solitamente i bambini autistici non hanno problemi con l’articolazione dei suoni, ma ve ne sono alcuni che presentano disprassia verbale o impaccio dei movimenti oro-motori.

La disprassia associata all’autismo

La disprassia verbale è un’alterazione nell’utilizzo delle strutture motorie per la codifica di un suono o una parola causata da un disordine della programmazione dei segmenti linguistici.

Un bambino con disprassia è in grado di produrre i suoni isolati ma ha difficoltà a metterli in sequenza per produrre una parola.

La prosodia nell’autismo

La prosodia, cioè l’insieme delle caratteristiche soprasegmentali del parlato (variazione della durata, ampiezza, frequenza fondamentale dei suoni linguistici), gioca un ruolo importante nella comunicazione.
In letteratura sono stati usati molti aggettivi per descrivere la prosodia degli autistici: inespressiva, cantilenante, robotica, bizzarra, ecc.[6]

Hubbard et al.[7] trovano che gli autistici producano una grande varietà di tratti prosodici e quindi, nei disturbi dello spettro, anche la prosodia varia in maniera considerevole.
In genere prevale la descrizione di una qualità della voce monotona e di un’integrazione prosodica spesso assente nelle costruzioni frasali.

Ecolalia e autismo

L’ecolalia, cioè la ripetizione con la stessa intonazione, di parole o frasi pronunciate da qualcun altro, è uno dei sintomi più classici dell’autismo[8] e rappresenta in alcuni casi una più generale “strategia di compenso”.

Quest’ultima invece di essere una stereotipia vocale o un’autostimolazione, talora è funzionale e permette al bambino di formulare richieste, di autoconsolarsi, di partecipare a routine sociali.

Tra le ipotesi più accreditate è rilevante quella che afferma che si tratti di un sistema per “prendere più tempo” per elaborare informazioni linguistiche e comprendere meglio ciò che è stato detto[9].

Il trattamento dei disturbi di linguaggio nell’autismo

Come migliorare queste condizioni?

Per stimolare il corretto sviluppo linguistico si possono intraprendere dei percorsi terapeutici costruiti sulle capacità del bambino con la cooperazione dei vari clinici, quali, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricità, psicologi, educatori e altre figure professionali.

Tutti insieme cooperano per degli obiettivi comuni, quali:

  • supportare la comunicazione a livello sociale,
  • migliorare e promuovere la comprensione,
  • inserire strumenti per migliorare e promuovere la comunicazione.[10]

Nel caso dell’autismo non verbale e, quindi, di un’assenza di linguaggio e/o di intenzionalità comunicativa, bisogna innanzitutto incrementare l’interesse del bambino verso l’ambiente.
Si lavora sulla comprensione e sulle abilità che precedono lo sviluppo del linguaggio. Il trattamento è centrato quindi sulla stimolazione dei gesti, sull’attenzione congiunta, sul gioco simbolico e sull’imitazione di gesti e dei primi suoni.
Le attività vengono svolte in contesto ludico, utilizzando giochi che siano per lui interessanti e motivanti.[11]

Se il bambino presenta problematiche maggiori nel linguaggio ed è “non verbale”, il terapista potrebbe introdurre strategie comunicative alternative che rientrano nella Comunicazione Aumentativa Alternativa – CAA.

Nel bambino con autismo verbale, se il linguaggio è alterato da disprassia o disturbo fonetico-fonologico, si lavora sull’impostazione dei fonemi e sul loro corretto utilizzo.
Attraverso il gioco, disegno, racconti e altri materiali accattivanti, si lavorerà sull’articolazione delle parole, delle frasi con il corretto posizionamento delle strutture oro-bucco-facciali.

In contemporanea, si procederà anche su un lavoro sulle competenze comunicative come il contatto oculare, l’imitazione, la comprensione della comunicazione non verbale.

Dove trattare i disturbi del linguaggio nell’autismo


Biografia

[1] American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders. IV edn. Washington 1994

[2] Il linguaggio nell’autistico, tratto da https://www.igeacps.it/il-linguaggio-nellautistico/, aprile 2021

[3] Mastrogiuseppe et al., Gestural communication in children with autism spectrum disorders during mother-child interaction, 2015

[4] Tager-Flusberg H., A psycholinguistic perspective on language development in the autistic child. In: G. Dawson (ed.). Autism: Nature, diagnosis and treatment. New York: Guilford Press 1989, pp. 92-118

[5] Bartolucci G, Pierce S. A preliminary comparison of phonological development in autistic, normal, and mentally retarded subjects. Br J Dis Commun 1977;12:137-47

[6]  Baltaxe CAM, Simmons JQ. Prosodic development in normal and autistic children. In: Schopler E, Mesibov GB (eds). Communication problems in autism. New York: Plenum Press 1985, pp. 95-125

[7] Hubbard K, Trauner DA. Intonation and emotion in autistic spectrum disorders. J Psychol Res 2007;36:159-73

[8] L. Pfanner, R. Tancredi, M. Marcheschi,  Comunicazione e linguaggio nei disturbi pervasivi dello sviluppo, IRCCS Stella Maris, Università di Pisa, 2008

[9]  Prizant BM. Language acquisition and communicative behavior in autism: toward an understanding of the whole of it. J Speech Hear Dis 1983;48:296-307

[10] Il linguaggio nell’autistico, tratto da https://www.igeacps.it/il-linguaggio-nellautistico/, aprile 2021

[11]Oltre l’autismo: il linguaggio e le tecniche per potenziare le abilità di comunicazione, tratto da http://www.tieniamente.it/2020/06/autismo-linguaggio-comunicazione-tecniche/, aprile 2021