Molti genitori lamentano spesso il problema dei figli che non dormono e nella pratica specialistica questo si evidenzia come un disturbo diffuso nelle famiglie con bambini piccoli e non solo.

Non sono poco frequenti i casi di figli che dormono con i genitori fino all’adolescenza. O meglio con un genitore mentre l’altro si ritira nel letto del figlio, non solo come reazione episodica a uno stress ma come abitudine ormai radicata. Ciò emerge sempre come un segreto perché il figlio non vuole essere tradito. Questa situazione è spesso la ciliegina su una torta di difficoltà già gravi.

Le difficoltà del sonno sono spesso accompagnate da cattive abitudini, lasciate crescere e mal gestite dai genitori in nome della stanchezza e della paura di traumatizzare i figli, facendo sorgere così problemi davvero difficili da risolvere.

 

Il sonno

Il sonno è un fenomeno fisiologico importante della nostra vita che occupa una grande porzione di tempo della giornata, in misura maggiore nel neonato, via via di meno durante la crescita e l’età adulta fino a ridursi nella vecchiaia a una durata più limitata rispetto alla veglia.
Corpo e mente nel sonno si ritemprano dalle fatiche quotidiane e si preparano ai nuovi impegni della giornata.

Durante il primo anno di vita, il neonato (ma anche il feto negli ultimi mesi di vita intrauterina) avvicenda fasi di sonno e di veglia di breve durata, fasi che si raggruppano e portano il bambino a un periodo di sonno notturno più lungo e alcuni periodi di sonno diurno più brevi.
Durante il secondo e terzo anno di vita, il sonno diurno si riduce al solo pomeriggio e dai quattro anni in poi di solito scompare.

 

Sonno e sviluppo psichico

Il primo anno di vita può essere segnato da problemi di sonno dei genitori, più che dei bimbi; sono loro che spesso non riescono ad adattarsi ai ritmi degli adulti. È dal secondo anno che possono cominciare i problemi per il bambino, perché il sonno non è più uno stato in cui si cade per stanchezza, ma diventa come un mondo diverso da quello della veglia.

Il bambino sta appena cominciando a conoscere il mondo e il passaggio fra i due stati non è così facile, lo affronta a volte con paure ed ansie, proprio come il passaggio dal mondo familiare conosciuto al mondo esterno popolato di estranei e richiede una certa maturità e una base sicura a cui restare collegati e a cui poter tornare.

Come in ogni fase di crescita il bambino deve essere accompagnato ad affrontare la nuova esperienza e incamerarla nel suo apprendimento. Se prematura o non sufficientemente gestita può diventare un’esperienza traumatica. Anche il passaggio dalla veglia al sonno si presenta con la stessa delicatezza e i genitori devono aiutare il bambino ad affrontare il passaggio dal mondo conosciuto e controllato per avventurarsi nel mondo sconosciuto.

 

Come?

Per il primo anno di vita, o almeno per i primi sei mesi, è bene che i bimbi dormano nella stessa stanza dei genitori; questo aiuta la gestione delle poppate notturne e previene la SIDS (sindrome della morte in culla). È consigliabile posizionare la culla o il lettino nella camera matrimoniale, in modo da avere il bimbo sempre vicino a sé.

Poi è bene coltivare l’abitudine della nanna che deve cominciare di giorno: è bene stimolare i piccoli con attività a loro misura: parlare, cantare e giocare con loro.
Bisogna stare attenti a non sovra-eccitare i bambini, per non allontanarli dalle loro certezze e dalle loro conferme.

Avviene poi il passo più importante: stabilire una routine che accompagni il bimbo al sonno. Si può fare il bagnetto, cantare, ascoltare musica tranquilla, leggere una storia, fare le coccole. Il bambino assocerà pian piano queste attività alle quiete e al riposo e si predisporrà al suono notturno. I neonati hanno bisogno del contatto fisico e spesso si addormentano in braccio. Se sono rilassati e stanno per addormentarsi si può provare ad adagiarli nella culla o nel lettino e stando loro accanto, lasciare che si addormentino.

Non è facile per i piccoli dormire nel lettino, è importante che sentano la presenza dei genitori, anche a turno, pronti a coccolarli e rassicurarli, ad accarezzarli e a sussurrargli parole di incoraggiamento; il tutto sarà preceduto da una diminuzione dell’attività, da rituali di separazione tranquillanti che avvicinino al momento dell’andare a letto: lavarsi i denti, mettere il pigiama, raccontare ai bambini una breve fiaba stando accanto al bambino non nel suo lettino.

Anche il ciuccio può essere un valido alleato: oltre al rilassamento che provoca nei bambini, contrasta, insieme alla posizione a pancia in su nella culla, il rischio di SIDS.

Può capitare che i bambini durante la notte piangano, si muovano o si agitino. Sebbene le mamme tendano a svegliarsi al minimo rumore, non sempre è necessario alzarsi per intervenire; è consigliabile aspettare qualche secondo, ascoltare cosa sta succedendo e aspettare che la situazione torni a tranquillizzarsi da sola.

Infine, se il bambino ha bisogno di mangiare o di accudimenti particolari durante la notte, è bene comunque ricordargli che è notte. Per farlo, è consigliabile parlare piano, utilizzare luci soffuse, fare il minimo rumore possibile.