Nel nostro paese, ma più in generale in tutte le nazioni industrializzate, i disturbi del sonno affliggono circa un terzo dei bambini, soprattutto della prima e della seconda infanzia e, di conseguenza, anche un terzo degli adulti.

Negli ultimi vent’anni il fenomeno è stato in netto e costante aumento, probabilmente a causa delle discrepanze che si sono venute a creare tra le esigenze organizzative della giornata di un bambino soggetto agli attuali ritmi di vita frenetici e quello che in realtà dovrebbe essere il ritmo sonno veglia di un bambino al quale viene permesso di vivere uno stile di vita più naturale e consono alle sue esigenze reali.

I disturbi del sonno, se particolarmente intensi e mal gestiti, possono avere effetti negativi sullo sviluppo cognitivo, sull’umore, sulla capacità di attenzione e di concentrazione e sul comportamento del bambino, quindi sulla qualità della sua vita e di quella di tutta la famiglia.

I disturbi del sonno vengono attualmente classificati in otto categorie:

  • Parasonnie come i terrori notturni, l’enuresi notturna, ecc.
  • Ipersonnie, cioè sonno molto profondo e tendenza a dormire molto a lungo
  • Insonnie vere e proprie (per problemi comportamentali del bambino estremamente agitato, per problemi prettamente clinici come intolleranze alimentari, otiti, infezioni delle vie urinarie, problemi respiratori, ecc.)
  • Disturbi respiratori durante il sonno come russamento o apnee notturne importanti
  • Disturbi del ritmo circadiano con sonnolenza nelle ore diurne e ipereccitabilità serale e notturna
  • I disturbi del movimento durante il sonno come dondolii, sonnambulismo, ecc.
  • Disturbi solo occasionali non ben definiti e inquadrabili
  • Tutto quello che non rientra tra quanto elencato

 

Disturbi del sonno nei bambini: dissonnie e parasonnie

Il sonno ha varie fasi:

  • L’addormentamento è la fase di distacco dalla veglia cosciente e può comportare difficoltà e problemi vari. L’insonnia è l’impossibilità di addormentarsi.
  • Lo stato di sonno vero e proprio comprende varie altre fasi fra cui particolarmente conosciuta è la fase di sonno rem che corrisponde allo stato in cui si sogna.
    Anche lo stato di sonno può presentare difficoltà, che possono portare o meno al risveglio precoce e vanno sotto il nome di parasonnie, quali i terrori notturni, il parlare e agitarsi nel sonno fino al sonnambulismo, che tipicamente avvengono in fase di sonno non rem, cioè non corrispondono ai sogni.

Disturbi dell’addormentamento

I disturbi cronici dell’addormentamento sono i disturbi più frequenti e costituiscono talora un notevole problema per i genitori: il bambino non si addormenta alle ore e con le modalità richieste, non accetta di stare in un letto e in una camera separati, spesso crolla per il sonno ma al primo risveglio notturno migra nel letto dei genitori e resiste strenuamente ai tentativi spesso disperati di questi ultimi, rifiuta di imparare e di crescere, attaccandosi strenuamente all’abitudine precedente.

Le cause possono essere essenzialmente di due tipi:

  • Educativa ed ambientale
    L’ambiente non dà eccessiva importanza a regole educative e limiti e segue la via più semplice e meno conflittuale di lasciare che il bambino faccia come vuole
  • Individuale
    Il bambino non ha maturato una sicurezza sufficiente per affrontare la fase di separazione

Di solito i due aspetti sono variamente mescolati.

Dissonnie

Sono alterazioni della ‘quantità’ del sonno, o per difficoltà nell’addormentamento o per risvegli frequenti o per risvegli mattutini troppo precoci. Sono dovute generalmente ad abitudini non adeguate e a difficoltà educative. La modifica delle abitudini e il miglioramento delle regole educative (non così facile però da ottenere) sono di solito sufficienti a risolvere il problema quando questo è semplice.

A volte però vi sono anche altre difficoltà comportamentali o sociali, come ad esempio la difficoltà di separazione che può arrivare fino alla fobia scolare o sociale – in cui il bambino non riesce più ad andare a scuola e a frequentare attività sociali e sportive della sua età e si trova a suo agio solo a casa e in compagnia dei familiari più stretti. In questi casi è spesso necessario un intervento specifico di specialisti.

 

Parasonnie

Sono alterazioni della ‘qualità’ del sonno. Il soggetto non interrompe lo stato di sonno, ma manifesta comportamenti non presenti normalmente nel sonno: parla, grida, si agita, addirittura si alza e cammina ma non si risveglia e il giorno dopo non ricorda l’accaduto. Alcuni problemi del sonno possono essere legati a: incubi, terrori notturni, sonnambulismo, che vanno sotto il nome tecnico di “parasonnie”.

Sono distinti dai sogni, oltre che perché questi normalmente non si manifestano all’esterno come invece i primi, cioè non escono dai limiti del sonno, ma anche perché avvengono in una fase di sonno diversa da quella REM tipica del sogno. Sono manifestazioni di contenuti emotivi poco “digeriti” che riemergono durante il sonno. Non rivestono in sé particolare significato patologico ma spesso, esplorando la situazione psicologica individuale e familiare, si trovano elementi di inquietudine o preoccupazioni non espresse o disfunzioni dell’organizzazione familiare e può essere utile focalizzarsi su queste e migliorarle.

 

Effetti dei disturbi del sonno

La quantità e la qualità del sonno, oltre che essere segno degli aspetti educativi e di contenimento psichico ambientali, si rispecchiano nel benessere quotidiano dei bambini o viceversa la loro insufficienza si riflette in altre difficoltà della vita diurna. Una di queste è l’iperattività e la difficoltà di attenzione che di questi tempi produce problemi crescenti nelle scuole. La carenza di sonno è una delle possibili cause di questo quadro clinico, che in passato veniva chiamato Sindrome Ipercinetica e oggi viene denominato ADHD, e troppo spesso attribuito a cause organiche e curato, specie in America, con psicostimolanti derivati o simili all’amfetamina. Spesso il miglioramento del sonno e delle regole educative diminuisce i disturbi diurni senza rischi e effetti collaterali.

Le abitudini, tipo dormire regolarmente nel lettone con un genitore, in età sopra i cinque, sei anni o addirittura nell’adolescenza, sono spesso legate a problemi anche nel mondo diurno, scolastici o comportamentali, causa ed effetto insieme di una confusione di ruoli e spazi che nell’adolescenza è particolarmente dannosa.

 

I rimedi

Come abbiamo visto i disturbi cronici del sonno dei bambini dipendono in gran parte da aspetti ambientali: educativi e di organizzazione familiare che si riflettono sul senso di sicurezza dei bambini e sulla loro maturazione psicoaffettiva. Non sono sintomi o malattie ma cattive abitudini o segni di inquietudini legate ad organizzazioni ambientali non sufficientemente adeguate alla crescita dei bambini.

I rimedi sono nel miglioramento dell’organizzazione familiare e delle modalità educative: qualche volta richiedono anche la consulenza di esperti come neuropsichiatri infantili o psicologi dell’infanzia, oltre ovviamente ai pediatri che abbiano particolare esperienza ed attenzione ai problemi comportamentali dei bambini. Quando le situazioni sia del bambino che familiari sono più complesse e ai disturbi del sonno si associano disturbi nella vita diurna, può essere indicato un approfondimento e un intervento di consulenza o terapia familiare e psicoterapia individuale. Normalmente c’è poco posto per gli psicofarmaci, assolutamente controindicati nei bambini anche per gli effetti ancora poco conosciuti sul loro cervello in via di sviluppo, mentre camomille e simili possono essere usate, anche come effetto placebo innocuo legato ai rituali di addormentamento.