di Claudia Falcone


Il sonno nelle diverse fasce d’età

I ritmi sonno-veglia subiscono importanti cambiamenti nell’arco della vita, soprattutto nella prima infanzia.
Queste modificazioni coinvolgono sia la quantità che la qualità del sonno.
Dal punto di vista quantitativo il sonno ha più importanza nell’infanzia che nell’età adulta, i neonati dormono anche fino a 18/20 ore al giorno.
Anche dal punto di vista qualitativo il sonno subisce importanti variazioni, infatti a partire dall’età neonatale la quota di sonno REM (Rapid Eye Movement) va sempre più riducendosi, un neonato passa circa il 50% del sonno in fase REM, a differenza degli adulti dove questa percentuale è circa il 20% (Cordelli, 1997).

Un’altra fondamentale differenza riguarda il sonno, che è monofasico negli adulti, ossia è concentrato in un’unica fase durante la notte; mentre risulta polifasico nei neonati, cioè ugualmente distribuito nell’arco delle 24 ore.
Il bambino, infatti, non conosce la differenza fra giorno e notte, il suo ritmo è indipendente dall’ambiente e regolato solamente dai bisogni interni legati alla fame e alla sete.
A partire da circa i 6 mesi di vita i ritmi sonno-veglia del bambino si modificano gradualmente, il bambino si adatta ai ritmi esterni e delle abitudini regolari lo aiutano a sincronizzare il ritmo endogeno con quello esterno e a concentrare il sonno nelle ore notturne.

È importante dire che il sonno è una condizione che si apprende nei primi mesi di vita e il ruolo dei genitori risulta di fondamentale importanza per questo tipo di apprendimento

Bruni, 2010

L’insonnia in età evolutiva, sintomi e diagnosi

I disturbi del sonno-veglia comprendono un eterogeneo gruppo di disturbi.
Tra questi l’insonnia è definita come un’importante insoddisfazione riguardo la quantità o la qualità del sonno che può manifestarsi con:

  • difficoltà a iniziare il sonno,
  • difficoltà a mantenere il sonno (frequenti risvegli e difficoltà a riaddormentarsi)
  • risvegli precoci al mattino con incapacità di riaddormentarsi (APA, 2014).

I disturbi del sonno in età pediatrica costituiscono uno dei più frequenti motivi di consultazione dei medici da parte dei genitori e circa il 30% dei bambini ne soffre.
La parasonnia (25%) e l’insonnia (20-30%) costituiscono i disturbi più frequenti, a differenza di altri disturbi come quelli respiratori (2-3%) o del ritmo circadiano (7%), che hanno un’incidenza inferiore (Bruni, 2015).

L’insonnia in età evolutiva è, quindi, un disturbo invalidante, che può portare a ripercussioni negative sul bambino e su tutto l’ambiente famigliare.
Varie sono le cause che possono causare il disturbo, tra queste si ricordano i fattori:

  • temperamentali,
  • ambientali,
  • genetici,
  • fisiologici.

Anche i fattori comportamentali, ossia comportamenti disfunzionali ripetuti, possono modificare e mantenere il disturbo di insonnia (APA, 2014).
Essi riguardano la cosiddetta igiene del sonno, ossia l’insieme di comportamenti e abitudini che costituiscono delle buone pratiche di riposo.
Nell’età evolutiva questi comportamenti sono messi in atto dai genitori o da chi si prende cura del bambino.

Quindi secondo il DSM-5 (Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali) i criteri diagnostici del disturbo d’insonnia in età evolutiva sono (APA, 2014):

  • Predominante insoddisfazione riguardo la quantità o la qualità del sonno associata a uno, o più dei seguenti sintomi:
    1. Difficoltà a iniziare il sonno senza l’intervento della persona che se ne prende cura
    2. Frequenti risvegli o problemi a riaddormentarsi dopo essersi svegliati
    3. Risveglio precoce al mattino con incapacità di riaddormentarsi
  • Disagio o compromissione in ambito sociale o scolastico
  • La difficoltà del sonno si verifica nonostante adeguate condizioni per dormire e almeno 3 volte a settimana, per almeno 3 mesi
  • L’insonnia non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza ad altri disturbi mentali o condizioni mediche.

I quadri clinici di insonnia in età evolutiva

Possiamo distinguere, parlando di età evolutiva, tre principali fasce d’età in cui l’insonnia si presenta con caratteristiche specifiche:

Primo anno di vita:

  1. Disturbi di inizio del sonno per associazione:
    in questa condizione il bambino impara ad addormentarsi in certe condizioni e deve ripristinare le stesse condizioni per potersi riaddormentare. Perciò l’insonnia si manifesta se non si presentano le stesse situazioni dell’addormentamento;
  2. Sindrome da eccessiva assunzione di cibo e bevande durante la notte:
    l’associazione che si produce con gli alimenti può determinare un apprendimento alimentare errato, per cui l’addormentamento avviene solo in associazione ad un’eccessiva quantità di liquidi o di alimenti;
  3. Coliche dei primi mesi di vita;
  4. Insonnia da allergia alle proteine del latte.

Da 1 anno all’età scolare:

  1. Disturbi da mancata identificazione del limite:
    si manifesta in età prescolare e scolare, con il rifiuto da parte del bambino di andare a dormire autonomamente a un orario prestabilito, e quando si sveglia la notte non vuole rimanere nel proprio letto.
    È caratterizzato da una difficoltà da parte dei genitori di stabilire delle regole al momento dell’addormentamento e farle rispettare.
  2. Paure dell’addormentamento e incubi notturni.

Preadolescenza e adolescenza:

  1. Igiene del sonno inadeguata:
    la crescita si accompagna a una serie di cambiamenti, tra cui le modificazioni in ambito sociale, le pressioni scolastiche, l’utilizzo di apparecchi elettronici (smartphone, tablet etc.), l’appartenenza a un gruppo e il consumo di sostanze eccitanti (es. caffè).
    Queste condizioni comportano profondi mutamenti nelle abitudini sia diurne che notturne e possono influire negativamente sul sonno.

Trattamento

Diversi studi evidenziano che la Terapia cognitivo comportamentale è la terapia più indicata ed efficace per il trattamento dell’insonnia, e negli ultimi anni la sua validità è stata mostrata anche in modalità virtuale (Dopheide, 2020).
Essa si presenta come l’integrazione di tecniche cognitive e interventi comportamentali e si declina differentemente in base all’età e allo sviluppo del bambino.

Nei bambini più piccoli è necessario considerare le risorse psicologiche dei genitori e le loro credenze rispetto al sonno del bambino, al fine di impostare incisivi Parent Training mirati a produrre cambiamenti sia sul piano cognitivo che sul piano comportamentale (Perlis, 2012).
Gli aspetti cognitivi riguardano la ristrutturazione di alcune credenze genitoriali disfunzionali, rispetto al sonno dei bambini, in modo da incoraggiare il cambiamento dei loro atteggiamenti e comportamenti durante la gestione del sonno dei figli (Devoto, 2016).
Gli aspetti comportamentali riguardano la messa in atto di tecniche che hanno come obiettivo l’eliminazione graduale delle associazioni errate, che non aiutano il sonno del bambino e la promozione di comportamenti più adeguati.

Le norme di igiene del sonno rientrano tra le tecniche comportamentali e risultano molto efficaci nel trattamento dell’insonnia.
L’educazione all’igiene del sonno ha l’obiettivo di informare il genitore sui comportamenti che caratterizzano lo stile di vita o i fattori ambientali che possono interferire con il sonno o promuoverlo (Bruni, 2010).

Infine, è importante menzionare anche il trattamento farmacologico, che rappresenta una valida possibilità per i casi più gravi, che non rispondo ai trattamenti cognitivo comportamentali.

Dove trattare l’insonnia in età evolutiva:

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

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Bibliografia:

APA (2014) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quinta edizione DSM 5, Raffaello Cortina Editore.

Bruni O., Angriman M., (2015). L’insonnia in età evolutiva. Insomnia in children M&B 34:224-233

Bruni O. (2010). I disturbi del sonno del bambino risvegli notturni ed insonnia nei primi 3 anni di vita. Opuscolo sui disturbi del sonno- Amico perdiatra.it

Cordelli F. (1997). I disturbi del sonno nel bambino. Sleep disorders in children M&B 2, 85-96,1997

Devoto (2016). Il Trattamento cognitivo-comportamentale in età evolutiva. Cognitivismo Clinico (2016) 13, 1, 68-80

Dopheide JA. Insomnia overview: epidemiology, pathophysiology, diagnosis and monitoring, and nonpharmacologic therapy. Am J Manag Care. 2020;26(4 Suppl):S76‐S84. Perlis, M. et.al (2012). Il Trattamento cognitivo-comportamentale dell’ insonnia. Linee guida per la pratica clinica. Milano: Franco Angeli.