di Aida Andrisani


Che cos’è?

La Sindrome della Capanna è una condizione di malessere psicologico che può manifestarsi quando una persona, in seguito a un periodo di lunga clausura e isolamento, si appresta a tornare a interagire con gli altri e il mondo.
Dovrebbe configurarsi come un disagio temporaneo, che tende a affievolirsi con il passare delle settimane.

Non esistono, ancora, riferimenti clinici o studi scientifici su questa sindrome tali da caratterizzarla come una vera e propria patologia.

Si è iniziato a parlarne di questa condizione psicologica, in termini divulgativi, a partire dalla fine del primo lockdown italiano nel maggio 2020.

A seguito dei due mesi di confinamento domestico, prescritto come forma di contenimento dei contagi da Covid 19, molte persone hanno iniziato a sviluppare una serie di difficoltà (es. ansia, irritabilità, frustrazione, ecc.) legate alla necessità e possibilità di ricominciare a uscire di casa e riprendere le normali attività di vita quotidiana. Il fenomeno è stato così diffuso da ricevere l’attenzione dei media e degli addetti ai lavori della salute mentale a livello nazionale e internazionale (Gaita, 2020).

Tuttavia, non si tratta di un fenomeno del tutto nuovo.
Tale condizione, ad esempio, si ritiene essere già nota in quei paesi nordici dell’Europa e dell’America dove le persone, a causa delle rigide condizioni climatiche invernali, sono costrette a restare a casa, isolati, per lunghi periodi.
In primavera, farebbero fatica a uscire da quello che è una specie di letargo, ad abbandonare le loro case-rifugio.

Molti hanno associato la Sindrome della Capanna a un’altra nota condizione psicologica: la Cabin fever, che letteralmente significa febbre da cabina, tradotta come “Sindrome del prigioniero”.

In realtà quest’ultima descriverebbe meglio lo stato d’animo di disagio e le difficoltà, che le persone hanno incontrato nei momenti in cui erano sottoposti alle misure di confinamento domestico e isolamento sociale all’inizio del periodo di lockdown (Estacio, Lumibao, Reyes, & Avila, 2020).
Descrive la difficoltà a doversi improvvisamente adattare all’idea che di non poter uscire di casa, non poter vedere amici e parenti, non poter fare le cose che normalmente si facevano fino a quel momento.
Tutto ciò a causa di un nemico invisibile e pericoloso.

In entrambi i casi si fa riferimento a una sintomatologia aspecifica, di malessere, ansia, angoscia e demotivazione.
Tuttavia, la Sindrome della Capanna si configura come un disagio correlato al dover abbandonare le mura domestiche, all’interno delle quali si era trovato rifugio e protezione, per ricominciare a vivere come prima.

Cause e sintomi

Tra le cause ci sono la paura del mondo esterno, del contagio per sé e i propri cari e delle conseguenze della malattia sulla salute.
Inoltre, sembra essere presente una sorta di timore legato al pensiero di non riuscire ad adattarsi alle nuove regole di convivenza sociale e scoprire che all’esterno troppo è cambiato.

Temere di affrontare qualcosa che si conosce molto bene, perché forse diverso da come ce lo ricordiamo, provoca un inevitabile senso di inadeguatezza.

Sicuramente tra le persone più a rischio ci sono coloro che hanno già sperimentato, o soffrono di una sintomatologia ansiosa, fobica o di altri problemi psichiatrici.

Ma non solo.
Chiunque, in seguito all’eccezionalità dell’evento, potrebbe ritrovarsi a sperimentare tale disagio, sia coloro che si sono sentiti a loro agio e protetti chiusi tra le mura domestiche, sia coloro che hanno vissuto con insofferenza il confinamento.

Le manifestazioni tipiche correlate alla Sindrome della Capanna sono:

  • Ansia e senso di insicurezza
  • Tristezza, angoscia, demotivazione
  • Mancanza di energia e di entusiasmo
  • Letargia, difficoltà nei movimenti e dolori muscolari
  • Senso di solitudine, percezione di essere senza speranza
  • Sentimento di non appartenenza alla società, senso di inadeguatezza
  • Sfiducia nel prossimo

Cosa si può fare per stare meglio?

Uno dei modi per contrastare la Sindrome della Capanna consiste, prima di tutto, nel considerarla una risposta a una serie di eventi eccezionali e collettivi a cui non eravamo preparati e che non potevamo prevedere, come le emozioni e i pensieri che ne sono seguiti.

Diminuire la propria esposizione a notizie e aggiornamenti continui sulla situazione pandemica, così come uscire per compiere piccole commissioni piacevoli in luoghi non troppo affollati, possono essere alcuni dei modi per attenuare il senso di allerta relativo alle possibilità di contagio.

Tuttavia, se le difficoltà e il disagio che ne deriva gravano su di noi per un periodo di tempo troppo lungo, compromettendo la ripresa delle normali attività quotidiane e i rapporti umani, è necessario rivolgersi a un professionista psicologo.

Chiedere aiuto, manifestare e parlare delle proprie paure e pensieri, è un modo per iniziare ad affrontare il problema ed evitare che si cronicizzi.

Contatti

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Bibliografia

Estacio, R., Lumibao, D., Reyes, E., & Avila, M. (2020). Gender Difference in Self-reported Symptoms of Cabin Fever among Quezon City University Students during the Covid19 Pandemic. International Journal of Scientific and Research Publications, p. 848-860.

Gaita, L. (2020, Maggio 9). Coronavirus, dopo il lockdown la sindrome della capanna e quella paura di uscire. Tratto da Il Fatto Quotidiano: https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/09/coronavirus-dopo-il-lockdown-la-sindrome-della-capanna-e-quella-paura-di-uscire/5796117/

Sindrome della capanna: cos’è e come affrontarla. (2020, Maggio 27). Tratto da Giunti Psycometrics: https://www.giuntipsy.it/informazioni/notizie/sindrome-della-capanna-cos-e-e-come-affrontarla