Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale

Costruita sulla ricerca, la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale è un prodotto cumulativo, non definito da un corpus canonico e statico di conoscenze teoriche e pratiche, ma da una scelta metodologica che si sostanzia in un costante riferimento al metodo sperimentale e una continua osmosi con le nuove acquisizioni delle discipline che vengono ad intersecarla (Goldfried e Davison, 1976).

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Storia della psicoterapia cognitivo-comportamentale

La terapia del comportamento affonda le sue radici negli anni ’50, in questa si identifica la prima onda di interventi costituiti da tecniche basate sul condizionamento classico e operante. In America nei primi anni ’60, ai principi del condizionamento si aggiungono teorizzazioni e tecniche che interessano la cognizione umana, avviando la definizione degli interventi che si sostanziano nella seconda onda.

Oltre al comportamento diventano rilevanti le cognizioni umane, con particolare riferimento ai contenuti dei fenomeni psicologici ritenuti problematici. La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale è nel tempo diventata uno degli orientamenti maggiormente studiati (Empirically Supported Therapies – EST) in tutto il mondo ed è approvata dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE) come metodo di trattamento indicato per numerosi disturbi (Pilkonis et al., 1997).

Negli ultimi anni, questa ha ulteriormente ampliato il proprio focus avviando la terza generazione (terza onda) di psicoterapie. Questi approcci hanno contribuito, a integrare i processi di Mindfulness e Accettazione all’interno di una pratica ritenuta tradizionale, con spostamento dell’attenzione sul contesto e sulla funzione sulla base di una prospettiva filosofica vicina al contestualismo funzionale (Bonnanno, Papa, Lalande, Westphal, e Coifman, 2004).

Quali sono i principi e le caratteristiche fondamentali

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale si basa sul concetto che le risposte comportamentali ed emotive sono fortemente moderate e influenzate da pensieri e credenze relative agli eventi. Il termine cognitivo rimanda al fatto che il trattamento si concentra maggiormente sui processi mentali, non tralasciando anche la componente emotiva e comportamentale. Beck (1976), ad esempio, distingue approcci intellettuali, esperienziali e comportamentali, tutti considerati aspetti importanti della terapia. Come parte dell’approccio intellettuale, i pazienti imparano a identificare i loro pensieri disfunzionali, a testarne la validità e ad elaborare cognizioni più appropriate; l’approccio esperienziale e comportamentale aiuta, invece, i pazienti ad abbandonare le strategie di controllo, ad esporsi alle esperienze per favorire e consolidare i nuovi modi di vedere se stessi e il mondo.

A chi è rivolta

Sulla base di modelli e strategie psicoterapiche sottoposte a metodi di verifica scientifica (Nathan Thoma et al., 2015), come approccio integrato e modulare, la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, individuale e in setting di gruppo, mira alla riduzione del sintomo, attraverso l’incremento del funzionamento del soggetto. Nel processo di cambiamento, il paziente collabora attivamente con il terapeuta (empirismo collaborativo) per l’implementazione di azioni in linea con protocolli sottoposti a validazione e pertanto ritenuti efficaci. Il ricorso alle tecniche cognitive e comportamentali è, infatti, particolarmente indicato in un vasto range di condizioni psicopatologiche come (Hayes et al. 2006):

  • Ansia, attacchi di panico e fobie
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Disturbi del comportamento alimentare
  • Forme di stress post-traumatico
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi di personalità
  • Disturbo bipolare e schizofrenia
  • Disfunzioni sessuali
  • Disturbi da dipendenza da alcool, droghe, affettiva, sessuale e da internet
  • Problemi di coppia

Come si svolge la presa in carico

La durata della terapia è strettamente connessa alla gravità del disturbo trattato, pertanto l’intervento può prevedere dalle 6/8 sedute ad alcuni mesi di trattamento.

La presa in carico prevede le seguenti fasi:

  • Valutazione iniziale (colloqui anamnestici, somministrazione di test psicodiagnostici, ecc.)
  • Restituzione dei dati, condivisione della concettualizzazione e delle ipotesi di intervento con proposta del contratto terapeutico.
  • Intervento terapeutico a cadenza settimanale con riduzione della stessa e incontri di follow-up successivi, fino alla conclusione della terapia.

Bibliografia

Beck A.T., (1976) Cognitive therapy and the emotional disorders. International Universities Press.

Hayes S. C., Luoma J., B. Bond F. W., Masuda Akihiko and Lillis J., (2006) “Acceptance and Commitment Therapy: Model, processes and outcomes”. Psychology Faculty Publications. Paper 101.

Hofmann S. G., Asmundson G. J.G.  (2008). Acceptance and mindfulness-based therapy: New wave or old hat? Clinical Psychology Review 28 1–16.

Goldfried M.R., Davison G.C., (1976) Clinical Behavior Therapy. Holt, Rinehart and Wilson, New York.

Pilkonis P.A., Weisz J., Follette W.,Woody S. (1997) Division 12 taskforce on psychological interventions: Report for 1997.

Thoma N., Pilecki B. and McKay D., (2015). Contemporary Cognitive Behavior Therapy: A Review of Theory, History, and Evidence. Psychodynamic Psychiatry: Vol. 43, No. 3, pp. 423-461.

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