Introduzione alla terapia del dolore

L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) definisce il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata a danno tissutale effettivo o potenziale, o descritta in termini di tale danno”. La definizione sottolinea la natura multidimensionale del dolore con componenti sensoriali, fisiologiche, cognitive, affettive, comportamentali e culturali. Le emozioni, le risposte comportamentali al dolore, le credenze e le attitudini culturali al dolore e il controllo dello stesso, alterano la modalità in cui l’esperienza dolorosa è vissuta modificando la trasmissione dello stimolo spiacevole al cervello.

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I principali tipi di dolore

Vi sono due principali tipi di dolore, nocicettivo e neuropatico. Il primo insorge quando il danno tissutale, somatico o viscerale, attiva specifici recettori del dolore, chiamati nocicettori, che sono sensibili allo stimolo doloroso; il secondo è causato da danni strutturali e disfunzioni delle cellule nervose nel sistema nervoso periferico o centrale (SNC).  Il dolore neuropatico può coesistere insieme al dolore nocicettivo.

Il dolore, inoltre, è classificato in base alla durata: il dolore acuto compare improvvisamente, è percepito subito dopo una lesione, è di intensità severa ma è solitamente di breve durata; il dolore cronico, invece, è continuo o ricorrente e persiste oltre il normale periodo atteso di guarigione. Il dolore cronico può iniziare come dolore acuto e persistere per lunghi periodi o ripresentarsi a causa della persistenza dello stimolo doloroso o dell’aggravamento ripetuto di una lesione.

Visita e terapia antalgica

Una gestione ottimale del dolore inizia con una valutazione accurata e completa e coinvolge il paziente, gli eventuali caregivers ed i professionisti sanitari.

La valutazione iniziale comprende un’anamnesi dettagliata circa la localizzazione, la durata e le caratteristiche del dolore, la diagnosi delle cause, eventuali trattamenti precedentemente utilizzati, nonché la valutazione dell’impatto del dolore sui diversi aspetti di vita del paziente.

Terapia del dolore

Con tale termine si intendono tutti quegli atti farmacologici, interventistici, chirurgici e cognitivo-comportamentali mirati a ridurre o bloccare il dolore.

Le terapie farmacologiche prevedono il ricorso ad analgesici, FANS (antiinfiammatori non steroidei), antidepressivi o antiepiletticianticonvulsivanti e l’uso di oppioidi e cannabinoidi, regolamentato da specifiche norme e linee guida.

Gli interventi non farmacologici, comprendenti la terapia fisica e il trattamento cognitivo-comportamentale, fanno parte di un piano di gestione del dolore integrato e hanno lo scopo di gestire lo stimolo doloroso.

Terapia del dolore oncologico

Il dolore dovuto al cancro può essere acuto, per esempio quando è provocato dalle conseguenze immediate di un intervento, o cronico quando il sintomo tende a persistere per mesi, seppure con notevoli fluttuazioni della sua intensità in relazione all’andamento della malattia e delle cure. Il dolore oncologico può dipendere dalla malattia o anche dai suoi trattamenti. Nel 1996 l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che in presenza di dolore da cancro si deve subito somministrare un farmaco per alleviarlo, secondo una scala a gradini progressivi da risalire a mano a mano che la terapia precedente perde di efficacia. La terapia ha inizio con la somministrazione di un analgesico leggero per passare poi a uno più potente, se e quando sarà necessario. Se il dolore è intenso fin dall’esordio, si somministra subito un analgesico forte, come la morfina.

Esistono poi diversi metodi non farmacologici per il controllo del dolore, che si possono utilizzare da soli o in combinazione con i farmaci analgesici:

  • Radioterapia

  • Elettrostimolazione nervosa per via trans-cutanea (TENS); è un metodo che permette di esercitare una stimolazione elettrica controllata, sulle grandi fibre nervose periferiche al fine di modularne la trasmissione dello stimolo e alleviarne il dolore

  • Agopuntura

  • Interventi psicologici e tecniche di rilassamento comportamentali o cognitive efficaci anche per controllare il dolore

  • Interventi fisici; comprendono alcune tecniche molto semplici che prevedono la stimolazione cutanea attraverso il calore, il freddo, il massaggio, la vibrazione, la pressione, ecc.

  • Attività fisica; il movimento, ove possibile, può evitare la comparsa di dolori osteoarticolari

Terapia del dolore cronico

Nel dolore cronico il sistema nervoso subisce condizionamenti che fanno sì che il dolore persista in modo sproporzionato rispetto al motivo che lo ha provocato: in queste condizioni il dolore perde il suo significato di allarme, la sua utilità di segnale e diventa una malattia vera e propria.

Il dolore cronico è una delle principali cause di disabilità e richiede un adeguato trattamento farmacologico e psicoterapeutico, è necessario quindi rivolgersi a professionisti esperti per indagarne le cause e soprattutto per alleviarne la sintomatologia. Utile anche la Scrambler Therapy, una terapia non invasiva e con risposta immediata di azzeramento del dolore cronico. La terapia risulta efficace anche nei casi di pazienti “farmaco resistenti” o “non responder” ad altre terapie.

Terapia del dolore neuropatico

Il dolore neuropatico deriva da un danno o da una disfunzione del sistema nervoso centrale (encefalo, midollo spinale) o periferico (tronchi nervosi). Una volta instauratosi, tende spesso a cronicizzare e può risultare grave e difficilmente controllabile.

La terapia del dolore neuropatico prevede:

  • Il trattamento specifico del fattore scatenante il danno al sistema nervoso (centrale o periferico), perché può rallentare fortemente (se non addirittura fermare) la progressione della neuropatia di fondo
  • Il trattamento farmacologico del dolore neuropatico stesso, in particolare antidepressivi SSRI, antiepilettici, antidolorifici di tipo oppioide, capsaicina in crema
  • Vari trattamenti fisici (o comunque non farmacologici) dei sintomi, come la fisioterapia, la PENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Percutanea) e la TENS (Stimolazione Elettrica Nervosa Transcutanea).
  • Un trattamento psicologico, mirato, tramite cui s’insegna al paziente come gestire le situazioni più stressanti, i momenti d’ansia e/o le crisi depressive.

Terapia del dolore nei malati terminali

Quando l’equipe medica che segue il paziente capisce che non c’è più alcuna possibilità per curare i tumori, gli esami e la terapia antitumorale non sono più necessari e quindi vengono interrotti. La cura del paziente, al contrario, non si interrompe: si passa alle cosiddette cure palliative, che mirano a migliorare la condizione degli ultimi periodi di vita e che non si limitano solo alla somministrazione di farmaci, ma comprendono anche supporto psicologico al malato e ai suoi familiari. Un’adeguata qualità delle prestazioni di cure palliative richiede competenze professionali specifiche da parte dei professionisti della salute.

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