La non-aderenza ha un impatto molto forte sulla società dal momento che in media si associa al peggioramento della sintomatologia e all’aumento del tasso di mortalità (Martin et al., 2005).

Non è dovuta a una sola causa, ma è un fenomeno multifattoriale, per cui più fattori insieme conducono all’abbandono del trattamento. Individuarli è fondamentale per aumentare le probabilità di efficacia terapeutica.

 

Fattori che incidono sull’aderenza terapeutica

  • Fattori cognitivi: i pazienti devono essere in grado di comprendere e ricordare le raccomandazioni del professionista (Zaghoul & Goodfield, 2004).
  • Contesto: se il paziente è incoraggiato dalla famiglia e dal proprio gruppo di riferimento, sarà più semplice proseguire la terapia (Straughan & Seow, 2000).
  • Relazione terapeutica: maggiore è la fiducia nei confronti del professionista, più sarà semplice comunicare i propri bisogni e le proprie difficoltà e trovare insieme soluzioni alle eventuali problematiche durante il percorso (Branch, 2000).
  • Sintomatologia: i pazienti asintomatici e meno compromessi (fisicamente, cognitivamente e/o psicologicamente) abbandonano più frequentemente la terapia (Di Matteo, 2004).
  • Costo: molti individui affermano di abbandonare il piano non per volontà, ma a causa del costo della terapia stessa. In realtà è invece stato dimostrato come abbandonare il trattamento in corso si traduca in una maggiore frequenza di visite e interventi successivi e quindi in un aumento delle spese per il paziente (Di Matteo, 2004).
  • Tipologia del trattamento: l’aderenza terapeutica diminuisce all’aumentare dell’impegno richiesto al paziente, soprattutto quando si tratta di cambiare stile di vita o comportamento.
    Non sorprende quindi che la terapia comportamentale sia associata al più basso livello di compliance (Hock al, 2015).

Il grado di aderenza terapeutica non aumenta significativamente quando si tratta di scegliere non per la propria salute, ma per quella degli altri (come i bambini o persone giudicate incapaci di fornire consenso). Per citare un esempio, sebbene la terapia comportamentale rappresenti oggi uno dei gold standard nel caso dei disturbi dello spettro autistico, la compliance a lungo termine rimane ancora molto bassa (Hock et. al, 2015).

 

Conseguenze cliniche di una mancata aderenza

Le conseguenze cliniche di una mancata aderenza (asimmetria decisionale tra il medico che pone indicazione al trattamento ed il paziente che deve attenervisi) e compliance (intesa nell’accezione generale di adesione-aderenza-concordanza, è la tappa finale di un percorso evolutivo che si instaura quando il paziente riesce a dialogare ed a collaborare nella creazione del suo progetto terapeutico) al piano terapeutico sono variabili.

Prendendo ad esempio in esame la medicina comportamentale e la psicoterapia, a volte si tratta semplicemente di non effettuare gli homework (compiti che il paziente deve effettuare a casa utilizzati in varie patologie neuropsichiatriche dell’adulto e del bambino), altre di abbandonare un trattamento riabilitativo o la psicoterapia, prima che gli obiettivi concordati vengano raggiunti.

L’abbandono di un percorso, anche detto drop-out, è un fenomeno connesso a quello di compliance, anche se in questo caso si fa riferimento al non presentarsi più alle sedute vanificando spesso i recuperi e il lavoro svolto (Gazzillo, 2016). Il rischio di interruzione aumenta verso la fine della terapia, quando il paziente percepisce di star per camminare da solo, ma anche quando si è costretti a rallentare un percorso per motivazioni oggettive come quelle legate all’emergenza Covid-19.

Un’interruzione brusca si traduce tuttavia nel peggioramento del quadro clinico di varie patologie, di cui sotto alcuni esempi:

  • Nel caso dei disturbi dell’apprendimento, si associa a un aumento delle difficoltà di letto-scrittura e calcolo (Ritter, 2019), a maggior ragione ora che, con la didattica a distanza, gli insegnanti non possono effettuare verifiche sul campo.
  • Nel caso dei disturbi dello spettro autistico, si accompagna a una maggiore frequenza dei comportamenti ripetitivi (Hock, 2015), soprattutto in caso di forte stress come quello dettato dalla quarantena.
  • Nel caso dei disturbi psichiatrici, il rischio di peggioramento sintomatologico è molto forte quando si interrompe prematuramente la psicoterapia (Reneses, 2009), che è tra l’altro importante per motivare il paziente alla assunzione della terapia farmacologica stessa.

Per riassumere, l’aderenza al trattamento è uno degli indici predittivi più importanti circa la riuscita di un qualsiasi intervento. Richiede impegno e costanza da parte del paziente e si basa sull’assunto che un percorso non debba mai essere interrotto prima del raggiungimento degli obiettivi stabiliti.

È per tale ragione che Istituto Santa Chiara, nelle sue sedi di Roma e Lecce, nonostante l’emergenza da Covid-19, sta mantenendo attivi i seguenti servizi che al momento vengono effettuati online:

  • Neuropsichiatria Infantile
  • Psichiatria
  • Psicoterapia
  • Logopedia
  • Neuropsicomotricità
  • Servizio di Tutor dell’apprendimento e Potenziamento delle abilità scolastiche

Gli operatori continuano a offrire sedute di valutazione e intervento, con l’idea che il monitoraggio costante e continuità terapeutica siano fondamentali anche quando effettuati per via telematica.

La salute è un diritto, ma anche una scelta.

Istituto Santa Chiara ha scelto di esserci, convinto che l’alleanza terapeutica, fattore predittivo importantissimo dell’efficacia di qualsiasi trattamento, sia un legame che vada ben oltre la sola presenza fisica.

 

 

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