di Mariangela Prudenzano


Autostima: cos’è?

L’autostima è l’insieme delle convinzioni e dei sentimenti che abbiamo riguardo a noi stessi (Di Pietro, 2013). È un costrutto in continua evoluzione che si sviluppa fin dai primissimi anni di vita mediante l’influenza di alcune persone significative (genitori, fratelli, nonni, parenti) che contribuiscono alla formazione della personalità del bambino.

Alcune recenti ricerche suggeriscono che l’autostima inizia a definirsi fin dai primi mesi di vita e che inizi a strutturarsi fin dal grembo materno (D’Amanti, 2021).
Se i genitori sono in grado di supportare e sostenere il bambino nelle sue scelte, manifestando affetto senza dare giudizi di valore sul bambino stesso, contribuiscono a costruire nel loro figlio un’immagine positiva di sé.

Ci sono tre elementi fondamentali e costanti in tutte le definizioni di autostima (Bascelli, 2008):

  • La presenza, nell’individuo, di un sistema che consente di auto-osservarsi e quindi di auto-conoscersi;
  • L’aspetto valutativo che permette un giudizio generale di sé stessi;
  • L’aspetto affettivo che permette di valutare e considerare in modo positivo o negativo gli elementi descrittivi.

Come riconoscere i bambini con bassa autostima?

I bambini con bassa autostima potrebbero aver sperimentato vissuti di deprivazione affettiva o trascuratezza in famiglie problematiche o in cui l’affetto non viene espresso in modo caldo e accogliente.

Tali esperienze potrebbero condurre il bambino a pensare di essere sbagliato o di non meritare affetto.


Inoltre, bambini con scarsa autostima fanno molta fatica a sviluppare resilienza, ossia la capacità di affrontare le situazioni di difficoltà.

Possiamo riconoscere i bambini con bassa autostima da tre particolari fattori:

  • svalutazione: i bambini con bassa autostima tendono a massimizzare i propri punti di debolezza e a minimizzare i punti di forza. Potrebbero mostrare resistenza di fronte ai compiti assegnati in qualsiasi contesto (scuola, casa, sport) perché sono convinti di non essere in grado di portarli a termine. A volte, i bambini con bassa autostima tendono a fare continui confronti, attribuendo ad altri qualità che loro credono di non avere, e si pongo obiettivi irrealistici: la mancata realizzazione di questi conferma la visione negativa di sé, in un circolo che si autoalimenta;
  • paura del rifiuto: i bambini con bassa autostima tendono ad isolarsi per la paura di essere rifiutati. Questo timore può favorire un’eccessiva remissività ed un estremo desiderio di compiacere gli altri, a discapito dei propri desideri;
  • richiesta di attenzione: a volte la bassa autostima porta i bambini a ricercare attenzione con atteggiamenti spavaldi e prepotenti. Comportamenti provocatori o aggressivi attirano l’attenzione dell’adulto e dei compagni, anche se in maniera negativa: questi aspetti spesso vengono fraintesi e si fatica a comprendere il reale bisogno che si cela dietro. Difatti i comportamenti aggressivi nascondono una bassa fiducia nelle proprie capacità, a cui i piccoli fanno fronte mascherandosi dietro a questo tipo di atteggiamento.

La bassa autostima si manifesta anche con forme psicosomatiche quali disturbi gastrointestinali, cefalee, alterazioni del controllo sfinterico, sintomi della sfera alimentare e disturbo di conversione, una forma di somatizzazione in cui un disturbo mentale viene inconsapevolmente “convertito” in sintomo fisico.

La bassa autostima porta a un circolo vizioso di ciò che viene definito “impotenza appresa” (Seligman, 1967).
Svalutare le proprie risorse porta il bambino a crearsi delle aspettative negative sui compiti che dovrà affrontare, condizionandolo nel pensiero e nei comportamenti (ciò comporta disagi come ansia da prestazione e scarsa motivazione data dalla distorsione cognitiva di pensieri come “Non sono capace”; “Non ce la farò mai” etc..) e causando inevitabilmente il fallimento del compito stesso: tutto ciò rinforzerà il pensiero iniziale e le condotte di evitamento, favorendo lo stabilizzarsi di una bassa autostima.

Come si costruisce l’autostima nei bambini?

L’autostima si costruisce nelle primissime fasi della vita ma anche al di fuori del nucleo familiare il bambino può vivere dei momenti davvero significativi per il suo sviluppo emotivo.
Secondo il modello bio-psico-sociale (Engels, 1977; Scwartz, 1982) la costruzione e il consolidamento del costrutto dell’autostima è dipendente da diversi fattori di natura personale, relazionale, sociale e culturale.

Nell’ingresso a scuola questi fattori si presentano e si impongono: per la prima volta il bambino si troverà solo con figure d’accudimento molto diverse dai genitori, cioè gli insegnanti, con i quali stabilirà una relazione differente e dovrà affrontare il confronto con i compagni di scuola con cui entrerà in contatto.

In questa delicatissima fase, compito delle figure educative è evitare l’identificazione del valore personale con il voto in pagella: in alcuni bambini potrebbe consolidarsi il pensiero “Io sono il voto che mi danno”.
In effetti il grado di autostima è influenzato molto dalla credenza di poter raggiungere un risultato desiderato e dalla consapevolezza o meno di poter efficacemente rimediare a un insuccesso.

Come intervenire?

L’autostima è un costrutto influenzato dalle credenze che il bambino sviluppa nel corso degli anni, sia in famiglia che all’esterno.

Nel corso della nostra vita, man mano che cresciamo e facciamo esperienza, siamo naturalmente portati a revisionare, modificare e “aggiornare” l’idea, l’opinione di noi stessi.
Quando questo non avviene in modo così immediato, la terapia cognitivo comportamentale risulta molto efficace nel trattamento della bassa autostima (Di Pietro, 2013; Longoni, 2020): agisce sui pensieri e sulle credenze, modificando l’idea che il bambino ha di sé stesso e di conseguenza migliorando anche il rapporto con i genitori e i suoi pari.
Il trattamento mira a mettere in evidenza i punti di forza, aumentando la fiducia nelle proprie capacità e riducendo la frustrazione e i comportamenti aggressivi.

Sviluppare una sana autostima fin dall’infanzia è un fattore di protezione nella vita; risulta fondamentale il ruolo di genitori, educatori, insegnanti che devono lavorare su tale aspetto in modo consapevole per supportare i bambini.

Il concetto positivo che i bambini conseguono li aiuterà a diventare degli individui equilibrati, sensibili, comprensivi e responsabili: una forte autostima consentirà al bambino di esplorare, sperimentare e agire nel mondo in piena consapevolezza.

Dove effettuare terapia cognitivo-comportamentale per il trattamento della bassa autostima nei bambini:

Bibliografia

Alesi, M., Pepi, A., & Rappo, G. (2010). Strategie di autosabotaggio e autostima in bambini con differenti profili di apprendimento. Strategie di autosabotaggio e autostima in bambini con differenti profili di apprendimento, 505-519.

Bascelli, E., & Bafunno, D. Autostima e pensieri irrazionali: una ricerca esplorativa in età evolutiva.

D’Amanti, S. (2021). Guida pratica per genitori: Come aiutare i bambini a crescere sereni. PubMe.

Di Pietro, M., & Bassi, E. (2013). L’intervento cognitivo-comportamentale per l’età evolutiva. Trento, IT: Erickson.

Filliozat, I. (2020). Fidati di te. Edizioni Piemme.

Giannantonio M., (2010). Mi vado bene? Ed. Erickson, Trento.

Giusti, E., & Testi, A. (2019). L’Autostima: Vincere quasi sempre con le 3A. Sovera Edizioni.

Longoni, U. (2020). L’autostima si impara: Esercizi per aumentare la fiducia in se stessi. FrancoAngeli.

Marinelli, C. V., Romano, G., Cristalli, I., Franzese, A., & Di Filippo, G. (2016). Autostima, stile attributivo e disturbi internalizzanti in bambini dislessici. Dislessia, 13(3), 297-310.

Pasini, W. (2014). L’autostima. Edizioni Mondadori.

Plummer, D. (2002). La mia autostima. Attività di sviluppo personale per una buona immagine di sé (Vol. 47). Edizioni Erickson.

Pope, A., McHale, S., & Craighead, E. (1993). Migliorare l’autostima. Un approccio psicopedagogico per bambini e adolescenti. Edizioni Erickson.