di Alessandra Stigliano


Che cos’è?

La Belonefobia (dal greco βελόνη, «ago») è una fobia specifica che riguarda l’intensa paura degli aghi, spilli e nei casi più gravi anche di coltelli, forbici o altri oggetti affilati e taglienti.

È anche conosciuta con il nome di tripanofobia, che identifica soprattutto la fobia per iniezioni e punture; aichmofobia, specifica paura per gli aghi che, molto spesso, è associata all’emofobia (paura del sangue) e traumatofobia (paura delle ferite).

La paura degli aghi è riconosciuta come una patologia psichiatrica ed è inserita all’interno delle Fobie Specifiche (APA, 2013).

Nei casi più gravi, le persone con belonefobia non maneggiano gli oggetti temuti oppure li eliminano dagli ambienti che frequentano; evitano di trovarsi in situazioni in cui il rischio di entrare in contatto (anche solo visivo) con tali oggetti è molto alto.
Per far fronte alla loro paura, inoltre, non eseguono analisi, visite mediche, visite dentistiche, ecc.

Quando insorge?

Il 10 % della popolazione soffre di questo disturbo, ma questo dato potrebbe essere sottostimato poiché, molto spesso queste persone, non hanno mai contatti con il Sistema Sanitario (Huff, C., 2021).

La fobia degli aghi si sviluppa più tardi rispetto ai 10 anni indicati come età di esordio delle fobie specifiche. (APA 2013).
Alcuni studiosi hanno confrontato differenti dati presenti in letteratura, giungendo alla conclusione che la belonefobia è diffusa nella maggior parte dei bambini e tende a diminuire con la crescita.
Non si riscontrano differenze di genere, la belonefobia è ugualmente presente tra i maschi e le femmine, anche se quest’ ultime registrano una maggiore propensione allo sviluppo di fobie specifiche (McLenon, Rogers, 2019).

Alcuni studi hanno dimostrato la presenza di un fattore ereditario nello sviluppo della fobia degli aghi; in particolare studi sui gemelli hanno riportato una familiarità del 48% (Hamilton, 1995).
Questa ipotesi nasce dall’idea che vi sia ha una combinazione tra una componente genetica e specifiche esperienze ambientali (Galeazzi, Mazzini, 2004).

In aggiunta a ciò, tra i fattori di rischio che possono concorrere allo sviluppo della paura degli aghi e delle fobie specifiche più in generale sono stati identificati un atteggiamento iperprotettivo da parte dei genitori e la presenza di nevroticismo (APA, 2013).

Come si manifesta?

La belonefobia potrebbe incidere su vari aspetti della vita:

  • da un punto di vista fisiologico, le persone che soffrono di questa fobia presentano: forte ansia, tachicardia, vertigini, sudorazione, nausea, fame d’aria, dolore al petto.
    A differenza delle altre fobie specifiche, nella belonefobia le persone mostrano una risposta vasovagale bifasica: si tratta di un iniziale aumento della pressione sanguigna a cui fa seguito una rapida diminuzione che può causare svenimenti (Jenkins, 2014- McLenon, Rogers, 2019);
  • per quanto riguarda gli aspetti comportamentali, il costante evitamento degli aghi e degli oggetti affilati o dei luoghi in cui sono presenti, può incidere negativamente sulla salute delle persone, dato che evitano visite o cure mediche a volte per molti anni, anche quando la necessità di un trattamento è impellente (Hamilton, 1995);
  • il funzionamento psicosociale, lavorativo, interpersonale è compromesso insieme a una generale diminuzione della qualità della vita analoga a quella presente in altri disturbi d’ansia e patologie mentali.
    In particolare, può interferire con progetti di vita: maternità (per le donne belonofobiche, la gestazione è vissuta con particolare agitazione a causa degli innumerevoli controlli medici e del parto stesso), viaggi, scelta della professione (alcuni studenti possono essere scoraggiati da tale fobia e non intraprendere carriere mediche) e lavoro (Hamilton, 1995).
    Da una revisione di studi pubblicati sul tema nel 2019, è emerso che il vaccino antinfluenzale è stato evitato a causa della paura dell’ago dal 16% dal 27% di tutti i dipendenti ospedalieri, dal 18% dei lavoratori nelle strutture di assistenza a lungo termine e dall’8% degli operatori sanitari negli ospedali (McLenon, Rogers, 2019).
  • Nei casi più gravi, l’evitamento di situazioni fobiche può sfociare in isolamento sociale e affettivo, riducendo al minimo il contatto con il modo esterno.

Come superare la paura degli aghi?

Ad oggi la terapia Cognitivo Comportamentale risultata essere particolarmente funzionale nella risoluzione delle Fobie Specifiche (McMurtry, CM, et al, 2016).

Diversi studi hanno ampiamente dimostrato l’efficacia di tecniche comportamentali quali:

  • Esposizione: questa tecnica è stata definita come l’approccio ottimale per trattare elevati livelli di paura degli aghi nei bambini dai 7 anni in su, ma anche negli adulti, e consiste nell’esporre la persona in maniera graduale allo stimolo fobico (McMurtry, CM, et al, 2016). In particolare la persona, previo addestramento, impara a fronteggiare efficacemente le emozioni elicitate da situazioni temute o da oggetti, come gli aghi in questo caso (Galeazzi, Mazzini, 2004).
  • Desensibilizzazione sistematica: si tratta di una procedura terapeutica che ha l’obiettivo di eliminare le risposte di paura e i tipici comportamenti di evitamento che le persone con fobie mettono in atto (Galeazzi, Mazzini, 2004). Questa tecnica, che si basa sul principio del controcondizionamento, insegna alla persona a reagire in maniera differente dinnanzi allo stimolo fobico, adottando un comportamento che non preveda più ansia o paura.

In associazione alle tecniche comportamentali, possono essere utilizzate come supporto le Tecniche Cognitive quali la ristrutturazione cognitiva. In particolare si identificano i pensieri negativi irrazionali e catastrofici presenti al momento dell’esposizione all’oggetto fobico, gli aghi in questo caso, e si fronteggiano con altri più razionali.

L’approccio psicologico rappresenta al momento il metodo più efficace per il trattamento delle fobie specifiche.
Tuttavia la terapia farmacologica può rappresentare un supporto per il controllo della sintomatologia ansiosa (in particolare con l’utilizzo di benzodiazepine o alcuni farmaci antidepressivi SSRI).
Tale trattamento non interviene sui processi alla base dell’inibizione della paura.

Viste le importanti ripercussioni che questa fobia può avere sulla salute dell’individuo, diviene fondamentale che anche gli operatori sanitari abbiano indicazioni su come gestire un paziente con fobia per gli aghi: mostrare loro empatia e rispetto per lo stato d’animo che sperimentano li farà sentire accolti, accettati e non isolati

Hamilton, 1995

Dove effettuare psicoterapia per la belonefobia

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

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Bibliografia

American Psychiatric Association, & American Psychiatric Association. (2013). DSM 5. American Psychiatric Association70.

Galeazzi A., Meazzini P. (2004). Mente e Comportamento. Trattato italiano di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. Giunti.

Hamilton, J. G. (1995). Needle phobia: a neglected diagnosis. Journal of Family Practice, 41 (2), 169-182

Huff, C. (2021, June). How psychologist can help patients with injection fear. Monitor of Psychology, 52 (4). http://www.apa.org/monitor/2021/06/injection-fear

McLenon, J., & Rogers, M. A. (2019). The fear of needles: A systematic rewiew and meta-analysis. Journal of advanced nursing, 75 (1), 30-42.

McMurtry, C. M., Taddio, A., Noel, M., Antony, M. M., Chambers, C. T., Asmundson, G. J., Pillai Riddell, R., Shah, V., MacDonald, N. E., Rogers, J., Bucci, L. M., Mousmanis, P., Lang, E., Halperin, S., Bowles, S., Halpert, C., Ipp, M., Rieder, M. J., Robson, K., Uleryk, E., … Scott, J. (2016). Exposure-based Interventions for the management of individuals with high levels of needle fear across the lifespan: a clinical practice guideline and call for further research. Cognitive behaviour therapy45(3), 217–235. https://doi.org/10.1080/16506073.2016.1157204

Nguyen, J., Luk, K., Vang, D., Soto, W., Vincent, L., Robiner, S., … & Gupta, K. (2014). Morphine stimulates cancer progression and mast cell activation and impairs survival in transgenic mice with breast cancer. British journal of anaesthesia, 113(suppl_1), i4-i13.

Sitografia

https://www.psychologytoday.com/us

https://www.apa.org/

https://www.istitutobeck.com/