di Laura Forchione


Ciuccio si o ciuccio no?

Questo è il dilemma che spesso attanaglia i genitori dopo la nascita di un figlio.

Benefici dell’uso del ciuccio

Non tutti sanno che l’uso del ciuccio può dare diversi benefici al neonato ma, se utilizzato non correttamente oppure oltre un certo limite di età, può avere delle ripercussioni negative.

Il ciuccio si associa al meccanismo di suzione non nutritiva che, grazie alle recenti tecniche ecografiche, è stato visto svilupparsi già nel primo trimestre di gestazione con la suzione del pollice.
Pertanto, è un meccanismo innato in ogni bambino e che spesso si associa alla capacità di autoconsolazione.

È consigliabile però proporre il ciuccio al bambino nel momento in cui l’allattamento è ben avviato e consolidato (dopo circa 3-4 settimane), in quanto potrebbe compromettere il normale attaccamento al seno e interferire sulla durata dell’allattamento.

A partire da questo periodo il ciuccio offre diversi benefici durante il sonno infatti, già dal 2016, le linee guida dell’AAP (American Academy of Paediatrics) spiegano come il ciuccio rappresenti uno strumento per prevenire la SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero la morte in culla dei neonati durante il sonno) poiché si ha una riduzione statica di apnee e un miglioramento della saturazione di ossigeno del sangue.
È presente, quindi, una correlazione positiva tra l’uso del ciuccio e respirazione poiché aiuta a migliorare la pervietà delle vie aeree durante il sonno migliorando il tono muscolare e diminuendone la collassabilità.

È stato visto, inoltre, che nei bambini nati pretermine, che hanno difficoltà ad attaccarsi al seno e che quindi vengono alimentati con il sondino naso-gastrico, l’uso del ciuccio può favorire l’acquisizione del meccanismo di suzione e deglutizione, facilitando l’assunzione del latte dal seno materno o dal biberon e riducendo conseguentemente i tempi di ricovero.

Che ciuccio scegliere?

È necessario però capire quale tipo di ciuccio scegliere sia in termini di materiale che di forma.
Ci sono quelli in silicone, maggiormente indicati nelle prime fasi di vita, o in caucciù, preferibili per i bambini dai 4-6 mesi in su.
Le forme disponibili sono:

  • anatomica a forma di goccia schiacciata e ricurva verso l’alto,
  • a ciliegia che ha l’estremità rotonda
  • a goccia con una forma allungata e simmetrica.

Esistono anche diverse misure: per neonati, per i 4-6 mesi in su e dai 12-16 mesi in su.

Gli svantaggi dell’uso del ciuccio

Il ciuccio può diventare un vizio in base all’uso che se ne fa.

Come spiegato precedentemente, aiuta a tranquillizzare e a dare benessere al bambino, ma questo non significa che bisogna darlo tutte le volte che piange senza cercare di capire quale sia la causa del malessere.
In questo modo si rischia di diventare “ciuccio-dipendenti” in quanto il bambino lo associa a un qualcosa che gli permette di tranquillizzarsi.

Ma la domanda più ricorrente tra i genitori è: quando è il momento giusto per smettere di utilizzare il ciuccio?

Una serie di studi concordano che gli svantaggi iniziano ad essere maggiori dei benefici già a partire dai 12 mesi, soprattutto quando se ne fa un uso intensivo.
In particolare potrebbe favorire l’insorgenza di otiti probabilmente perché la suzione prolungata favorisce il passaggio delle secrezioni nasofaringee all’interno della tuba di Eustachio.

Sarebbe utile eliminare l’uso del ciuccio entro i 24 mesi di vita poiché successivamente potrebbero esserci delle alterazioni oro-facciali.
La malformazione più evidente che spesso si riscontra è il cosiddetto “morso aperto” che ostacola la corretta crescita degli incisivi e dei canini.
Spesso, poi, i bambini interpongono la lingua tra le arcate dentarie perpetuando la deglutizione infantile (deglutizione disfunzionale) e favorendo l’alterazione nella pronuncia di alcuni fonemi.
Inoltre possono esserci anche altre malformazioni ossee che possono riguardare il palato (ogivale) e i normali rapporti trasversali tra le arcate dentarie provocandone alterazioni nella chiusura.

Il logopedista è in grado di inquadrare il vizio orale legato all’uso prolungato del ciuccio e intervenire per ripristinare il fisiologico sviluppo delle funzioni respiratorie, articolatorie, masticatorie e deglutitorie.

Proprio per queste ragioni, spesso i genitori si rivolgono al logopedista per capire quando e come togliere il ciuccio.
Esistono diverse tecniche, l’importante è saper scegliere il momento giusto e coinvolgere le persone che si occupano del bambino per far si che tutti mettano in pratica la strategia che si è deciso di prediligere.
Allo stesso tempo è importante farsi guidare in modo che i genitori affrontino nella maniera più adatta la gestione dei comportamenti secondari all’assenza del ciuccio, senza turbare gli equilibri del bambino e dell’intero nucleo familiare.

Dove effettuare un consulto con un logopedista

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