di Gianvito Lagravinese


 

La pandemia da coronavirus (SARS-CoV-2 o COVID-19), iniziata in Cina a dicembre 2019 e diffusasi in tutto il mondo nel marzo 2020, è la più grave dai tempi della pandemia influenzale del 1918, che fu la pandemia più mortale del XX secolo ed ebbe un devastante impatto psicologico in tutto il mondo (1).

Questa crisi di salute pubblica è un fattore di stress psicologico significativo che, oltre al suo enorme impatto su ogni aspetto della vita degli individui, ha influenzato e sta influenzando drasticamente tutti i settori sociali ed economici del mondo.
Infatti, le strategie per contenere la diffusione della malattia messe in atto in quasi tutti i paesi (Organizzazione mondiale della sanità, 2020) come l’autoisolamento delle persone potenzialmente esposte al virus e il distanziamento fisico sebbene possano essere il modo più efficace per prevenire la diffusione del virus (2), tali misure potrebbero essere associate a una serie di effetti fisici (per esempio, ridotta attività motoria, cambiamenti nella dieta) e psicologici avversi, tra cui paura, ansia e preoccupazione (3).

La paura di contrarre la malattia, i cui effetti diretti sul sistema nervoso centrale e la risposta immunologica dell’ospite sono ancora sconosciuti, nonché l’incertezza sul futuro possono favorire l’insorgenza di sintomi psicopatologici e, in alcuni casi, anche facilitare l’instaurarsi di veri e propri disturbi legati all’ansia e allo stress.

Riconoscendo tali effetti della pandemia sulla salute pubblica, in diversi stati Europei è stata proposta la creazione e la diffusione di solidi programmi assistenziali per la salute mentale, come, per esempio, il numero verde di supporto psicologico attivato dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile italiano per il pubblico e gli operatori sanitari di prima linea.

Come sappiamo, la pandemia da Coronavirus Covid-19 non è stata la prima pandemia globale che abbia minato a livello internazionale la salute pubblica (vedi Figura 1). Rapporti del XVIII e XIX secolo suggeriscono che le pandemie influenzali, in particolare, sono state contraddistinte da una maggiore incidenza di sintomi neuropsichiatrici, come insonnia, ansia, depressione, mania, psicosi, suicidalità e delirio (4).

Ad esempio, l’encefalite letargica (EL), una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale caratterizzata da iper-sonnolenza, psicosi, catatonia e parkinsonismo, è aumentata nel periodo della pandemia di influenza “spagnola” dell’inizio del XX secolo (5). Durante la più recente pandemia di influenza suina del 2009 (H1N1) e altre infezioni da coronavirus (epidemia di SARS-CoV-1 nel 2003 e l’epidemia di sindrome respiratoria del Medio Oriente coronavirus (MERS-CoV) nel 2012) sono state segnalate diverse conseguenze neuropsichiatriche, tra cui la narcolessia, convulsioni, encefalite, encefalopatia, sindrome di Guillain-Barre (GBS) e altri processi neuromuscolari e demielinizzanti (6, 7). Inoltre, anche le sintomatologie depressive, ansiogene e sindromi correlate al trauma sono state associate a focolai di aviaria (CoV).

Gli studi sugli operatori sanitari durante l’epidemia di SARS-CoV-1, l’epidemia di MERS-CoV e l’attuale pandemia di SARS-CoV-2 suggeriscono che la frequenza e la gravità dei sintomi psichiatrici sono associate alla vicinanza con i pazienti con infezione da CoV (si rimanda a (8) per review). Inoltre, dalle analisi provenienti dalle precedenti pandemie è emerso non solo un aumento delle diagnosi di PTSD (54,5%), depressione (39%), disturbo del dolore (36,4%), disturbo di panico (32,5%) e disturbo ossessivo compulsivo (15,6%) da 31 a 50 mesi dopo l’infezione, ma anche un drammatico aumento dalla prevalenza di qualsiasi diagnosi psichiatrica del 3% prima dell’infezione (9).

Psicosi e Covid-19

La psicosi viene definita come un disturbo di salute mentale grave che altera i processi di pensiero compromettendo profondamente la percezione e il contatto con la realtà (10).
La psicosi si caratterizza per mezzo di sintomatologie specifiche quali la presenza di illusioni, ovvero convincimenti errati riguardo qualcosa o qualcuno, e vere e proprie allucinazioni, visive ed uditive.
È importante considerare che la psicosi può emergere a causa di numerosi fattori come la presenza di una condizione psichiatrica dei disturbi dello spettro della Schizofrenia, dei disturbi bipolari e correlati, da abuso di sostanze, da patologie di carattere organiche o da traumi fisici e psicologici (10).

In questa sede, si ritiene utile illustrare un particolare tipo di psicosi detta “psicosi reattiva”.

La psicosi reattiva combina un insieme di insorgenza acuta e condizioni psicotiche di breve durata innescate da un trauma psicologico. Seppur non precedentemente prese in considerazione, le psicosi reattive sono state incluse nella decima revisione della Classificazione internazionale delle malattie (ICD-10) (11) nella categoria “Disturbi psicotici acuti e transitori” (ATPD) con l’identificatore “con stress acuto associato” (F23.x1), e nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) (12), nella categoria “disturbo psicotico breve” (BPD; 298,8) con l’identificatore “con marcati fattori di stress”.

L’associazione tra la psicosi e una serie di fattori psicosociali, inclusi eventi di vita stressanti, è stata ampiamente esplorata, suggerendo che si tratti di un importante fattore di rischio sia per l’insorgenza che per l’esacerbazione dei sintomi psicotici (13). A tal proposito, l’isolamento sociale, la disoccupazione, la rottura della relazione (divorzio/separazione), la violenza domestica e il peggioramento della salute fisica, sono fattori che possono verificarsi durante la pandemia e di conseguenza favorire l’insorgenza di psicosi o influenzare le persone con psicosi data la loro vulnerabilità ai determinanti sociali della salute (14).

È interessante notare che la presenza di fattori psicosociali avversi sia anche associata a una maggiore frequenza nello sviluppo di brevi disturbi psicotici rispetto alla schizofrenia o alla psicosi affettiva (15). Allo stesso modo, la reattività emotiva allo stress costituisce il substrato alla base del concetto di breve psicosi reattiva (15).

Gli studi presenti in letteratura che hanno indagato circa l’associazione tra infezione influenzale e psicosi hanno rilevato l’esistenza di tale relazione già ai tempi della pandemia di influenza spagnola nel XVIII secolo e le successive “psicosi dell’influenza” sono state documentate durante pandemie multiple (16).

In particolare, alcuni studi, (17) che hanno analizzato la relazione tra la SARS e il l’H1N1 nei pazienti infetti e la psicosi, hanno identificato un alto tasso di sintomi psicotici, specialmente in correlazione con la gravità dei sintomi fisici del virus, in copresenza di storia familiare di malattia mentale e fattori psicosociali stressanti (isolamento) conseguenti alla pandemia, nonché al trattamento antivirale (in particolar modo con corticosteroidi).

Inoltre, è accertato che l’esposizione alle infezioni virali in utero, durante lo sviluppo dell’infanzia e nell’età adulta, sia associata a un aumentato rischio di sviluppare la schizofrenia (18). Sulla base di questo dato, studi pregressi che si sono concentrati sul rischio infezione da influenza e la relazioni con la psicosi hanno valutato la presenza di anticorpi in diversi ceppi di coronavirus in soggetti con psicosi. Tuttavia, solo uno studio ha evidenziato una maggiore prevalenza di anticorpi in quattro ceppi di HCoV in pazienti che avevano avuto un recente episodio psicotico rispetto ai controlli non psichiatrici (19).
Questo dato suggerisce che potrebbe esserci una possibile relazione tra infezioni da CoV e psicosi, che potrebbe verificarsi anche in SARS-CoV-2.

I dati disponibili riguardo l’attuale pandemia Covid-19 in relazione con la psicosi sono molto limitati ma in crescente aumento (20). I principali contributi si configurano come studi osservazionali o casi studio (21-23). Recenti studi su pazienti non infetti da Covid-19 hanno identificato una incidentalità del 25% maggiore di casi di disturbi schizofrenici correlati attribuibili allo stress sociale e alle misure di distanziamento fisico associate al Covid-19 (22). Un altro studio ha rilevato un caso di episodio acuto di psicosi caratterizzato da alti livelli di paura e stress associati al coronavirus (21). Una pubblicazione spagnola serie-caso ha illustrato i quadri clinici di quattro pazienti diagnosticati con psicosi acuta. Tali episodi erano stati direttamente innescati dallo stress derivato dalla pandemia di Covid-19 e la metà dei pazienti presentava un grave comportamento suicidario al momento del ricovero (23).

In conclusione, si ritiene opportuno considerare che il confinamento in casa costituisca un fattore limitante la libertà degli individui, comprometta le routine e il ritmo di vita convenzionale, causando di conseguenza la separazione forzata dalla famiglia e dagli amici. Tali fattori, che provocano un aumento dell’incertezza sul futuro e una generale di perdita di controllo (3), potrebbero far aumentare il disagio emotivo nella popolazione.
Inoltre, numerose moderne pubblicazioni dibattono riguardo il ruolo della proliferazione di notizie false e teorie della cospirazione che potrebbero contribuire ulteriormente ad aumentare la preoccupazione e l’allarme sociale (21).

In linea con i modelli di stress (24), lo stress acuto correlato alla crisi COVID-19, congiuntamente a fattori biologici preesistenti che fungerebbero da fattori di suscettibilità (quali per esempio la presenza di familiarità con la malattia mentale), potrebbero costituire un terreno fertile nella genesi delle psicosi di nuova insorgenza, nonché rappresentare un importante fattore di rischio per lo scompenso clinico in soggetti con precedenti disturbi psicotici (25).

 

Bibliografia

  1. Huremović D. Brief History of Pandemics (Pandemics Throughout History). Psychiatry of Pandemics: Springer; 2019. p. 7-35.
  2. Control CfD, Rothstein MA, Alcalde MG, Elster NR, Majumder MA, Palmer LI, et al. Quarantine and isolation: Lessons learned from SARS: University of Louisville School of Medicine, Institute for Bioethics, Health …; 2003.
  3. Brooks SK, Webster RK, Smith LE, Woodland L, Wessely S, Greenberg N, et al. The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence. The Lancet. 2020.
  4. Honigsbaum M. “An inexpressible dread”: psychoses of influenza at fin-de-siècle. The Lancet. 2013;381(9871):988-9.
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  25. Yao H, Chen J-H, Xu Y-F. Patients with mental health disorders in the COVID-19 epidemic. The Lancet Psychiatry. 2020;7(4):e21