L’anca unisce la regione pelvica del tronco alla coscia, quindi all’arto inferiore. Con anca si intende anche l’articolazione dell’anca, nota come articolazione coxofemorale.

Un’articolazione dell’anca sana funziona come una macchina ben oliata. Ciò non avviene in presenza di un’artrosi dell’articolazione dell’anca: coxartrosi.

Questa malattia degenerativa interessa l’intera articolazione, le ossa e i muscoli che ne fanno parte e il tessuto connettivo che riveste l’articolazione. È una condizione infiammatoria di tipo cronico, contraddistinta dalla degenerazione della cartilagine articolare dell’articolazione dell’anca.

La coxartrosi può essere di:

  • Tipo idiopatico
    Quando il reumatologo non riesce a identificare una causa precisa e quindi si parla di coxartrosi “primaria” e “età-dipendente”. I casi che fanno parte di questa categoria sono il 20% e spesso sono coinvolte entrambe le anche
  • Tipo secondario
    Quando la coxartrosi è conseguenza di un trauma, di una frattura, di un’infezione, di un’anomalia del posizionamento dell’articolazione o di una malattia infiammatoria dell’articolazione dell’anca, come l’artrite reumatoide. In linea generale occorre considerare che anche un peso corporeo eccessivo aumenta la pressione sull’articolazione dell’anca, lo stesso vale per le sollecitazioni eccessive o errate dell’articolazione dell’anca dovute ad attività lavorative pesanti o alla pratica intensiva di sport

 

Fattori di rischio

I più importanti fattori di rischio della coxartrosi sono:

  • Età avanzata
  • Appartenenza al sesso femminile
  • Una storia passata di infortuni articolari all’anca
  • Sedentarietà
  • Obesità / sovrappeso
  • Diabete
  • Particolari forme di artrite: artrite reumatoide o gotta

 

Trattamento

Il trattamento della coxartrosi dipende dallo stadio sintomatologico della condizione.
In presenza di una coxartrosi al primo stadio o comunque caratterizzata da una sintomatologia molto lieve, i medici optano generalmente per una terapia di tipo conservativo (o non chirurgico); al contrario, in presenza di una coxartrosi a uno stadio avanzato o comunque contraddistinta da una sensazione dolorosa cronica e severa, scelgono di norma per una terapia di tipo chirurgico.

 

Terapia conservativa

Questa terapia rappresenta solo un rimedio per alleviare la sintomatologia: non sono in grado di limitare, né tantomeno di invertire, il danno alla cartilagine articolare, il quale continuerà inesorabilmente a persistere e a peggiorare.
Tra i possibili trattamenti di tipo conservativo, indicati in caso di coxartrosi, rientrano:

  • Assunzione di condroprotettori sotto forma di integratori alimentari
  • Somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei
  • Somministrazione di farmaci antidolorifici, che riducono la sensazione dolorosa
  • Sospensione di tutte quelle attività che favoriscono la comparsa del dolore
  • Fisioterapia, per il rinforzo e l’allungamento dei muscoli degli arti inferiori, con una particolare attenzione verso l’arto inferiore a cui appartiene l’anca infiammata
  • Iniezioni di acido ialuronico

 

Terapia chirurgica

Esistono due tipologie di trattamento chirurgico: l’intervento in artroscopia per il rimodellamento della cartilagine articolare e l’intervento di protesi d’anca.
L’intervento in artroscopia per il rimodellamento della cartilagine articolare è una procedura minimamente invasiva, che i medici riservano ai casi di moderata gravità e non rispondenti ai trattamenti conservativi.
L’intervento di protesi d’anca, invece, è una procedura molto invasiva e delicata, che i medici scelgono in caso di coxartrosi molto grave e non rispondente a qualsiasi altro tipo di trattamento (artroscopia compresa).

 

Protesi d’anca con accesso anteriore

Tecnica innovativa per l’intervento di protesi d’anca è quello che prevede l’accesso anteriore.

Dei circa 100.000 interventi chirurgici di sostituzione protesica che vengono eseguiti ogni anno in Italia, l’anca è l’articolazione più frequentemente protesizzata. Il materiale protesico usato per l’intervento presenta caratteristiche simili in tutti i maggiori centri ortopedici italiani. Qual è, quindi, la differenza tra questo intervento e gli altri?

La differenza risiede nell’accesso anteriore mininvasivo che si distingue per diminuzione del dolore post operatorio, rischio di lussazione e tempi di recupero minori rispetto alla media.

La tecnica non prevede alcuna sezione muscolare o tendinea, il che si traduce in un enorme vantaggio per il paziente e la riabilitazione post-operatoria. Il paziente sarà in grado di camminare già 3 ore dopo l’intervento e dopo 1 mese dall’intervento la maggior parte delle attività quotidiane potranno essere svolte senza difficoltà.

 

Vantaggi dell’accesso mini-invasivo anteriore

  • Un più rapido recupero post operatorio
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari
  • Minore dolore muscolare che si traduce in un’immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Cosmesi della cicatrice chirurgica

 

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