di Alice Montanaro


La dislessia evolutiva (DE) è definita come un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da una specifica difficoltà nell’acquisizione delle abilità di lettura in bambini con livello intellettivo nella norma, con adeguata esperienza scolastica e in assenza di alterazioni sensoriali e/o neurologiche che giustifichino il deficit nella capacità di decodifica (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – DSM 5, 2015).

Rientra nella categoria diagnostica dei DSA, cioè dei disturbi specifici dell’apprendimento, insieme a:

  • Disortografia: deficit a carico dell’ortografia,
  • Disgrafia: deficit delle capacità grafiche,
  • Discalculia: deficit a carico del sistema dei numeri e di calcolo.

Molto spesso la Dislessia Evolutiva non si presenta da sola, ma in concomitanza con altri disturbi.
Questa co-occorrenza di più patologie prende il nome di comorbidità
.

La copresenza di più disturbi può talvolta rendere difficoltosa la somministrazione dei test di valutazione così come la messa in atto di trattamenti adeguati. Per questo motivo è importante che i clinici pongano particolare attenzione ai bambini e ragazzi presi in osservazione.

Molto spesso dietro le difficoltà di lettura si nascondono altri aspetti, come ad esempio sintomi d’ansia e fobie che, se non identificati, rischiano di compromettere diagnosi e intervento. 
Qui di seguito sono brevemente discussi alcuni aspetti di utile considerazione per il clinico, la famiglia e gli insegnanti.

Dislessia e ansia da prestazione

L’ansia da prestazione consiste nella paura che si presenti una determinata difficoltà nei più svariati contesti, tra cui quello scolastico.
Chi ne soffre, effettua solitamente una interpretazione catastrofica del problema al punto che “il solo timore di non essere in grado di” anticipa il fallimento.
In ambito scolastico, ad esempio, il desiderio di fare bene a tutti i costi può determinare l’insorgere d’ansia che può peggiorare le capacità di lettura e quindi i sintomi della dislessia (Grills-Taquechel, Fletcher, et al.,2012).

Dislessia e fobia scolastica

La fobia scolastica consiste nella difficoltà ad andare a scuola o a rimanervi per tutte le ore previste a causa di un blocco o di una forte ansia che possono portare chi ne soffre a mettere in atto comportamenti problematici in classe o a vivere forte angoscia durante i giorni di scuola (Keraney & Albano, 2010).
È importante comprendere se la dislessia si presenti in concomitanza di un rifiuto scolare perché le cause alla base dei due disturbi sono diverse.
Nel caso della fobia scolastica infatti vi è una paura eccessiva di frequentare la scuola che non è semplice conseguenza delle inabilità di lettura (Paradzik, Zecevic, et al., 2019)

Dislessia ed evitamento delle attività

L’evitamento delle attività consiste nell’evitamento delle richieste quotidiane a causa del forte senso di ansia e pressione che insorge nel momento in cui si deve effettuare un dato compito.

Spesso non è l’attività in sé a mettere ansia, quanto il fatto che qualcun altro si aspetti che essa venga effettuata correttamente.

Anche nel caso della dislessia, la paura di non leggere bene può portare a rifiutare le richieste di genitori e insegnanti, talvolta inventando vere e proprie scuse prive di senso logico (es. “non posso leggere perché la mia bambola non vuole” oppure “non vedo le lettere perché ho il fuoco negli occhi”), ma nel caso dell’evitamento delle attività, la negazione del compito non si verifica solo a scuola o durante le attività di lettura (Newson, 1989).

Dislessia e disturbi del comportamento

Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) (American Psychiatric Association – APA, 2013), i disturbi del comportamento fanno riferimento a tutte quelle condotte disfunzionali come aggressività, impulsività, sfida, violazione delle regole e altri comportamenti ritenuti inappropriati.
Di questa categoria diagnostica fanno parte il disturbo esplosivo intermittente, il disturbo della condotta ed il disturbo oppositivo-provocatorio.

Anche nel caso della Dislessia Evolutiva, l’insuccesso prolungato può portare alla messa in atto di atteggiamenti aggressivi e/o di sfida nei confronti di insegnanti e genitori, ma nel caso dei disturbi del comportamento, i sintomi non si verificano solo durante le attività scolastiche (Morgan et al., 2008).

Dislessia e depressione infantile

La depressione infantile fa riferimento alla presenza di sintomi come tristezza, pianto e irritabilità che possono condurre, tra le altre cose, al peggioramento delle prestazioni scolastiche.

In questo caso, un’attenta valutazione clinica è fondamentale perché anche i DSA possono portare i bambini a isolarsi, provare sentimenti di dolore e tristezza e ad avere scarsa autostima (Laghi, Musetti, et al., 2010).
Nel caso della depressione infantile, tuttavia, i fattori da considerare sono assai più complessi e non possono essere considerati una semplice conseguenza di un fallimento scolastico (DSM 5, 2015).

Rilevare la comorbidità in questo caso è fondamentale per poter costruire un piano terapeutico che unisca riabilitazione neuropsicologica ed educazione emotiva.

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia

Non di rado, i disturbi specifici dell’apprendimento si verificano in concomitanza gli uni con gli altri (Gagliano, Germanò, et al., 2007).
Questo può rendere assai più difficoltosa l’indagine diagnostica.

Per tale ragione, una batteria di valutazione neuropsicologica dettagliata da parte di un esperto è fondamentale per distinguere tra disturbi con sintomi spesso molto simili tra loro.
Infatti, non di rado i test utilizzati per la valutazione delle abilità scolastiche sono selezionati a priori in base al sintomo che si vuole osservare (es. test che valutino le capacità di lettura se si suppone che il bambino abbia difficoltà di decodifica), quando sarebbe invece doveroso utilizzare batterie standardizzate che non misurino isolatamente i singoli costrutti (Consensus Conference Disturbi Specifici dell’Apprendimento, 2010).

Per citare qualche esempio, i disturbi specifici dell’apprendimento sono accomunati tra loro da difficoltà di coordinazione motoria, della impugnatura della matita, ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e altri sintomi che andrebbero tutti adeguatamente analizzati (Maroscia & Terribili, 2012).

Considerato che, se vi sono indicazioni che fanno supporre che le difficoltà di apprendimento scolastico siano spiegate da altri fattori, la diagnosi di dislessia non può essere effettuata, è fondamentale che i clinici effettuino analisi psicopatologiche e neurocognitive dettagliate al fine di identificare tutte le eventuali comorbidità.
Ascoltare attentamente i ragazzi risulta fondamentale per poter stabilire le linee di intervento più efficaci.

Dove effettuare diagnosi, valutazione e trattamento della dislessia: