Cos’è la dislessia?

La dislessia è un disturbo che riguarda la capacità di leggere in modo corretto e fluente, nonostante un’istruzione adeguata, in assenza di deficit intellettivi, neurologici o sensoriali e con adeguate condizioni socioculturali.

Come e quando si manifesta?

In età precedente alle prime fasi di apprendimento della lettura, possono essere rilevati indicatori di rischio relativi, per esempio, alla cattiva memorizzazione delle tabelline e di alcune informazioni in sequenza, come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno. Il bambino può fare confusione per ciò che riguarda i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra, ieri/domani, mesi e giorni); in alcuni casi sono presenti anche difficoltà motorie (per es. allacciarsi le scarpe).

Nel momento in cui apprende la lettura, essa viene effettuata lentamente, con numerosi errori caratteristici, a causa di una carenza delle funzioni principali implicate:

  • funzioni linguistiche: ridotta capacità di percepire, distinguere e manipolare i suoni del linguaggio (deficit fonologico e metafonologico); difficoltà nel distinguere chiaramente i suoni che compongono le parole, nell’associare il suono alla lettera corrispondente, nel mettere insieme i suoni per formare parole;
  • funzioni di percezione visiva e di focalizzazione attentiva: deficit di processamento percettivo dell’informazione visiva (inversioni di lettere, errori di specularità, percezione delle parole sovrapposte o in movimento), ridotta abilità di focalizzazione su singoli elementi.

Gli errori commessi durante le attività di lettura sono i seguenti:

  1. Inversioni:
    scambia l’ordine delle lettere nelle parole, leggendo, ad esempio, “pirgione” al posto di “prigione”;
    scambia le lettere con le loro speculari (es.: legge “b” per “q”);
    inverte l’ordine delle parole nella frase, leggendo ad esempio “il ratto insegue il gatto” al posto di “il gatto insegue il ratto”;
  2. Omissioni, che si verificano quando il bambino, leggendo, omette una o più parole o loro parti;
  3. Sostituzioni, a causa delle quali il bambino sostituisce:
    – una consonante con un’altra che ha una grafia simile (ad es. “E” invece di “F”);
    – una lettera con un’altra avente una grafia simile, ad essa speculare (es.: “b” con “d”, oppure “p” con “t”);
    – una lettera con un’altra che ha simile suono articolatorio (es.: “d” con “t”);
    – una parola con un’altra con cui non ha alcun grafema in comune;
    – una o più parole con i corrispettivi termini dialettali.

Possono essere, inoltre, rilevate difficoltà nel calcolo, nella capacità di attenzione e concentrazione, nel copiare dalla lavagna e a prendere appunti.

Anche dopo la scuola primaria persistono lentezza ed errori nella lettura e nella scrittura, che rendono difficile la comprensione del significato del testo. Inoltre, il bambino appare disorganizzato nelle sue attività scolastiche, ma anche in ambito domestico.

Spesso il bambino finisce con l’avere problemi psicologici, che sono conseguenza e non la causa della dislessia. Talvolta perde la fiducia in sé stesso e può avere alterazione del comportamento.

Quali sono le cause della dislessia?

Sono state individuate alcune mutazioni genetiche che sembrano costituire una predisposizione alla dislessia.

L’acquisizione più recente della ricerca consiste nell’individuazione in maniera chiara nei dislessici di alcune caratteristiche neurobiologiche peculiari e specifiche relative ad alterazioni in alcuni circuiti neurali. Per esempio, studi effettuati con la risonanza magnetica hanno trovato che nel cervello dei dislessici, rispetto a coloro che non lo sono, c’è un grado minore di attivazione e un volume ridotto di alcune aree cerebrali, in particolare nella corteccia parietale e temporale sinistra, entrambe coinvolte nell’elaborazione dei suoni. Tali differenze esistono fin dalla nascita, anche se i dati non sono ancora così precisi da poter utilizzare queste informazioni per una diagnosi precoce.

L’ipotesi oggi prevalente è dunque che la dislessia abbia una importante componente nella disfunzione dei circuiti neuronali impiegati per la lettura. Le difficoltà dei dislessici deriverebbero dall’incapacità di rappresentare mentalmente le parole e i suoni e a scomporre le parole in suoni discreti.

La Dislessia si manifesta insieme ad altri disturbi?

Molti soggetti con dislessia presentano deficit in comorbilità in altre aree cognitive e scolastiche come l’attenzione, la matematica e/o la scrittura.

Come si fa la diagnosi di dislessia?

L’età minima in cui è possibile effettuare la diagnosi di dislessia coincide generalmente con il completamento del secondo anno della scuola primaria. In questo periodo, infatti, si completa il ciclo dell’istruzione formale al codice scritto e si ha una riduzione significativa della variabilità interindividuale nei tempi di acquisizione della lettura.

La diagnosi, effettuata da specialisti esperti mediante specifici test, permette di capire le problematiche del bambino ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino, attribuire la causa dei problemi alle maestre, ritenere le condizioni psicologiche la causa della dislessia etc.: errori di valutazione che provocano sofferenza, frustrazione e, a volte, conseguenze disastrose.
Le figure professionali che si occupano e concorrono alla diagnosi clinica sono di solito il neuropsichiatra infantile, lo psicologo, il logopedista.

Il protocollo di valutazione prevede:

  • valutazione della presenza o assenza di patologie neurologiche;
  • valutazione della presenza o assenza di deficit uditivi e della visione;
  • colloquio psicodiagnostico per la valutazione dell’equilibrio emotivo del bambino;
  • valutazione neuropsicologica con prove standardizzate su:
  1.  livello intellettivo;
  2.  lettura nelle componenti della correttezza e della rapidità sia di un brano che di parole e non parole;
  3.  scrittura nella componente di dettato ortografico;
  4.  calcolo nella componente del calcolo scritto e del calcolo a mente.

Il protocollo di base va integrato con:

  • valutazione delle competenze linguistiche e metafonologiche;
  • valutazione della comprensione del testo;
  • valutazione neuropsicologica della memoria e delle competenze prassiche.

La dislessia può manifestarsi nell’adulto?

La dislessia colpirebbe il 4% della popolazione in età scolare in Italia; le persone coinvolte sono perciò molte, ma non tutte quelle che ne soffrono sono diagnosticate; di conseguenza, sono molti gli adulti dislessici a cui non è mai stata riconosciuta tale diagnosi.

Queste persone possono aver trovato difficoltà sul lavoro o nella vita di ogni giorno, andando incontro anche a problemi di disadattamento, scarsa autostima e depressione.
Gli studi concordano nel confermare che in età adulta tende a permanere la lentezza di lettura, anche se si compiono meno errori, soprattutto se compensati dalle attività scolastiche. Le difficoltà ulteriori che può manifestare un dislessico adulto sono relative alla memorizzazione o esposizione di contenuti senza avere a portata di mano degli appunti, all’ortografia carente o a un lessico poco adeguato.

Può, inoltre, rendersi conto di avere difficoltà nella gestione del tempo, nelle capacità organizzative o di pianificazione e nell’apprendimento di una lingua straniera.
Conoscere le proprie caratteristiche e dare finalmente un nome a questo disturbo può permettere all’adulto di focalizzarsi sulle proprie potenzialità, trovando strategie compensative per gestire meglio quelle difficoltà per le quali prima non riusciva a trovare una spiegazione, rischiando anche di sentirsi in qualche modo incapace e globalmente senza valore.

Anche per l’adulto, pertanto, è possibile valutare e diagnosticare il disturbo, rivolgendosi a degli specialisti in modo da poter comprendere e successivamente affrontare le difficoltà emerse.

Come si interviene sulla dislessia?

La dislessia, nonostante dipenda da fattori congeniti non modificabili, nella maggior parte dei casi e in misura dipendente dalla gravità del deficit, si riduce con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure. Si può arrivare ad un lento e progressivo percorso di miglioramento, che in molti casi, tuttavia, non porta alla remissione totale del disturbo.
In considerazione di ciò, lo scopo di un trattamento rivolto ad un soggetto con dislessia include diversi aspetti:

  • Favorire la migliore evoluzione delle competenze in esame, nonostante la presenza di uno specifico deficit;
  • Fornire strumenti e strategie per poter apprendere attraverso “strade alternative a quelle deficitaria”;
  • Gestire nel modo migliore la situazione di difficoltà;
  • Evitare che si sviluppino altre forme di disagio.

Il trattamento si basa su:

  1. tecniche specifiche che riducono il deficit;
  2. uso di misure compensative e dispensative per poter avanzare nel percorso di apprendimento;
  3. interventi metacognitivi, necessari per guidare i soggetti ad affrontare e gestire in modo maggiormente consapevole e strategico le difficoltà incontrate a livello di apprendimento e studio.

L’intervento relativo alla riduzione del deficit e sul potenziamento delle abilità presenti si può basare su due tipi di intervento:

  • automatizzazione dei processi di lettura (aumento della correttezza e rapidità nell’accesso al testo).

Gli esercizi previsti vanno a potenziare, a partire da livelli più semplici, la lettura di singole parole e suoni, aumentando tappa dopo tappa la velocità e complessità. Questi esercizi devono essere impostati e programmati da specialisti che abbiano fatto un’analisi degli errori e delle difficoltà specifiche da potenziare. Tale “allenamento” deve essere svolto anche a casa, in aggiunta ai compiti scolastici.
Non è utile, invece, esercitarsi a leggere ad alta voce tutti i giorni contenuti che devono essere letti e capiti: ad esempio un testo di storia da studiare, una lettura da saper riassumere, oppure il libro preferito da leggere forzatamente prima di andare a dormire; per tali compiti sarebbe più utile il testo parlato o la lettura mediata da un lettore coadiuvante.

  • Acquisizione e utilizzo delle strategie necessarie per organizzarsi meglio di fronte a testi complessi, mettendo in atto accorgimenti che aiutino nello studio.

Cosa fare a scuola?

Gli insegnanti dovrebbero conoscere il problema e tenerne conto nella valutazione e nella presentazione delle prove di verifica; per esempio, per la lettura, dovrebbero accordarsi con il bambino riguardo alla lettura ad alta voce in classe, non penalizzarlo in caso di errori o lentezza; nei compiti scritti, concedere un po’ di tempo in più rispetto al resto della classe nello svolgimento dei testi, invitare il bambino ad autocorreggere il testo, tenere distinta la valutazione della forma da quella del contenuto; nelle prove di verifica scritte presentare i testi in un carattere piuttosto grande e su pagine non troppo dense.

A volte è necessario l’insegnante di sostegno, a volte è superfluo (dipende da diverse variabili, di cui lo specialista tiene conto: numero di bambini in classe, presenze delle insegnanti, gravità del disturbo, disposizione psicologica del bambino e delle insegnanti etc.).

E in famiglia?

Spesso i bambini con dislessia non sono autonomi nello svolgimento dei compiti a casa ed è faticoso per un genitore seguirli in attività che generalmente sono molto pesanti. In alcuni casi è necessaria la presenza di una persona esterna che segua il bambino; in altri, quando il disturbo non è troppo rilevante, è bene che il bambino impari ad organizzarsi il più possibile in autonomia (utilizzando anche ausili, quali il registratore o il computer).

Cosa fa l’Istituto Santa Chiara di Roma per riabilitare la Dislessia?

L’Istituto Santa Chiara nell’unità operativa di Roma, fra i servizi riabilitativi plurispecialistici ospita il Centro per la valutazione ed il trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
I principi alla base del trattamento dei DSA, secondo le linee guida attuali, prevedono interventi precoci (fine scuola dell’infanzia, primo anno di scolarizzazione primaria), mirati a ridurre il rischio di difficoltà di lettura (velocità e correttezza) e ortografia.

I training successivi sulle competenze più avanzate sono finalizzati a migliorare la correttezza e la fluenza della lettura, attraverso l’utilizzo anche di programmi informatizzati, miranti alla stimolazione delle abilità componenziali del processo; sono, pertanto, orientati a potenziare le singole abilità disfunzionali.

Le abilità di base prese in esame per il trattamento rieducativo riguardano essenzialmente:

  • l’analisi visiva;
  • la segmentazione visiva;
  • la fissazione;
  • movimenti oculari sinistra-destra;
  • fusione sillabica e potenziamento della via sub-lessicale;
  • potenziamento della via lessicale;
  • accesso diretto visivo alla parola.

Le esercitazioni, calibrate sui bisogni specifici di ogni persona emersi dalla valutazione clinica effettuata, durano almeno 45 minuti, sono ripetute durante la settimana in ambulatorio ed in ambito domestico, per un totale di almeno 15-20 incontri supervisionati o diretti da esperti.

 

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