di Alice Montanaro


Le disfunzioni sessuali comprendono diverse tipologie di disturbi che possono colpire ambo i sessi e che possono presentarsi in forma isolata oppure in contemporanea.
Il DSM 5, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ormai alla sua quinta edizione (APA, 2013), ne riconosce le seguenti:

  • Eiaculazione ritardata
  • Disturbo erettile
  • Disturbo dell’orgasmo femminile
  • Disturbo del desiderio e dell’eccitazione sessuale femminile
  • Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione
  • Disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile
  • Eiaculazione precoce
  • Disordini sessuali indotti da farmaci
  • Disordini sessuali con o senza specificazione

Per la diagnosi di uno di questi disturbi è necessario che esso determini un disagio clinicamente significativo nella capacità di una persona di avere rapporti sessuali o nel provare piacere sessuale.

Prima di proseguire con l’illustrazione dei disturbi del desiderio e dell’eccitazione sessuale, nel prossimo paragrafo sono presentate le fasi principali del funzionamento erotico.

Il funzionamento erotico

Per poter effettuare diagnosi di un qualsivoglia disturbo sessuale, è indispensabile che il clinico conosca le principali fasi del funzionamento erotico.
Il ciclo di risposta sessuale può essere suddiviso in quattro “momenti” distinti tra loro che possono essere selettivamente danneggiati (Kaplan, 2013):

  1. Desiderio sessuale: è una fase caratterizzata da pensieri e fantasie sessuali.
    Si prefigura più a livello psichico che fisico e rappresenta il motore del comportamento sessuale.
    Innesca l’eccitazione e può dipendere da diversi fattori come ciclo mestruale, gravidanza, rapporto di coppia ecc.
  2. Eccitazione sessuale: segue il desiderio ma, a differenza di quest’ultimo, è più un’emozione fisica, corporea.
    Produce un’attivazione generale dell’organismo affinché possa successivamente raggiungere il culmine del piacere sessuale.
  3. Orgasmo: questa fase può essere considerata come il momento di picco del piacere fisico e mentale.
    Può essere definita come una scarica di tensione soggettiva accompagnata da reazioni fisiche specifiche.
  4. Risoluzione: l’orgasmo è seguito da un periodo di rilassamento in cui il corpo ritorna allo stato iniziale di non eccitazione.

Le fasi appena descritte sono vissute in modo differente da uomini e donne; inoltre possono avere durata variabile e non devono essere obbligatoriamente tutte presenti affinché un rapporto sessuale possa essere definito come piacevole; è per tale ragione che il piacere erotico non è inserito tra i momenti della risposta sessuale, proprio perché esso farebbe da sfondo all’atto sessuale in sé e non a una singola componente di quest’ultimo (Both et al., 2007).

La sessualità rappresenta una delle principali modalità con cui gli esseri umani entrano in contatto tra loro al fine di sviluppare relazioni più o meno rilevanti e durature (McConnell-Ginet, 2010).
È influenzata dalla storia di vita personale, dal tipo di attaccamento genitoriale, dagli stili educativi e dal contesto sociale e religioso (Diamond, 2011; Hernandez et al., 2014) che inevitabilmente incidono sul funzionamento erotico individuale.

Il clinico, dopo aver verificato che i sintomi si presentino anche in seguito a stimolazione sessuale adeguata, prende in disamina una serie di fattori che possono essere fondamentali sia per l’eziologia che per il trattamento del disturbo eventualmente diagnosticato:

  • Fattori riguardanti il partner (es. a volte anche l’altro partner presenta problemi sessuali che possono contribuire a scatenare o mantenere i sintomi del paziente)
  • Fattori relazionali (es. una scarsa comunicazione può incidere sull’intesa sessuale)
  • Fattori di vulnerabilità individuale (es. le persone che non si accettano fisicamente hanno maggiori probabilità di sviluppare un disordine sessuale)
  • Comorbilità psichiatriche (es. la depressione si associa frequentemente a disagi di tipo sessuale)
  • Eventi di vita stressanti e traumi
  • Contesto culturale, sociale e religioso

Solo in seguito a un’approfondita valutazione clinica, il professionista può stabilire se si tratti di un disturbo sessuale puro o se esso possa essere giustificato da condizioni mediche (es. uso di farmaci), da disturbi mentali non sessuali o da idee distorte di tipo culturale.
Solo se le difficoltà sessuali non sono meglio spiegate da fobie specifiche, da stereotipi sociali e da condizioni mediche generali si effettua diagnosi di disfunzione sessuale (APA, 2013).

Di seguito sono approfonditi i disturbi sessuali del desiderio e dell’eccitazione sessuale.
I criteri per la diagnosi dei disordini femminili e maschili sono presentati in due sezioni distinte (per maggiori informazioni sugli altri disturbi sessuali, si rimanda ad altre fonti come Simonelli, 2006).

Disturbo del desiderio e dell’eccitazione sessuale femminile

Fino agli anni Novanta non si era prestata particolare attenzione ai disturbi sessuali femminili, probabilmente a causa delle influenze sociali e degli stereotipi di genere, per cui ad esempio l’eventuale scarso interesse sessuale delle donne veniva normalizzato (Simonelli et al., 2003).
Nel corso del tempo tuttavia, anche grazie alle linee guida del gruppo di ricerca di Basson (2005), i disturbi sessuali femminili hanno iniziato ad assumere pari importanza di quelli maschili.
Ad oggi, si ritiene che sia un problema altamente diffuso tra le donne, sebbene i dati disponibili siano ancora piuttosto scarsi, soprattutto in Italia.
Da una ricerca effettuata negli USA emergerebbe tuttavia che ben il 75% della popolazione femminile sperimenterebbe un calo significativo di desiderio ed eccitazione almeno una volta nella vita (Shifren et al, 2008).

Secondo il DSM 5, il disturbo del desiderio e dell’eccitazione sessuale femminile può essere diagnosticato se sono presenti almeno tre dei seguenti sintomi:

  1. Assente/ridotto interesse sessuale
  2. Assenti/ridotti pensieri e fantasie sessuali
  3. Assente/ridotta iniziativa sessuale o avversione nei confronti delle iniziative del partner
  4. Assente/ridotta eccitazione/piacere durante l’attività sessuale
  5. Assenti/ridotti desiderio ed eccitazione nonostante la presenza di stimolazione fisica adeguata
  6. Assenti/ridotte sensazioni fisiche genitali

I sintomi sono presenti per almeno sei mesi e causano disagio clinicamente significativo.

L’eziologia è multifattoriale, infatti fattori genetici, biologici ed ambientali co-occorrono e interagiscono tra loro determinando l’insorgenza di tali disturbi.
Alcune condizioni come disturbi tiroidei, sbalzi ormonali, educazione sessuale restrittiva e idee di genere distorte possono infatti determinare l’insorgenza di tali disordini sessuali (Di Stasi et al., 2019).

Il trattamento è allo stesso modo multi-componenziale e integrato, si uniscono infatti eventuali terapie farmacologiche prescritte dal medico a quelle di tipo psicologico.
In tale direzione, la psicoterapia cognitivo-comportamentale rappresenta uno dei gold standard nella cura dei disordini sessuali poiché agisce sul sistema di credenze e sui pensieri disfunzionali che fanno da sfondo alle reazioni emotive e comportamentali delle donne con difficoltà sessuali (Ter Kuile et al., 2010).
Per quanto concerne la terapia farmacologica, possono essere utilizzate molecole che agiscono sul sistema nervoso simpatico e sul sistema nervoso centrale; possono essere allo stesso modo utili terapie ormonali a base di estrogeni e testosterone. Fondamentale è la terapia sessuale condotta dal sessuologo clinico che aiuta le pazienti mediante la prescrizione di esercizi di stimolazione genitale, comportamentali e di focalizzazione sensoriale. In base allo specifico caso, si può altresì decidere se lavorare con il singolo o la coppia.

Disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile

Se in passato l’assenza di desiderio femminile veniva normalizzata e integrata nello stereotipo di una donna dimessa, succube del partner e per la quale il sesso assumeva significato solo in direzione di una gravidanza, per l’uomo valeva un modello diametralmente opposto.
In altri termini, secondo l’immaginario comune, maschio era anche sinonimo di costante e inflessibilmente elevato desiderio sessuale.
Solo con il tempo e le ricerche epidemiologiche, è stato invece osservato come anche gli uomini possano avere problemi in quest’area del funzionamento erotico, che devono essere adeguatamente riconosciuti e trattati.

A tal proposito, il DSM 5 riconosce l’esistenza del disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile definito dalla persistente e ricorrente assenza di pensieri e fantasie sessuali e di desiderio sessuale.
Per la diagnosi è necessario che i sintomi persistano per almeno sei mesi e causino disagio clinicamente significativo.

L’eziologia del disturbo, esattamente come per le donne, è di tipo multifattoriale.

Disfunzioni endocrine, disturbi dell’umore, eventi di vita stressanti, l’età e stili di vita non corretti (es. abuso di alcool) possono co-occorrere e determinare l’insorgenza della sintomatologia.
Va precisato tuttavia che, per quanto la componente biologica possa avere un suo peso, sono proprio i fattori cognitivi ed emotivi ad avere influenza maggiore nel calo del desiderio sessuale.
Negli uomini con disturbo del desiderio sessuale ipoattivo si riscontrano infatti pensieri automatici distorti, ruminazioni sulla performance, emozioni negative come vergogna e ansia che durante l’attività sessuale possono portare a non prestare attenzione agli stimoli sessuali e quindi a un calo del desiderio (Nobre et al., 2006).

Il trattamento è di tipo multi-integrato.

Eventuali terapie farmacologiche prescritte dal medico sono infatti associate alla psicoeducazione (talvolta gli uomini possono avere idee irrealistiche relativamente al funzionamento erotico), alla terapia sessuale (effettuata singolarmente e/o in coppia) e alla psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Modificare gli schemi cognitivi associati alla sessualità è difatti, negli uomini così come nelle donne, la strada principale per ottenere un cambiamento di tipo emotivo-fisiologico e comportamentale a lungo termine (Gomes et al., 2011).

In conclusione, sia gli uomini che le donne possono manifestare cali del desiderio e dell’eccitazione sessuale di cui non dovrebbero vergognarsi e che non dovrebbero normalizzare soprattutto se perdurano nel tempo e causano disagio personale.
Parlare con uno specialista rappresenta il primo passo per il trattamento di disturbi così comuni ma allo stesso tempo sottovalutati e sotto-diagnosticati. 

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Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: Author.

Basson, R. (2005). Women’s sexual dysfunction: revised and expanded definitions. Departments of Psychiatry and of Obstetrics and Gynaecolog, 172(10): 1327–1333.

Both, S., Everaerd, W., Laan, E., & Janssen, E. (2007). Desire emerges from excitement: A psychophysiological perspective on sexual motivation. The psychophysiology of sex, 8, 327-39.

Di Stasi, V., Maseroli, E., Maggi, M., Jannini, E. A., & Vignozzi, L. (2019). I disturbi dell’eccitazione sessuale femminile: una nuova sfida per l’endocrinologo. L’Endocrinologo, 20(1), 27-32.

Diamond, D., Blatt, S. J., & Lichtenberg, J. D. (Eds.). (2011). Attachment and sexuality. Taylor & Francis.

Gomes, A. L. Q., & Nobre, P. (2011). Personality traits and psychopathology on male sexual dysfunction: An empirical study. The journal of sexual medicine, 8(2), 461-469.

Hernandez, K. M., Mahoney, A., & Pargament, K. I. (2014). Sexuality and religion.

Kaplan, H. S. (2013). Sexual desire disorders: Dysfunctional regulation of sexual motivation. Routledge.

McConnell-Ginet, S. (2010). Gender, sexuality, and meaning: Linguistic practice and politics. Oxford University Press.

Nobre, P. J., & Pinto‐Gouveia, J. (2006). Dysfunctional sexual beliefs as vulnerability factors for sexual dysfunction. Journal of sex research, 43(1), 68-75.

Shifren, J. L., Monz, B. U., Russo, P. A., Segreti, A., & Johannes, C. B. (2008). Sexual problems and distress in United States women: prevalence and correlates. Obstetrics & gynecology, 112(5), 970-978.

Simonelli, C. (2006). L’approccio integrato in sessuologia clinica. Milano: Franco Angeli.

Simonelli, C., Rossi, R., & Forleo, R. (2003). Le disfunzioni sessuali femminili. diagnostica, 4, 84.

Ter Kuile, M. M., Both, S., & van Lankveld, J. J. (2010). Cognitive behavioral therapy for sexual dysfunctions in women. Psychiatric Clinics, 33(3), 595-610.