di Dalila Manti


Cosa si intende con disturbo di personalità?

Con personalità ci si riferisce all’insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni che caratterizzano ogni persona e le lenti con cui guardare sé stessi e il mondo esterno, con cui relazionarsi e comprendere gli altri.
La personalità si sviluppa già durante l’infanzia e subisce l’influenza di fattori ambientali ed ereditari.

In generale un disturbo di personalità è caratterizzato dall’interazione tra fattori interni e comportamenti stabili nel tempo che causano disagio clinicamente significativo nelle seguenti aree di funzionamento:

  1. Controllo degli impulsi in riferimento alla capacità di autoregolare il comportamento;
  2. Pensieri in riferimento al modo di percepire e rappresentare sé stesso, gli altri e gli eventi che accadono;
  3. Risposte emotive intese come la capacità di modulare le proprie emozioni;
  4. Relazioni interpersonali viste come le modalità di entrare in relazione con l’altro.

L’espressione di queste modalità di funzionamento, nel caso del disturbo di personalità, è rigida e inflessibile e non si adatta alle diverse situazioni di vita verso le quali si risponde in modo non appropriato.
I disturbi di personalità hanno una natura egosintonica cioè la persona ha difficoltà a riconoscere i propri tratti problematici in quanto presenti sin dall’infanzia e configurati come modalità “normale” di comportarsi, pensare e provare emozioni.

I disturbi di personalità sono 10,
il disturbo borderline di personalità è uno di questi

APA, 2013

Le caratteristiche del disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità comporta un forte disagio e una compromissione del funzionamento sociale e personale, implica alti tassi di autolesionismo e comportamenti parasuicidari e suicidari.

È definito da:

  • disregolazione affettiva: generalmente le persone sperimentano rapide e frequenti oscillazioni dell’umore, con rabbia incontrollata volta a evitare un abbandono reale e temuto. La marcata reattività dell’umore è caratterizzata da oscillazioni tra stati depressivi, euforia, ansia, irritabilità, rabbia;
  • disregolazione comportamentale: definita dalla difficoltà a controllare l’intensità emotiva e i conseguenti comportamenti aggressivi. L’impulsività si manifesta anche tramite comportamenti autolesivi e incontrollati come: abbuffate compulsive, promiscuità sessuale, cleptomania, abuso di alcool e droghe;
  • disregolazione interpersonale: le relazioni hanno una natura caotica e instabile e sono definite da improvvise rotture in virtù dell’alternanza fluttuante di svalutazioni e idealizzazioni (bisogno–rifiuto, aggressività–sottomissione);
  • disregolazione del sé: frammentazione della propria identità personale e senso cronico di vuoto. Instabilità della visione di sé, dei propri valori morali e obiettivi. Le persone si percepiscono come cattive, vulnerabili e soggette alla trascuratezza e abuso;
  • disregolazione del pensiero: potrebbero presentarsi ideazione paranoide e risposte dissociative sotto stress.

Il disturbo borderline può presentarsi in comorbidità con altri disturbi, tra cui il disturbo bipolare, gravi forme di depressione, disturbi psicotici, abuso di sostanze, bulimia nervosa, anoressia nervosa, binge-eating, disturbo di deficit da attenzione e iperattività (ADHD).

Epidemiologia

Il disturbo borderline di personalità interessa circa l’1,1%-2,5% della popolazione adulta, si registra una prevalenza di donne (75-80% circa) rispetto agli uomini. Non ci sono differenze significative legate all’etnia.
Risulta più frequente in persone appartenenti ad uno status socio-economico basso. L’esordio avviene, generalmente, in adolescenza o nella prima età adulta.

Eziologia

L’insorgenza del disturbo è legata a fattori di tipo genetico in interazione con fattori ambientali.

Secondo il modello bio-psico-sociale (Linehan, 2015) occorre tener conto dell’interazione tra:

  • fattori biologici: ereditarietà del temperamento, fattori intrauterini, particolari fattori neuropsicologici;
  • fattori psicologici: sensibilità emotiva di base e impulsività;
  • fattori sociali: legati allo stile di attaccamento, all’accudimento genitoriale e allo stile comunicativo dei caregiver. Le esperienze infantili possono essere caratterizzate da rifiuto degli stati emotivi, anche le manifestazioni di sofferenza e l’esperienza autonoma possono esser state bloccate.

I familiari di persone con disturbo borderline di personalità presentano, generalmente, una percentuale maggiore di disturbi psicopatologici. Questa condizione potrebbe influire sia a livello ereditario perché, ad esempio, i genitori potrebbero trasmettere ai figli una predisposizione genetica come la vulnerabilità alla psicopatologia, sia a livello di qualità educativa e cura dei figli.

Nel 40%-70% dei casi si registra la presenza di esperienze traumatiche precoci e abusi in età infantile che possono rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo di un attaccamento di tipo insicuro o disorganizzato.

È bene sottolineare che lo sviluppo di uno stile di attaccamento insicuro o precoci esperienze negative non sono dei fattori certi di sviluppo del disturbo. È la combinazione di questi con una vulnerabilità genetica e stressor ambientali a determinare lo sviluppo del disturbo di personalità.

Poletti, 2010

La neurobiologia del disturbo

Studi di neuroimaging hanno permesso di evidenziare cambiamenti strutturali a carico:

  • Della corteccia prefrontale deputata alla pianificazione e controllo di comportamenti cognitivi complessi (anche di natura impulsiva), alla presa di decisione e alla moderazione della condotta sociale in base alle situazioni;
  • Dell’ippocampo che svolge un ruolo importante nei processi di memoria e apprendimento;
  • Dell’amigdala che rappresenta il centro di integrazione di processi neurologici superiori (sistemi della memoria emozionale), quindi coinvolta nella valutazione degli stimoli emotigeni.

Ulteriori studi hanno permesso di evidenziare una vulnerabilità a livello biochimico a carico del sistema serotoninergico e dopaminergico.

La serotonina è un neurotrasmettitore che regola il tono dell’umore e una serie di funzioni biologiche come sonno, appetito e sessualità; l’aumento di volume dell’amigdala, così come dimostrato da studi di neuroimaging, spiega la maggiore reattività dell’amigdala all’esposizione a stimoli emotigeni.

La dopamina, neurotrasmettitore attivo nella generazione di risposte e nel controllo cognitivo, è implicato nella scarsa regolazione affettiva, nell’impulsività e deficit a carico delle funzioni esecutive (Poletti, 2010).

Il trattamento del disturbo borderline di personalità

Le linee guida APA (2001) definiscono l’importanza di un trattamento combinato caratterizzato da intervento psicoterapico e intervento farmacologico. Generalmente l’intervento terapeutico ha una durata non inferiore a un anno ma possono anche essere previsti anche tempi più lunghi.

La relazione terapeutica è un fattore fondamentale e imprescindibile per il trattamento in quanto permette alla persona di sperimentare le modalità di funzionamento nuove e adattive in un clima empatico e di accettazione incondizionata.

Dove trattare il disturbo borderline di personalità

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

Videoconsulto
Disponibile
Visita a domicilio
Disponibile

Contatta gli psicoterapeuti del centro di Roma

Videoconsulto
Disponibile

Contatta gli psicoterapeuti del centro di Lecce

Bibliografia

American Psychiatric Association – APA. (2013) Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. (DSM-5). Edizione italiana a cura di Massimo Bioni, Raffaello Cortina Editore

American Psychiatric Association – APA (2001) Practice guideline for the treatment of patients with borderline personality disorder: introduction. Am J Psychiatry 2001;15, 10-2

Calì S., D’Alia D., Marzano C., Perrini F. Il disturbo Borderline di personalità e la DBT. Istituto A.T. Beck

De Sanctis B., Varrucciu N., Saettoni M., Gragnani A. (2017) Disturbo borderline di personalità o disturbo bipolare II? Una revisione della letteratura per andare oltre una lettura categoriale. Psicoterapia cognitiva e comportamentale, vol 23, n 2, 163-188

Linehan M.M. (2015) DBT skills training. Schede e fogli di lavoro. Raffaello Cortina Editore, Milano

Linehan M. M. (2015) Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Raffaello Cortina Editore, Milano

Linee guida NICE (2009) Borderline Personality Disorder: treatment and management.

Madeddu F., Acquaro P., Preti E. (2012) Psicoterapia per il disturbo borderline di personalità: revisione della letteratura sull’efficacia di quattro trattamenti manualizzati. Journal of Psychopathology, 18, 19-209 Poletti M. (2010) Aspetti neuroevolutivi del Disturbo Borderline di Personalità. Psicologia clinica dello sviluppo, 3, 449-469