di Claudia Falcone


 

Che cos’è l’Ansia e il Disturbo D’ansia Generalizzata?

In generale l’Ansia si può definire come un complesso sistema di risposta cognitivo, emotivo, fisiologico e comportamentale, attivato da circostanze considerate pericolose o potenzialmente minacciose.

 

Il Disturbo D’ansia Generalizzata (DAG) è uno dei tanti tipi di Disturbi d’ansia

Tutte le tipologie di Disturbi d’Ansia si manifestano attraverso:

  • Pensieri caratteristici, relativi all’anticipazione di una minaccia futura e alla percezione di non riuscire a fronteggiarla
  • Comportamenti caratteristici, come quelli eccessivamente prudenti e protettivi o quelli riferibili ad altre forme di evitamento
  • Stati fisiologici caratteristici, come l’accelerazione del battito cardiaco, l’affanno, l’aumento della respirazione
  • Stati emotivi caratteristici, tra cui l’agitazione, la tensione emotiva, il nervosismo, l’irritabilità e il panico.

Nella figura 1 una visione d’insieme del profilo dell’ansia.

Fig. 1 Schema riassuntivo del profilo dell’ansia. Immagine tratta dal libro “Penso dunque mi sento meglio”

Esistono diverse tipologie di disturbi legati all’ansia: le fobie, l’ansia sociale, il disturbo da attacchi di panico, il disturbo da stress post-traumatico, l’ipocondria e il Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG).

Ciò che differenzia questi disturbi è la tipologia di oggetti o situazioni che provocano lo stato d’ansia.

Nel Disturbo d’Ansia Generalizzato la causa scatenante non è limitata a situazioni specifiche o a singoli eventi (come l’ansia da malattia per l’ipocondria o la presenza di un ragno per l’aracnofobia) ma l’ansia, come dice la parola stessa, è generalizzata e coinvolge diversi oggetti e/o situazioni della vita della persona (lavoro, famiglia, scuola, salute fisica).

Sintomi, criteri diagnostici e le cause del DAG

Per parlare dei sintomi e dei criteri diagnostici del DAG si deve fare riferimento alla definizione del DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) (APA, 2014), secondo cui il disturbo è caratterizzato da una preoccupazione eccessiva (che si manifesta per la maggior parte della giornata, per un periodo di almeno sei mesi) da parte dell’individuo in differenti ambiti di vita (scolastico/lavorativo, familiare, economico e di salute).

Questa preoccupazione è difficilmente controllabile dall’individuo, ed è associata a sintomi fisici come irrequietezza, facile affaticabilità, tensione muscolare e irritabilità.
L’eccessiva preoccupazione e i sintomi fisici correlati influenzano negativamente la qualità della vita dell’individuo e non sono attribuibili ad altre condizioni contingenti, come l’uso di sostanze, di farmaci o a specifiche condizioni di salute.

Non esiste una causa specifica del DAG, ma questa è, piuttosto, la risultante di una combinazione di:

  • Variabili psicologiche, come il temperamento e la personalità dell’individuo;
  • Variabili biologiche, rappresentate da fattori genetici e fisiologici;
  • Variabili ambientali, legate alle esperienze di vita e allo stile educativo (APA, 2014).

Anche specifiche condizioni legate alla salute e allo stile di vita (abuso di alcol e droghe) possono influenzare negativamente gli effetti dell’ansia (Stein, 2015).

L’ansia è sempre negativa?

Non sempre trovarsi in uno stato ansioso è stato nel corso della vita dell’uomo una condizione negativa. Basti pensare che senza l’ansia non si sarebbe sopravvissuti e non si sopravvivrebbe ad alcuni pericoli.
Questo perché l’ansia è un’attivazione dell’organismo che ci permette, in situazioni di minaccia, di mobilitare le nostre risorse, per affrontare o fuggire da una situazione spiacevole.

Tuttavia, mentre nel caso della paura il pericolo è reale e imminente, nel caso dell’ansia il pericolo è ipotetico e futuro.

L’ansia ha, quindi, una funzione adattiva e, in alcune circostanze, può essere utile.
Per esempio, un giusto grado di ansia permette di dare il nostro meglio quando dobbiamo affrontare un esame, o un colloquio di lavoro, o una gara sportiva.
Questo aspetto “vantaggioso” dell’ansia era stato già posto in evidenza nel 1908 nella Legge di Yerkes-Dodson, che mostra l’esistenza di una correlazione tra attivazione psico-fisiologica e la prestazione del soggetto (Yerkes R.M. & Dodson J.D., 1908).
Un’attivazione psico-fisiologica ottimale può contribuire a migliorare le prestazioni in compiti specifici.
Nel momento in cui l’eccitazione diventa eccessiva, invece, le prestazioni diminuiscono.

Tuttavia, l’ansia in certe situazioni può rivelarsi fortemente negativa. Ci sono persone che provano ansia per la maggior parte della loro giornata e di fronte alle più svariate situazioni, anche quando non è presente alcun pericolo o quando il pericolo non è così serio come lo si percepisce.
In queste persone l’ansia è aggravata dalla convinzione di non avere le capacità giuste per affrontare in modo efficace le situazioni temute.

È possibile distinguere l’ansia normale dall’ansia patologica?

L’ansia in sé non è per forza una condizione patologica. Può diventarlo se insorge con eccessiva frequenza, con alta intensità e se porta sistematicamente all’evitamento dalle situazioni temute.

L’ansia diventa patologica quando presenta una o più di queste caratteristiche (Clark & Beck, 2010):

  • Deriva da un’erronea valutazione del pericolo riguardo una situazione. Si manifesta in presenza di una minaccia minima oppure in assenza di stimoli minacciosi, percepiti e interpretati dal soggetto come pericolosi, quando in realtà sono innocui o neutri (falsi allarmi)
  • Interferisce con le abitudini normali della persona, con il suo funzionamento lavorativo/scolastico, con le attività ricreative o con le relazioni sociali
  • Persiste a lungo ed è maggiore di quanto ci si aspetterebbe in condizioni normali.
  • Porta le persone a pensare al futuro in modo catastrofico, anticipando disgrazie, pericoli e minacce
  • È generata da un range più ampio di stimoli e/o da situazioni caratterizzate da un’intensità di minaccia relativamente lieve, che sarebbe percepita come innocua da individui non ansiosi.

 

Quali sono gli interventi più efficaci per curare il DAG? A chi posso rivolgermi?

Diversi studi dimostrano come la psicoterapia sia tra i trattamenti più efficaci per il trattamento del DAG, e in particolare la Psicoterapia cognitivo-comportamentale (Caselli et al., 2016; Locke et al., 2015).

La Terapia Cognitivo Comportamentale è basata su un modello cognitivo, che ipotizza che l’ansia si affronta attraverso:

  • Cambiamento cognitivo: imparando a valutare e modificare i pensieri disfunzionali
  • Cambiamento fisico: imparando a rilassarsi
  • Cambiamento comportamentale: imparando a esporsi alle situazioni (Beck, 2013).

Attraverso la psicoterapia il paziente impara a modificare i propri pensieri, a ridurre i comportamenti di evitamento dallo stimolo fobico e a sviluppare abilità di coping funzionali (strategie per fronteggiare le situazioni).

Inoltre, il paziente apprende come:
• Riconoscere, controllare e modificare i propri pensieri disfunzionali;
• Sviluppare abilità di coping efficaci;
• Sviluppare maggiore fiducia nelle proprie capacità di fronteggiare le avversità;
• Modificare il proprio comportamento, riducendo le scelte di evitamento;
• Controllare le proprie funzioni fisiologiche attraverso le tecniche di rilassamento;
• Aumentare la capacità di affrontare le emozioni negative.

Oltre alla Terapia cognitivo comportamentale, altri approcci sono risultati efficaci.
Tra questi ricordiamo la Terapia metacognitiva di Wells (Wells A., 2012) e approcci integrati che prevedono l’utilizzo combinato della Mindfullness (meditazione con consapevole di sé) e del biofeedback con le tecniche di psicoterapia (Daitch et al., 2018; Tolin et al., 2020).
Inoltre nei casi più gravi il trattamento farmacologico può aiutare a ridurre l’intensità ansiogena, tuttavia per non risultare fallimentare deve essere integrato con un intervento psicoterapico (Bandelow et al., 2013)

Bibliografia

APA (2014) Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali quinta edizione DSM 5, Raffaello Cortina Editore.

Beck J.S. La Terapia cognitivo-comportamentale, ed. Astrolabio Ubaldini, 2013.

Bandelow B, Boerner R, Kasper S., Linden M.,Wittchen H., Möller H. The Diagnosis and Treatment of Generalized Anxiety Disorder. Dtsc Aztebl Int 2013 v.11(17)

Caselli, G., Manfredi, C., Ruggiero, G.M., Sassaroli, S. (2016). La terapia Cognitivo Comportamentale dei Disturbi d’Ansia: una revisione degli studi di efficacia. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 22(1), 81-101.

Clark, D. A. & Beck, A. T. (2010). Cognitive therapy for anxiety disorders; Science and practice. New York: Guilford Press.

Daitch C. Cognitive Behavioral Therapy, Mindfulness, and Hypnosis as Treatment Methods for Generalized Anxiety Disorder. Am J Clin Hypn. 2018;61(1):57‐69

Greenberger D. e Padesky C.A., Penso dunque mi sento meglio. ed. Erickson 2007.

Locke AB, Kirst N, Shultz CG. Diagnosis and management of generalized anxiety disorder and panic disorder in adults. Am Fam Physician. 2015;91(9):617‐624.

Stein MB, Sareen J. Generalized Anxiety Disorder. N Engl J Med. 2015 ;373(21):2059‐2068.

Tolin DF, Davies CD, Moskow DM, Hofmann SG. Biofeedback and Neurofeedback for Anxiety Disorders: A Quantitative and Qualitative Systematic Review. Adv Exp Med Biol. 2020;1191:265‐289

Wells A., Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione. Es Eclipsi (2012)

Yerkes RM, Dodson JD (1908). “The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation”. Journal of Comparative Neurology and Psychology. 18: 459–482