da un articolo di Alessandra Pastore


Nel corso della normale crescita dell’individuo si manifesta un livello di stress tollerabile e persino necessario.
Tuttavia, quando questo stress passa a livelli superiori o traumatici e il soggetto è incapace di superare il trauma, si parla di Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD).
Prima che  l’espressione disturbo post traumatico da stress (PTSD) venisse coniata dalla terminologia psichiatrica e inclusa nella classificazione diagnostica dell’American Psychiatric Association (DSM-III, 1980) si parlava di “febbre delle trincee” per cercare di dare una spiegazione alle anomalie associate allo stress da combattimento.
Nella Seconda Guerra Mondiale, si adottò il termine nevrosi traumatica da guerra e durante la Guerra del Vietnam il termine passò da “reazione da forte stress” a “disturbi adattivi della vita adulta”.

Sintomi

Come attualmente inteso, il disturbo da stress post traumatico (PTSD) si sviluppa in risposta all’esperienza o alla testimonianza a un evento angosciante come esposizione a morte reale o minaccia di morte, grave lesione o violenza sessuale. Il PTSD può verificarsi anche in seguito a un incidente automobilistico, a una calamità naturale (ad esempio incendio, terremoto, alluvione), a un’emergenza medica o a qualsiasi incidente improvviso e dirompente.

I criteri per la diagnosi della sindrome PTSD sono (DSM V):

  • presenza di sintomi intrusivi associati all’evento;
  • reazioni dissociative (ad es. ‘flashback’) in cui il soggetto sente o agisce come se l’evento traumatico si stesse ripresentando;
  • evitamento degli stimoli associati all’evento traumatico;
  • alterazioni negative di pensieri ed emozioni associate all’evento (ad es. incapacità di ricordare qualche aspetto collegato all’evento, persistenti e distorti pensieri relativi alla causa dell’evento che porta l’individuo a dare la colpa a se stesso o agli altri, sentirsi distaccati dalla famiglia e dagli amici, mancanza di interesse per le attività che una volta ti sono piaciute, difficoltà a provare emozioni positive, ecc.);
  • marcate alterazioni dell’arousal e delle reattività associate all’evento traumatico (ad es. comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia con minima o nessuna provocazione, esagerate risposte di allarme, problemi di concentrazione, comportamento spericolato o autodistruttivo, colpa travolgente o vergogna);
  • la durata delle alterazioni è superiore a 1 mese;
  • l’alterazione provoca disagio, clinicamente significativo o provoca compromissione in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Trattamento

Il trattamento può aversi essenzialmente su due livelli: quello farmacologico e quello psicoterapeutico.
Da un punto di vista farmacologico, gli antidepressivi Inibitori Selettivi della Serotonina (SSRI), in particolare paroxetina e sertralina, si sono mostrati utili nell’attenuazione dei sintomi disturbanti.

Dal punto di vista psicoterapeutico, il National Institute of Mental Health (NIMH) e l’American Psychological Association (APA) suggeriscono buoni risultati ottenuti con le terapie cognitivo-comportamentali.

Le tecniche maggiormente utilizzate nel PTSD sono:

  • Tecniche di esposizione
    Hanno lo scopo di far familiarizzare il paziente con le situazioni temute in un clima di sicurezza mediante procedure di Esposizione in vivo e Esposizione ai ricordi in Immaginazione;
  • Tecniche di ristrutturazione cognitiva
    Si aiuta il paziente con PTSD a identificare e modificare gli “errori di ragionamento” e le convinzioni disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo;
  • Tecniche di gestione dell’ansia
    Insegnamento di tecniche di rilassamento e respirazione;
  • Terapia EMDR
    L’approccio EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, in italiano Desensibilizzazione e rielaborazione mediante movimenti oculari)  è riconosciuto come metodo evidence based per il trattamento dei disturbi post traumatici, approvato dall’American Psychological Association (1998-2002), dall’American Psychiatric Association (2004), dall’International Society for Traumatic Stress Studies (2010) e dal nostro Ministero della salute nel 2003.
    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nell’agosto del 2013, ha riconosciuto l’EMDR come trattamento di elezione per la cura del trauma e dei disturbi a esso correlati.
    L’EMDR va a lavorare sul ricordo degli eventi traumatici, in modo da rielaborarli e riorganizzarli nella memoria, per far sì che queste esperienze perdano l’intensa componente emotiva associata e che gli apprendimenti disfunzionali dal punto di vista cognitivo acquisiscano un significato maggiormente positivo.
    Tutto ciò permette al paziente di poter usare i suoi “ricordi dolorosi” in modo costruttivo, trasformandoli in una risorsa.
    Ogni individuo è dotato della facoltà innata di elaborare gli eventi traumatici ma in alcune persone, in situazioni particolarmente gravi, questa capacità si blocca.
    L’EMDR usando la stimolazione bilaterale, cioè i movimenti oculari, è in grado di far ripartire la capacità di elaborazione.

Dove trattare il disturbo post traumatico da stress

Solo presso la sede di Lecce di Istituto Santa Chiara si esegue la TERAPIA EMDR

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

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