di Dalila Manti


Cosa si intende con enuresi?

L’enuresi è il secondo problema per prevalenza in età pediatrica.
Rientra tra i disturbi dell’evacuazione ed è l’emissione di urina nel letto o nei vestiti, sia involontaria che intenzionale (APA, 2013), oltre l’età in cui il controllo vescicale dovrebbe essere raggiunto.
La diagnosi può essere posta a partire dal compimento del 5° anno di età (o livello di sviluppo) e quando tale comportamento si verifica almeno 2 volte a settimana per 3 mesi consecutivi.
È fondamentale escludere gli effetti fisiologici di una sostanza come diuretici o farmaci antipsicotici oppure altra condizione medica quale diabete, spina bifida, ecc.

L’enuresi si classifica in:

  • enuresi primaria se il controllo minzionale non è mai stato raggiunto;
  • enuresi secondaria quando essa compare dopo un periodo asciutto continuativo di almeno 6 mesi.

Inoltre si definisce:

  • enuresi monosintomatica: quando questa si verifica durante il sonno notturno;
  • enuresi nonmonosintomatica: quando l’emissione di urina si verifica sia il giorno che la notte;
  • incontinenza urinaria: nel caso di emissione di urina in stato di veglia.

Quali sono le tappe di acquisizione del controllo minzionale?

Le tappe maturative che permettono l’acquisizione di questa importante abilità nel ciclo evolutivo sono:

  • fino a 6 mesi di vita è presente l’arco riflesso sacrale, la vescica ha capacità ridotta per cui le minzioni sono frequenti;
  • tra i 6 e i 12 mesi le vie urinarie iniziano a maturare, la minzione funziona ancora in maniera riflessa ma si avvia una diminuzione del  numero delle minzioni anche perché la capacità vescicale aumenta;
  • tra i 2 e 4 anni avviene il controllo corticale della minzione. La minzione diviene un atto volontario e consapevole;
  • tra i 3 e i 4 anni di vita dovrebbe completarsi la variazione circadiana nella produzione dell’ormone antidiuretico (ADH) da parte del lobo posteriore dell’ipofisi, una ghiandola endocrina che produce ormoni che stimolano altre ghiandole come tiroide e ghiandole surrenali;
  • età adulta: si definisce per l’aumento della produzione di ADH e l’incremento della capacità vescicale. 

Colpisce più i maschi o le femmine?

L’enuresi notturna riguarda prevalentemente i maschi, mentre l’incontinenza diurna le femmine.

Si registra una prevalenza del disturbo in circa il 5-10% dei bambini di 5 anni, in 3-5% nei bambini di 10 anni e l’1% nei ragazzi a partire da 15 anni.

Qual è la causa?

L’enuresi notturna monosintomatica (ENM) è considerata una condizione multifattoriale in cui intervengono diversi fattori quali, ad esempio, uno squilibrio tra produzione notturna di urine e capacità vescicale funzionale, disturbi del sonno, fattori ereditari, endocrinologici, vescicali, neurologici.

In particolare:

  • i fattori ereditari identificano la trasmissione familiare di un gene chiamato ENUR;
  • si potrebbe registrare un deficit di produzione dell’ormone antidiuretico (ADH) durante la notte che non incide sulla diminuzione della quantità di urina durante il sonno;
  • i fattori vescicali riguardano una ridotta capacità vescicale, cioè la vescica si contrae prima di riempirsi completamente;
  • disturbi del sonno legati al “sonno profondo” di molte persone enuretiche, si registra una difficoltà ad avvertire la sensazione di vescica piena durante il periodo di sonno.

Il trattamento dell’enuresi

Alcuni studi hanno dimostrato come l’enuresi eserciti i suoi effetti sull’autostima dei bambini che ne sono affetti, proprio perché diviene limitante per le esperienze di socializzazione (dormire a casa di amici)  e per le autonomie personali.

Prima del trattamento è importante procedere a una prima fase valutativa che riguarda la raccolta  storia di vita, lo studio della familiarità per enuresi, le tappe di acquisizione del controllo sfinterico, l’impatto psicologico e la motivazione del bambino ed eventuali esami strumentali.

Il trattamento segue tre percorsi importanti:

  1. trattamento non medico che mira sia al monitoraggio della frequenza degli episodi enuretici che alla messa in atto di strategie utili come ad esempio incoraggiare lo svuotamento vescicale prima di andare a letto;
  2. trattamento comportamentale che si basa sui principi del condizionamento classico e prevede l’inserimento dell’allarme notturno e del training vescicale;
  3. trattamento farmacologico  con desmopressina in seguito a consultazione medica.

A chi rivolgersi per il trattamento dell’enuresi

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

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Bibliografia

American Psychiatric Association – APA. (2013) Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali – Quinta Edizione. (DSM-5). Edizione italiana a cura di Massimo Bioni, Raffaello Cortina Editore

Baio E., Chiozza M.L., Di Mauro G. (2016) L’enuresi, un problema che non va nascosto. Italian Health Policy Brief, 1-10

D’Alessio A. (2014) Enuresi un problema sottostimato. Guida pratica per il pediatra. Mediaprint

Caruso R. (2013) Esperienza clinica nel trattamento dell’enuresi notturna monosintomatica in età pediatrica mediante utilizzo della desmopressina sublinguale.  Il bassini. Rivista medico-scientifica del Presidio Ospedaliero. 9-18

Mencoboni M. C. (2000) L’enuresi notturna. Medico E Bambino, N 9, 565-569