di Letizia Protopapa


Monolinguismo e bilinguismo

Col termine monolinguismo si intende l’esposizione per oltre l’80% del tempo a un’unica lingua; possiamo invece definire il bilinguismo come l’esposizione significativa a due lingue in una percentuale che può variare tra il 35 e il 65% del tempo 

Marini A et al, 2019

Nel caso in cui questa esposizione sia invece saltuaria e in ambito scolastico (ad esempio l’ora di inglese/francese/spagnolo a scuola) si parla di lingua straniera ma non di bilinguismo.

Parliamo di bilinguismo simultaneo se il bambino sin dalla nascita è esposto adeguatamente a due lingue all’interno della famiglia e inizia a impararle entro 1 anno di vita, nel bilinguismo sequenziale precoce il bambino apprende dapprima solo la lingua madre e dopo i 2 anni di vita, quando la prima lingua è ormai consolidata, inizia a essere esposto a una seconda lingua in numerosi e adeguati contesti comunicativi (per esempio routines quotidiane insieme ai genitori: momento della pappa, del bagnetto, dell’allattamento, della nanna, momenti ludici e di svago, ecc…).

Il bilinguismo tardivo si ha invece quando il bambino viene esposto alla seconda lingua solo dopo i 10 anni di vita.

Bilinguismo: falsi miti e realtà

Quando si parla di bilinguismo, le domande e le preoccupazioni che vengono più frequentemente poste dai genitori di bambini bilingui sono inerenti a un eventuale affaticamento, rallentamento o sovraccarico cognitivo dei figli.
In realtà numerosi studi in questione dimostrano che il bilinguismo NON è un fattore di rischio per lo sviluppo del linguaggio: anzi, lo potenzia!
E potenzia inoltre le ‘’funzioni esecutive’’, che sono tutte quelle funzioni cognitive che quotidianamente ci permettono di pensare, pianificare, mettere in atto tutte le nostre azioni, dalle più elementari alle più complesse.

È scientificamente provato che le persone bilingui abbiano una maggiore flessibilità cognitiva, migliori livelli attentivi, miglior capacità della memoria a breve termine e della memoria di lavoro fonologica, migliore protezione dall’invecchiamento cerebrale.

Per un bambino bilingue, se non è avvenuta un’esposizione del tutto pari, adeguata e costante a entrambe le lingue parlate in famiglia fin dalla più tenera età, è assolutamente normale avere maggiori competenze in una lingua (L1) a cui è stato maggiormente esposto e aver più difficoltà nella seconda lingua (L2).

I bambini bilingui simultanei (che sono stati esposti in modo costante e adeguato a due lingue entro il primo anno di vita, come detto prima) hanno spesso un più rapido sviluppo delle competenze morfosintattiche; a discapito del vocabolario e della comprensione di storie (infatti il vocabolario può risultare ‘’povero’’ in apparenza e la comprensione può essere penalizzata perché il bambino pur avendo in mente tutti i concetti a cui si riferiscono le parole, non per tutte le parole conosce l’equivalente linguistico dell’altra lingua).
Inoltre il bambino bilingue può compiere errori coi morfemi liberi (ausiliari, articoli) e dunque le sue frasi e discorsi potrebbero sembrare più semplici e ‘’poveri’’ rispetto a quelle di un bambino monolingue, tuttavia la struttura interna delle sue frasi è totalmente coerente e sovrapponibile a quella di un monolingue.

I bambini bilingui con sviluppo tipico che hanno acquisito buone competenze nella lingua che parlano di più (L1), possono trasferire queste competenze senza difficoltà, nel tempo, alla seconda lingua parlata (L2).
Per questo motivo è importante che i genitori parlino coi figli la lingua in cui si sentono più competenti.
Se si vuole migliorare poi l’apprendimento della seconda lingua, è importante che questa venga parlata spesso in famiglia, fare giochi e attività familiari per migliorare il vocabolario, la capacità di comprensione prima orale e poi scritta, anche attraverso la lettura congiunta di libri, ad esempio.

DPL – disturbo primario del linguaggio nei bambini bilingue

Può succedere dunque che i bambini bilingui con sviluppo nella norma possano avere un lessico più povero, delle difficoltà morfosintattiche, narrative e nella comprensione di storie.
Dato che tali difficoltà sono riscontrabili anche nei bambini monolingui con disturbo primario di linguaggio, può accadere che i bambini bilingui ricevano una errata diagnosi di disturbo di linguaggio.
È importante non fare confusione, tener presente che ogni bambino è un caso a sé e considerare tutte le variabili: di solito infatti i bambini bilingui che hanno effettivamente un disturbo di linguaggio sviluppano competenze più lentamente e presentano difficoltà in entrambe le lingue a cui sono esposti.

I bambini bilingui con sviluppo tipico, invece, posseggono in genere una buona padronanza della lingua a cui sono esposti maggiormente e possono avere delle difficoltà fisiologiche nella lingua a cui sono stati esposti meno.

Per questo è importante rivolgersi a un logopedista, per qualsiasi dubbio da parte dei genitori.
Il professionista valuterà il caso e raccoglierà informazioni sulle lingue parlate dal bambino e dalla famiglia, sulla quantità, qualità e contesti nei quali il bambino viene esposto alle due lingue ecc.

Dove trovare un logopedista

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

I logopedisti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio, anche su Roma

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