di Beatrice Filiputti


Il lutto è l’esperienza dolorosa che un individuo vive successivamente alla morte di una persona cara. Ne derivano uno stato psicologico e una reazione differente da parte di ognuno, per cui ognuno sviluppa uno stile personale per elaborare il lutto.

Bowlby (1980) condivide l’ipotesi per cui l’evento del lutto abbia come conseguenza il difficile ritiro dell’investimento affettivo dalla persona perduta, mentre Lieberman et al. (2003) riportano come la morte di una persona amata possa rappresentare l’esperienza emotiva più dolorosa vissuta da un essere umano, ovvero un evento capace di modificare i nostri orizzonti psicologici in quanto il nostro mondo personale non sarà più lo stesso senza quella persona.

Fasi e reazioni nell’elaborazione del lutto

La psichiatra Kübler-Ross (1969) ha elaborato la Teoria delle 5 fasi del Lutto per spiegare il processo che porta all’elaborazione dello stesso.

Le fasi possono presentarsi con tempi e modalità diverse per ogni individuo. Esse sono:

  • Negazione o rifiuto: “No, non è successo davvero”
    Questa fase consiste nella negazione del fatto che la persona sia morta.
    Può essere totale, se c’è un totale rifiuto della morte; parziale se si cerca di minimizzare il problema.
    La negazione in questo caso serve a proteggerci poiché si verifica nel momento in cui ci si trova in una situazione di impotenza.
  • Rabbia: “Perché proprio a me?”
    La rabbia è un’emozione comune che permette anche di superare gli ostacoli. In questo caso tuttavia, ci si può trovare di fronte a una rabbia di tipo irrazionale, ovvero diretta verso coloro che non c’entrano niente (noi stessi, familiari, medici).
    È una fase difficile per chi la vive in prima persona e per chi gli si trova accanto, ma necessaria per favorire lo sfogo e la liberazione.
  • Negoziazione: “Se supero questo momento non farò più errori”
    La fase di negoziazione subentra nel momento in cui ci si accorge che essere arrabbiati non porta più ad alcuna conclusione.
    È una fase che si attraversa in modo più consapevole, ma in cui persiste ancora la speranza che la persona cara possa tornare.
    È comunque un piccolo traguardo, in quanto sottende di aver compreso l’esistenza del problema.
  • Depressione: “Non posso farcela, la mia vita così non va”
    È una fase difficile, in cui ci si rende conto del problema e della nostra impotenza: quando la rabbia sparisce mancano le energie per le quali subentra questo stato.
    Non si può più negare cosa sia successo e non ci sono più speranze di un rimedio.
    La depressione nel lutto è uno stato buio e triste, ma permette di iniziare la fase di accettazione.
  • Accettazione: “Ora bisogna andare avanti”
    È il momento finale dell’elaborazione: si può tornare a vivere e si abbandona la sensazione di impotenza causata dalla perdita, per cui si acquisisce uno stato emotivo più neutro dove si riesce a guardare al futuro non incolpando altri.
    Il dolore è ancora presente e le ricadute possono verificarsi; tuttavia è una fase vissuta in modo meno intenso e si basa sull’accettazione della perdita per poter tornare e continuare a vivere.

L’adattamento successivo al lutto

Il lutto non si risolve mai del tutto, piuttosto cambia nel tempo permettendo alla maggior parte dei soggetti di adattarsi e ottenere un lutto integrato senza bisogno di interventi.

Questo è possibile perché disponiamo di meccanismi innati che fanno parte del sistema di attaccamento, i quali aiutano a riprendersi dal lutto conseguente alla perdita di una persona cara (Dell’Osso et al., 2013).
Per una favorevole risoluzione del processo di elaborazione del lutto è necessario un adeguato controllo delle emozioni; per questo è importante anche il supporto di persone fidate che possano aiutare nel controllo delle emozioni e avviare il processo di superamento del lutto.

Tuttavia, in alcuni soggetti l’elaborazione del lutto si blocca, non evolvendo verso la risoluzione che solitamente si esplica nell’arco di 6-12 mesi, ma perdura anche per anni.
Questi casi configurano nell’entità clinica definita lutto persistente complicato (DSM-5), nel quale i sintomi della fase acuta sono amplificati, cristallizzati e invalidanti (Kersting et al., 2011; Shear, 2012, Shear et al., 2013).

Il lutto persistente si distingue dal lutto normale per la presenza di gravi reazioni al lutto che persistono per almeno 12 mesi nell’adulto (6 mesi nel bambino) dopo la morte della persona e se queste reazioni interferiscono con la capacità di funzionamento dell’individuo.
La natura e la gravità del lutto devono essere spropositate rispetto all’ambiente culturale, all’appartenenza religiosa o alla fase di sviluppo; si osservano desiderio persistente e nostalgia pervasiva della persona deceduta, dolore e pianto frequenti; preoccupazione per il modo in cui la persona è deceduta; desiderio più o meno frequente di seguire il destino del morto (DSM-5).

La perdita di una persona cara è un evento doloroso e drammatico, a cui si può reagire in modo diverso. È importante prestare attenzione e cura a chi sta vivendo un lutto poiché questa condizione può trasformarsi in una sofferenza perenne; bisogna evitare di farlo diventare patologico e intervenire precocemente.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association, DSM-5 Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed., 2013
  • Bowlby J (1980), Attaccamento e perdita, vol. III: La perdita della madre, Milano: Fabbri editori, 2015
  • Dell’Osso L, Carmassi C, Shear MK (2013), From Complicated Grief to Persistent Complex Bereavement Disorder, Journal of Psychopathology, 19, 185-190
  • Kersting A, Brahler E, Glaesmer H, et al. (2011), Prevalence of complicated grief in a representative population-based sample, Journal of Affective Disorder, 131:339-43.
  • Kübler-Ross E (1969) On Death and Dying, Macmillan, New York NY
  • Lieberman AF, Compton NC, Van Horn P, Ghosh Ippen C (2003), Il lutto infantile, Bologna: Il Mulino, 2007
  • Shear MK (2012), Grief and mourning gone awry: pathway and course of complicated grief. Dialogues Clinical Neuroscience, 14:119-28
  • Shear MK, Ghesquiere A, Glickman K (2013), Bereavement and complicated grief, Curr Psychiatry Rep, 15:406