di Aida Andrisani e Gianvito Lagravinese


Cosa si intende per invecchiamento e per invecchiamento attivo?

L’invecchiamento è un processo evolutivo universale e irreversibile, un insieme di cambiamenti fisici, biologici e psicologici che si verificano con il passare del tempo e accompagnano tutte le fasi della vita degli individui.
Quando si parla di invecchiamento, però, si fa spesso riferimento al concetto non equivalente di “senescenza”, ossia il graduale declino fisiologico connesso al processo di invecchiamento.
Così facendo si tende a evidenziare aspetti legati alla perdita, al progressivo peggioramento delle abilità, del vigore e stato di salute dell’individuo, che si verifica nell’ultima parte della vita di ognuno.

Da circa due decenni, l’invecchiamento è diventato un argomento caldo in ambienti accademici e politici.
Questo a causa dell’aumento della popolazione anziana mondiale: nel 1950 gli ultrasessantenni erano l’8% della popolazione mondiale, nel 2011 la percentuale è salita sino al 11% e si stima arriverà al 22% nel 2050.

Tale trend sarebbe guidato da tre fattori:

  • il declino del tasso mondiale di fertilità (numero di bambini nati per donna),
  • un rapido incremento della longevità (aspettativa di anni di vita)
  • il declino del tasso mondiale di mortalità (Beard, et al., 2011).

Se da un punto di vista storico-culturale ed economico l’aumento dell’aspettativa media di vita è uno dei più rilevanti successi umani, dall’altra parte è necessario che i governi e le istituzioni trovino le giuste modalità per fornire risposte adeguate ai bisogni specifici di questa fascia di popolazione.

Un passo importante in questa direzione è stato mosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel 2002 ha pubblicato un rapporto denominato Active Ageing: A Policy Framework, in cui si definisce il concetto di Invecchiamento Attivo come un “processo di ottimizzazione delle opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza al fine di migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano (WHO, 2002).

All’interno di questa definizione, la parola attivo non fa riferimento solo a una visione delle persone over 65 come fisicamente e lavorativamente attive, ma soprattutto alla loro “continua partecipazione agli affari sociali, economici, culturali, spirituali e civili”.
Tutte le persone anziane, anche quelle che vanno in pensione, sono malate o vivono una disabilità devono essere riconosciute come partecipanti attivi all’interno delle comunità.

Il razionale che guida la diffusione del concetto di Invecchiamento Attivo mira a creare le condizioni perché tutti i cittadini nel corso della loro vita possano “raggiungere un adeguato livello di benessere fisico, psicologico e sociale e partecipare alla vita della comunità secondo i propri bisogni, desideri e capacità, ricevendo dalla stessa protezione, sicurezza e assistenza adeguate” (WHO, 2002).

Questo concetto abbraccia e sottolinea una prospettiva evolutiva del corso di vita e dell’invecchiamento, che riconosce l’importante influenza di tutte le esperienze nelle fasi precedenti della vita stessa sul modo in cui le persone invecchiano. Infatti, promuove interventi che creino e supportino un ambiente che favorisca scelte salutari in tutti i periodi della vita: la qualità della vita di cui i giovani e gli adulti di oggi godranno quando domani saranno anziani dipende dai rischi e dalle opportunità che hanno vissuto durante il corso della loro vita, nonché dal modo in cui le generazioni successive gli forniranno aiuto e sostegno (WHO, 2002).

A partire da questo clima si sono succedute diverse pubblicazioni e azioni, a opera di organismi internazionali ed europei, volti a fornire evidenze e indicazioni circa la progettazione e l’implementazione di politiche a sostegno di un buon invecchiamento.
Nel 2012 l’Unione Europea ha promosso l’anno dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni e l’OMS ha dedicato la Giornata Mondiale della Salute all’Invecchiamento.

Durante lo stesso anno il Comitato Regionale Europeo dell’OMS produce un documento dal titolo “Strategia e piano d’azione per l’invecchiamento sano in Europa 2012-2020” in cui gli Stati membri si impegnano a seguire un piano d’azione comune che ha come finalità e obiettivi ( WHO – Regional Commitee for Europe, 2012):

  • permettere a un maggior numero di persone di vivere più a lungo in buona salute, restare attive più a lungo e contrastare le crescenti disuguaglianze esistenti in età avanzata;
  • favorire l’accesso a servizi sanitari e sociali di buona qualità per le persone che hanno necessità di assistenza e aiuto, allo scopo di rendere più equa l’aspettativa di vita sana all’interno degli Stati Membri e tra Stati Membri diversi;
  • migliorare la capacità degli anziani di entrambi i sessi di mantenere una piena integrazione nella società e vivere con dignità, a prescindere dallo stato di salute o di dipendenza;
  • aumentare la consapevolezza sulle discriminazioni e gli stereotipi di ogni genere basati sull’età e contribuire al loro superamento;
  • promuovere ambienti favorevoli e intraprendere interventi di promozione della salute e prevenzione delle malattie mirati ai fattori di rischio per le persone anziane, in una prospettiva basata sull’intero corso dell’esistenza e sulle differenze di genere;
  • rafforzare i sistemi sanitari per favorire l’invecchiamento sano e un’assistenza sanitaria e sociale più equa e di migliore qualità per le persone anziane;
  • potenziare le basi fattuali esistenti in materia di politiche di assistenza sanitaria e sociale mirate alle popolazioni in via di invecchiamento in Europa.

Le politiche a favore di un “Invecchiamento Attivo” presenti in Italia.

In Italia, nonostante non esita un riferimento normativo specifico a livello nazionale, le direttive internazionali hanno trovato varia applicazione all’interno delle singole Regioni attraverso leggi e piani d’azione locali.
Di seguito alcuni esempi, qualcuno più longevo, altri meno, di buone pratiche e politiche di welfare promosse nei confronti della popolazione anziana.

La Regione Lazio al seguito di una Legge Regionale in cui definiva, tra gli altri, una serie di interventi a favore delle persone anziane (L.R. n.11/2016, art.13), ha emanato la DGR n.576/2019 avente per oggetto specifico la “Valorizzazione delle politiche per la promozione del benessere e dell’invecchiamento attivo delle persone anziane”. Attraverso questi interventi si propone di realizzare diversi obiettivi, tra i quali:

  • la socializzazione e la semplificazione nell’accesso ai servizi culturali, ricreativi, sportivi, per la mobilità e il miglioramento del rapporto dell’anziano con l’ambiente sociale anche al fine di favorire i rapporti intergenerazionali;
  • la partecipazione degli anziani alla comunità locale in un’ottica di solidarietà fra generazioni;
  • la promozione di attività socialmente utili volontarie che sostengano l’invecchiamento attivo, nonché la partecipazione attiva alla vita della comunità locale con il supporto ai servizi, utilizzando l’esperienza maturata nel corso della vita o gli interessi personali;
  • la promozione e la realizzazione dell’housing/co-housing sociale per le persone anziane, sulla base di specifici piani di qualificazione urbana e di recupero di stabili in disuso, con la previsione di un canone sociale;
  • la promozione del contrasto all’isolamento sociale anche attraverso forme di intervento proattivo.

Nel corso del 2019 anche la Regione Piemonte e la Regione Puglia, al fine di dare coerenza, continuità a varie iniziative in atto e definire un modello unitario all’interno del proprio territorio, hanno emanato una specifica Legge Regionale.
In entrambe ritroviamo enunciate finalità e obiettivi vicini agli altri contribuiti regionali e internazionali, insieme alla volontà di istituire una Giornata Regionale per l’invecchiamento attivo il 22 aprile di ogni anno, in occasione della ricorrenza della nascita di Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina.

Già nel 2014, invece, la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia approvava una Legge Regionale per la promozione dell’invecchiamento attivo, a cui hanno fatto seguito due Programmi Triennali (2016-2018 e 2019-2021) e relativi Programmi annuali attuativi che definiscono nella pratica aree di intervento, linee strategiche, beneficiari e destinatari delle fonti di finanziamento messe a disposizione. L’art. 1 della suddetta LR n.22/2014 stabilisce come:

  • La Regione riconosce e valorizza il ruolo delle persone anziane nella comunità e promuove la loro partecipazione alla vita sociale, civile, economica e culturale, facilitando percorsi di autonomia e di benessere sia fisico che mentale e sociale.
  • La Regione sostiene l’invecchiamento attivo inteso come un processo che valorizza la persona come risorsa, rendendola protagonista del proprio futuro.
  • La Regione contrasta tutti i fenomeni di esclusione, di pregiudizio e di discriminazione verso le persone anziane, sostenendo azioni e interventi che facilitano la piena inclusione sociale nella comunità.

Quali sono i fattori che favoriscono un Invecchiamento Attivo?

I fattori che favoriscono un Invecchiamento Attivo sono da ricercarsi nel modo di vivere e nella qualità delle esperienze e opportunità accumulate durante tutto l’arco di vita del singolo, come anche nel perpetuarsi di queste nell’età adulta e anziana.
Si vede, infatti, come le determinanti di un buon invecchiamento siano fattori che di fatto favoriscono il benessere degli individui in tutte le epoche della vita.
Inoltre, ognuno di questi non ha un rapporto causale e diretto con esiti evolutivi positivi, quanto piuttosto l’azione complessiva di tutti questi fattori, e l’interazione tra questi, può essere predittrice di un buon invecchiamento. 

Si definiscono come determinati sovraordinate e trasversali di un buon invecchiamento l’ambiente culturale e il genere (WHO, 2002).

La cultura modella il modo in cui invecchiamo perché si pone da sfondo e contenitore di tutte le altre determinanti che favoriscono un invecchiamento attivo.
Il genere, allo stesso modo, è ritenuto un elemento generativo di per sé di condizioni più o meno favorevoli nel corso della vita.
Ad esempio in diversi contesti culturali, tutt’oggi, essere donna preclude alcune opportunità nel corso della vita (es. istruzione, ruolo sociale, accesso alle cure sanitarie, possibilità di crescita personale, ecc.) mentre essere uomo favorisce l’esposizione a elementi pericolosi per la salute (subire lesioni o morte a causa di violenze, lavori debilitanti, utilizzo di sostanza come fumo, alcol e droghe, ecc.).

Altri fattori che hanno un ruolo importante nella promozione di un buon invecchiamento sono (WHO, 2002):

  • L’accesso e l’accessibilità di servizi sanitari di buona qualità, servizi ambulatoriali, ospedalieri ed a lungo termine rivolti alla cronicità; l’esposizione a programmi di comunicazione incentrati sulla promozione della salute fisica e mentale e sulla prevenzione delle malattie.  
  • Fattori comportamentali quali l’adozione di uno stile di vita sano (es. dieta equilibrata, regolare attività fisica, evitare l’uso di sostanza quali tabacco, alcol e droghe, ecc.) insieme ad una partecipazione attiva alle proprie cure (es. sottoporsi con regolarità a screening medici-biologici, aderenza terapeutica e corretto utilizzo di farmaci e presidi).
  • Fattori ereditari, genetici e psicologici (es. predisposizione a sviluppare determinate malattiche, livello intellettivo e funzionamento cognitivo di base, ecc.).
  • Fattori legati all’ambiente fisico e sociale di vita (es. avere a disposizione una casa accogliente e salubre, priva di barriere fisiche, da cui sono facilmente raggiungibili servizi essenziali, luoghi di cura, di culto e ricreativi; disponibilità di una rete sociale e amicale; assenza di qualsiasi forma di abuso o violenza).
  • Fattori economici (es. avere un buon lavoro, godere di un buon reddito o perlomeno adeguato a soddisfare i bisogni prioritari, godere di protezione sociale e supporto).

Perché è importante promuovere politiche a favore di un Invecchiamento Attivo?

Promuovere una cultura a favore e supportiva di un “Invecchiamento Attivo” per tutti gli individui comporta notevoli vantaggi per tutta la comunità a vari livelli, nonché esprime ed eleva principi etici e morali che si ispirano al diritto universale di vivere nella massima condizione potenziale di benessere (fisico, psichico, sociale) a tutte le età.

In primo luogo, coloro che invecchiano godono per primi di una condizione favorevole e hanno maggiori possibilità non solo di vivere a lungo, ma di ridurre al minimo il rischio di ammalarsi, vivere condizioni di disabilità e perdita di autonomia.
Insieme agli anziani, una buona salute e condizioni che permettono di vivere in autonomia a lungo termine sostengono il benessere di tutto il nucleo familiare a questi collegato.
In secondo luogo, più persone vivono gli esisti positivi di un buon invecchiamento maggiore è il risparmio in termini di risorse economiche per l’intera comunità (es. minor numero di accessi a pronto soccorso e ricoveri, servizi di assistenza domiciliare e utilizzo di presidi medici e protesici).

Per avere maggiori informazioni:

Bibliografia

WHO – Regional Commitee for Europe. (2012). Strategy and action plan on healthy ageing in Europe, 2012-2020. Malta.

Beard, J., Biggs, S., Bloom, D., Fried, L., Hogan, P., Kalache, A., & Olshansky, J. (2011). Global Population Ageing: Peril or Promise. Ginevra: World Economic Forum.

Deliberazione della Giunta Regionale (Lazio) n. 565 del 30 luglio 2019, “Valorizzazione elle politiche per la promozione del benessere e dell’invecchiamento attivo delle persone anziane”.

Legge Regionale (Friuli Venezia Giulia) 14 novembre 2014, n.22 “Promozione dell’invecchiamento attivo e modifiche all’articolo 9 della legge regionale 15/2014 (in materia di protezione sociale)”.

Legge Regionale (Lazio) 10 agosto 2016, n.11 “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio”.

Legge Regionale (Piemonte) 09 aprile 2019, n. 17 “Promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo”.

Legge Regionale (Puglia) 30 aprile 2019, n. 16 “Promozione e valorizzazione dell’invecchiamento attivo e della buona salute”. WHO. (2002). Active Ageing: A Policy Framework.