di Rossana Francesca Colucci


 

Non esistono precisi confini fra età adulta e vecchiaia.

Tendenzialmente, si parla di età anziana a partire dai 65 anni, in concomitanza con l’abbandono del lavoro (Sanavio, E., & Cornoldi, C., 2001); ed è proprio il pensionamento e l’estinzione di rinforzi positivi da parte dell’ambiente sociale che, secondo Fester (1955) e Lewinshon (1974), possono esporre il soggetto a una condizione depressiva.

Negli anziani, la depressione può colpire le persone con malattie croniche e disturbi cognitivi, aumentandone la mortalità.

Inoltre, le avversità psicosociali (difficoltà economiche, disabilità, isolamento sociale, trasferimenti, assistenza sanitaria e lutti) possono aumentare ulteriormente la suscettibilità al disturbo (Alexopolus, 2005).

La depressione negli anziani, in particolare in quelli con patologie comorbide, è molto frequente (Mitchell & Harvey, 2014) ma, come erroneamente si pensa, essa non costituisce una fase “normale” del processo di invecchiamento e risulta essere una delle cause più significative di sofferenza emotiva in tarda età, poiché peggiora la qualità della vita dell’anziano (Casey, 2017). In Europa, circa l’8% degli uomini e il 14% delle donne soffrono di depressione, con una prevalenza totale del 12,3% nella popolazione anziana (Copeland et al, 2004).

 

Diagnosi e sintomi

Sebbene nel DSM 5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) non sia presente una categoria nosologica per la depressione in età senile, si potrebbero considerare i criteri diagnostici per il Disturbo Depressivo Maggiore, il più affine alla patologia in oggetto, caratterizzato da umore depresso e perdita di interesse o di piacere, calo o aumento di peso, insonnia o ipersonnia, agitazione o rallentamento psicomotorio, faticabilità o mancanza di energia, sentimenti di autosvalutazione o colpa, difficoltà di concentrazione, pensieri ricorrenti di morte e/o ideazione suicidaria (APA, 2013).

Tuttavia, come suggeriscono Sanavio & Cornoldi (2001), i sintomi che interessano in modo specifico la depressione nella persona anziana possono essere: la tristezza, la perdita di interessi verso l’ambiente, l’irritabilità, l’impulso a piangere, il sentirsi preoccupati anche per vicende insignificanti, il vuoto interiore e l’indifferenza affettiva, il senso di perdita del controllo e le preoccupazioni somatiche. La persona anziana lamenta, infatti, malattie fisiche o deficit di tipo cognitivo come disturbi mnesici e/o attentivi, verso i quali si mostra preoccupata e desiderosa di porvi rimedio.

La depressione senile, è associata, inoltre, a un alto rischio suicidario (Wells, 1979; Rabins et al., 1984).

 

Pseudodemenza

All’interno del suddetto quadro sintomatologico, possono manifestarsi anche forme di Pseudodemenza (Maggiolini, 2017).
Il primo a utilizzare tale termine fu Wernicke nel 1900 (Brodaty, & Connors, 2020), ripreso poi da Kiloh nel 1961 per descrivere dei quadri cognitivi patologici, potenzialmente reversibili, con caratteristiche paragonabili alle sindromi dementigene, causati da disturbi primari come la depressione (Kiloh, 1961).

Nella Pseudodemenza, infatti, le difficoltà cognitive emergono in seguito a uno stato depressivo, in assenza di alterazioni neurologiche, e la compromissione cognitiva che ne deriva, è analoga alla Demenza; per tale affinità, le due condizioni cliniche sono spesso confuse (Fismann, 1985).
Nella Pseudodemenza, però, vi è un costante umore depresso, un’insorgenza acuta e un’evoluzione più rapida rispetto alle patologie neurodegenerative, caratterizzate, invece, da un esordio più insidioso, lenta evoluzione e umore labile.

Inoltre, nella Pseudodemenza, il miglioramento del tono dell’umore si accompagna a un miglioramento delle capacità di memoria, al contrario della Demenza, in cui i sintomi tendono a peggiorare progressivamente.

 

Trattamenti

Nel trattamento di persone anziane con depressione sono efficaci la terapia farmacologica e la psicoterapia.

Il trattamento con antidepressivi è ben tollerato dagli anziani e riduce i sintomi depressivi (Alexopoulos, 2005; Mitchell & Harvey, 2014). La terapia farmacologica può essere, però, sconsigliabile per gli anziani che assumono già altri farmaci e che potrebbero essere esposti a un maggior rischio di intossicazione o a effetti collaterali gravi. Dal punto di vista psicoterapico, invece, la Terapia Cognitivo-Comportamentale permette di ottenere buoni risultati nel trattamento della depressione senile (Laidlaw et al., 2008), attraverso l’utilizzo di strategie alternative di problem solving (Alexopoulos et al., 2011), efficaci nel miglioramento della qualità della vita della persona.

Lo scopo di tali interventi è favorire una remissione dei sintomi, prevenire gesti suicidari e ripristinare buoni livelli di funzionamento sociale e cognitivo (Nieddu et al.2007). Per la misurazione dei sintomi depressivi, inoltre, può essere utile uno strumento di screening di auto-somministrazione, la Scala di Depressione Geriatrica (GDS), che permette di identificare la depressione negli anziani, distinguendo i sintomi della depressione e della demenza (Smarr  & Keefer, 2011).

Nonostante le diverse tipologie di trattamenti, non tutti i soggetti anziani affetti da depressione hanno una remissione completa dei sintomi e si rilevano frequenti ricadute. Pertanto, sarebbe preferibile agire in prevenzione per evitare i suddetti esiti negativi (Almeida, O.P., 2014).

 

Le sedi a cui rivolgersi

Roma:
Telefono: 06/69365736
Cellulare: 345/5585599
Email: info.roma@istitutosantachiara.it
Indirizzo: via Properzio, 6 – Roma

Lecce:
Telefono: 0832/348383
Cellulare: 393/9102469
Email: riabilitazionelecce@istitutosantachiara.it
Indirizzo: Via Campania, 5 – Lecce

 

Bibliografia

Alexopoulos, GS. (2005). Depression in the elderly. Lancet. 365(9475):1961-70.

Almeida OP. (2014). Prevention of depression in older age. Maturitas. 79(2):136-41. doi: 10.1016/j.maturitas.2014.03.005.

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014).

Brodaty, H. & Connors, M. H. (2020). Pseudodementia, pseudo‐pseudodementia, and pseudodepression.  Alzheimers Dement (Amst). 12(1): e12027

Casey DA1(2017). Depression in Older Adults: A Treatable Medical Condition. Prim Care. 44(3):499-510. doi: 10.1016/j.pop.2017.04.007

Charney (2003). Depression and Bipolar Support Alliance Consensus Statement on the Unmet Needs in Diagnosis and Treatment of Mood Disorders in Late Life. Archives of General Psychiatry, Volume 60 (7), p 664–672

Copeland JR et al (2004). Depression among older people in Europe: the EURODEP studies. World Psychiatry. 3(1):45-9.

Fisman, M. (1985). Pseudodementia. Progress in Neuro-Psychopharmacology and Biological Psychiatry. Volume 9, Issues 5–6, 1985, Pages 481-484. https://doi.org/10.1016/0278-5846(85)90005-3

Kiloh LG. (1961). Pseudo-demenza . Acta Psychiatr Scand . 37: 336‐351

Lee KC, Tang, WK  , Bressington, D (2019). The experience of mindful yoga for older adults with depression. J Psychiatr Ment Health Nurs. 26 (3-4): 87-100. doi: 10.1111 / jpm.12517.

Lewinsohn, P.M. (1974). A behavioral approach to depression. The Psychology of Depression: Contemporary Theory and Research, ed. R.J. Friedman & . M.M. Katz. washington: Winston- Wiley.

Maggiolini, A. (2017). Psicopatologia del ciclo di vita. Franco Angeli Editore: Milano

Mitchell, P.B. & Harvey, S.B. (2014). Depression and the older medical patient–when and how to intervene. Maturitas. 79(2):153-9. doi: 10.1016/j.maturitas.2014.05.010

Sanavio, E., & Cornoldi, C., (2001). Psicologia Clinica. Il Mulino Editore: Bologna

Smarr,  K. L.. Keefer A.L (2011). Measures of depression and depressive symptoms: Beck Depression Inventory‐II (BDI‐II), Center for Epidemiologic Studies Depression Scale (CES‐D), Geriatric Depression Scale (GDS), Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS), and Patient Health Questionnaire‐9 (PHQ‐9). Psychological Measures. https://doi.org/10.1002/acr.20556

Rabins, P.V., Merchant, A., Nestadt, G. (1984). Criteria for diagnosing reversible dementia caused by depression: validation by 2-year follow-up. Br J Psychiatry. 144:488-92.

Tatarelli, R. (1996). Il paziente anziano. Dalla valutazione del disagio psichico all’intervento terapeutico. Franco Angeli Editore: Milano.

Wells CE. (1979). Pseudodementia. Am J Psychiatry. 136 (7): 895-900.