di Erica Montinari

Cos’è la sindrome dell’impostore?

La sindrome dell’impostore è l’esperienza psicologica per la quale si crede che i propri risultati formativi o professionali non siano merito delle proprie capacità, bensì il risultato di fattori esterni come la fortuna, il tempismo, l’aver lavorato più duramente degli altri, o della manipolazione delle impressioni delle altre persone (Clance e Imes, 1978).

La sindrome dell’impostore è dunque il fenomeno per cui una persona si sente incompetente e pensa di aver ingannato gli altri circa le proprie capacità, vivendo uno stato psicologico intriso di senso di colpa, mancata introiezione del successo, paura del giudizio e sentimenti di indegnità e inefficienza professionale e formativa.

Clance & O’Tool, 1988; Young, 2003

Questo fenomeno venne osservato per la prima volta nel 1978 dalle psicologhe Clance e Imes in un gruppo di donne studentesse e professioniste che, nonostante i loro successi, non furono in grado di interiorizzare un senso di sé come competenti e talentuose.

Da ricerche successive è emerso che il fenomeno si riscontra in molte persone, uomini e donne che hanno una formazione superiore e ricoprono ruoli di alto grado in diversi settori, tra cui istruzione, sanità e finanza (Arena & Page, 1992; Byrnes & Lester, 1995; Crouch, Powell, et al., 1991; Parkman & Beard, 2008).

Caratteristiche psicologiche e origine del fenomeno

La sindrome dell’impostore è stata associata a caratteristiche psicologiche come l’introversione (Lawler; 1984), l’ansia di tratto (Topping;1983), la bassa autostima (Snyder; 1972), la propensione alla vergogna (Khout; 1984); e a esperienze familiari conflittuali e di scarso supporto emotivo (Busotti; 1990).

Due caratteristiche della personalità tipiche di questa sindrome sono:

  • bassa autostima
  • elevato autocontrollo, ovvero la tendenza a monitorare e modificare la presentazione di sé in base ai segnali sociali presenti nella situazione (Snyder; 1972, 1974).

Un altro aspetto caratteristico è l’essere motivati ​​principalmente dal desiderio di dimostrare la propria intelligenza: quando questo fallisce perché si è commesso un errore, si prova impotenza, evitamento del compito, senso di colpa verso sé stessi, ansia e vergogna. (Dweck; 1986).

Le persone che esperiscono tale sindrome provengono da famiglie nelle quali durante l’infanzia ci sono stati conflitti e carenza di supporto emotivo e in cui la comunicazione e i comportamenti sono normati da regole rigide e implicite; in queste famiglie il bambino per potersi sentire accettato ha dovuto creare un “falso sé”, che crescendo ha portato insicurezza sulla propria identità e sui propri successi (Bussotti, 1990), perciò per compensare i dubbi sul sé, la persona coltiva la propria autostima cercando di essere sempre all’altezza della sua immagine idealizzata.

Questo fenomeno è spesso accompagnato da preoccupazioni eccessive, depressione e ansia che derivano dallo stress al quale la persona si sottopone per poter essere sempre all’altezza della propria immagine di successo ed evitare di essere etichettata come indegna o incompetente.

Come superarla?

La sindrome dell’impostore può portare il soggetto ad avere difficoltà psicologiche in vari campi della vita, da quello lavorativo a quello familiare, fino ad arrivare a sviluppare disturbi d’ansia o depressione e disturbi di personalità evitante o dipendente (Ross, et al.,2001).

Rivolgersi a uno psicoterapeuta permette, attraverso un’attenta valutazione psicologica, di diventare consapevoli dei propri meccanismi di funzionamento e dei propri pensieri disfunzionali.

In seguito, attraverso una psicoterapia cognitivo-comportamentale, si potrà intervenire da un punto di vista cognitivo per individuare, esaminare, discutere e riformulare tutte le credenze erronee (es. “vale solo chi non fa errori”) e i pensieri irrazionali automatici (es. “ho preso quel voto all’esame perché sono stato fortunato”) che, essendo ritenuti dal soggetto assolutamente veri in ogni situazione, mantengono viva tale sindrome.

Attraverso un intervento comportamentale si potranno mettere alla prova le vecchie e le nuove credenze al fine di superare i sentimenti di inadeguatezza e vergogna, arrivando ad allontanarsi dalla necessità di dipendere dal giudizio positivo degli altri, lavorando sull’acquisizione di fiducia in sé stessi.

Per rivolgersi a uno psicoterapeuta per la sindrome dell’impostore:

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Bibliografia

Arena, D., Page, N. (1992). The imposter phenomenon in the clinical nurse specialist role. Journal of Nursing Scholarship. 24(2), 121-125.

Busotti, C. (1990). The impostor phenomenon: Family roles and environment. (Doctoral dissertation, Georgia State University, 1990). Dissertation Abstracts International  51, 4041B.

Byrnes, K.D., Lester, D. (1995). The imposter phenomenon in teachers and accountants. Psychological Reports, 77(1), 350.

Clance, P. R. & Imes, S. A. (1978). The impostor phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention. Psychotherapy: Theory, Research, and Practice, 15, 241-247.

Clance, P.R., O’Tool, M.A.(1988). The imposter phenomenon; An internal barrier to empowerment and achievement. Women & Therapy,6,51-64.

Crouch, J., Powel, M., Grant, C., Posner-Cahill, C., Rose, A. (1991). Imposter phenomenon and psychological type among banking and higher education professionals. Journal of Psychology Type, 20(1), 34-42

Dweck, C. S. (1986). Motivational processes affecting learning. American Psychologist, 41, 1040-1048.

Kohut, H. (1984). How does analysis cure? Chicago: University of Chicago Press.

Langford, J., & Clance, P. R. (1993). The imposter phenomenon: Recent research findings regarding dynamics, personality and family patterns and their implications for treatment. Psychotherapy: Theory, Research, Practice, Training, 30(3), 495–501.

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Ross, S., Stewart, J., Mugge, M., Fultz, B. (2001). The impostor phenomenon, achievement dispositions, and the five factor model. Personality and Individual Differences, 31(8), 1347–1355