di Alessandra Stigliano


La maternità è indubbiamente un momento di cambiamento nella vita di una donna, una fase molto delicata, dove gli equilibri personali si rompono ed è necessario ristabilirne altri.

È un periodo che racchiude un insieme di fantasie, di aspettative, di stereotipi, di paure, di idealizzazioni che, molto spesso, convivono contemporaneamente nella mente della futura mamma.

Diventare madre è un’esperienza che, per quanto coinvolgente, non è vissuta nel medesimo modo da tutte le donne: si pensi a gravidanze indesiderate, nate durante crisi coniugali o non programmate, in un periodo di incertezza economica, o durante la pandemia di Covid-19, ecc.

I vissuti personali delle future mamme, aumentano la complessità di questo momento: lì dove la gioia di un evento così unico è sotto gli occhi di tutti, a volte possono nascondersi anche profondi disagi, senso di inadeguatezza e incertezza, paura di non essere all’altezza.

Si pensi a quanto la pandemia di Covid-19 abbia reso l’esperienza della maternità più difficile per le donne. Considerando che è stata evidenziata l’associazione tra scarso sostegno sociale e sintomi depressivi in gravidanza (Collins et al.,1993; Elsenbruch et al., 2007), si può facilmente intuire quanto sia stato disagevole per queste donne affrontare tale periodo durante la pandemia (Giannaccari, 2020).

Tra gli innumerevoli cambiamenti a cui la donna deve adattarsi vi sono quelli che riguardano il proprio corpo. Per alcune donne può essere difficile accettare già in gravidanza, l’aumento di peso e le relative difficoltà fisiche nello svolgere le attività quotidiane che possono insorgere soprattutto negli ultimi mesi.
Dopo il parto, tale processo di cambiamento continua poiché il corpo deve riadattarsi alla condizione di non gravidanza.
Ci vogliono circa sei settimane, o talvolta anche più, affinchè gli organi riproduttivi ritornino nelle condizioni iniziali (Durham e Chapman, 2014; Pillitteri, 2014; Ricci et al., 2013; Rice-Simpson e Creehan, 2014).

Ma è solo il corpo a cambiare?

Recentemente alcuni studi hanno indagato i cambiamenti che investono il cervello della donna a partire della gravidanza fin nei mesi successivi.
Sembrerebbe esserci una diminuzione del volume della materia grigia nelle aree coinvolte in compiti sociali come il riconoscimento delle intenzioni e dei desideri altrui (Hoekzema et al., 2017). 

In particolare, si è stabilito che i cambiamenti cerebrali riscontrati in gravidanza possono essere predittivi della qualità dell’attaccamento madre-figlio nel periodo post-partum (Hoekzema et al., 2017).

Una riduzione della materia grigia non è sinonimo di perdita di intelligenza o lucidità, al contrario, ciò che sembrerebbe verificarsi è un affinamento dei circuiti neuronali deputati allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
Insomma, tali alterazioni delle strutture cerebrali sembrano favorire un adattamento della donna alla condizione di maternità.
Lo scopo è facilitare la capacità della mamma di riconoscere i bisogni del suo bambino, di decodificare gli stimoli sociali che possono segnalare una potenziale minaccia, o nel promuovere il legame madre-figlio.
Tali modificazioni, perdurerebbero anche nei due anni successivi alla gravidanza

Hoekzema et al., 2017

I mutamenti cerebrali rappresentano solo una parte del processo di cambiamento che investe la donna in questo momento così complesso. Durante il periodo post-parto la neomamma si trova molto spesso a fronteggiare un umore negativo caratterizzato da oscillazioni emotive e molto intense.

Secondo quanto riportato dalla letteratura, le primipare nel periodo post gravidanza sembrerebbero essere più vulnerabili da un punto di vista emotivo: necessiterebbero di un supporto da parte del partner, della famiglia d’origine e di figure che l’aiutino nell’accudimento del piccolo, nel riconoscimento dei segnali di benessere o di malessere del bambino.

Il primo mese di vita del neonato rappresenta per la mamma stessa una vera e propria sfida pertanto possono essere presenti emozioni quali la paura di sbagliare, di fallire, di non essere in grado di prendersi cura del proprio figlio; tali vissuti emotivi possono comportare un notevole disagio alla madre e talvolta sfociare in uno stato depressivo

Della Vedova e al., 2008

È possibile che in questo periodo insorgano disturbi psicologici ai quali la donna dovrebbe essere preparata nella fase di gravidanza

Bellantuono e al., 2007

I principali disturbi identificati in letteratura sono:

  • Baby Blues
  • Depressione post-partum

Baby Blues

Con il termine Baby Blues, ci si riferisce ad una condizione transitoria di malessere e stanchezza fisica che coinvolge la neomamma nei primi 10 giorni dopo il parto, è molto diffusa tra le donne e non comporta conseguenze negative per madre e bambino.

In questo periodo possono comparire sintomi quali:

  • tendenza al pianto,
  • irritabilità,
  • labilità dell’umore,
  • disturbi del sonno,
  • tristezza.

Sebbene questo disturbo sia considerato una conseguenza fisiologica del parto, nel 20% dei casi potrebbe evolvere in un quadro di depressione più severo (Caroti e Al., 2007).

Depressione post-partum

La Depressione post-partum è caratterizzata da:

  • tristezza,
  • sentimenti di colpa o di autosvalutazione eccessivi o inappropriati,
  • difficoltà di concentrazione,
  • alterazioni del sonno e dell’appetito,
  • astenia,
  • pensieri di tipo ossessivo legati al benessere del bambino (rispettare orari allattamento, sonno).

L’insorgenza di tali sintomi può manifestarsi anche in gravidanza e perdurare fino a tre anni dopo il parto; si stima che possa colpire approssimativamente tra il 10% e il 20% delle donne di età compresa tra i 25 e i 44 anni

Cooper, Murray, 1998

I fattori che contribuiscono alla formazione di un quadro sintomatologico più grave rispetto al Baby Blues sono molteplici:

  • cause di tipo ormonale,
  • il cambiamento fisico,
  • la sensazione di perdita della libertà e della propria identità,
  • fattori di personalità,
  • l’alterazione del ritmo sonno-veglia a causa dell’allattamento,
  • cambiamento della relazione con il partner,
  • la mancanza di supporto sociale,
  • difficoltà economiche, ecc.

Ad essi si aggiungono anche alcuni fattori neonatali del bambino tra cui:

  • il temperamento,
  • complicazioni ostetriche e/o perinatali,
  • familiarità psichiatrica.

La depressione post-partum, se non riconosciuta e trattata adeguatamente, interferisce con le abilità della donna di instaurare un legame di attaccamento con il proprio bambino e provocare conseguenze a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo di quest’ultimo.

Come affrontare la depressione post-partum?

Innanzitutto, ciò che favorisce il superamento in maniera adattiva di una fase così critica come la maternità è far sentire la donna compresa nelle sue emozioni. Le neomamme devono poter avere la possibilità di esplicitare liberamente i propri sentimenti e pensieri soprattutto se negativi. Il supporto e il sostegno del partner, della famiglia di origine e di una rete sociale, rappresentano un fattore di protezione dal rischio dell’instaurarsi di quadri psicopatologici e della loro immediata individuazione.

Promuovere il benessere psicologico della donna è fondamentale nel periodo della gravidanza, poiché aiuta le future mamme a sviluppare maggiore consapevolezza circa le sfide che le attendono che non si esauriscono con l’evento del parto.

È importante che allo stereotipo della madre sempre felice e sorridente con il proprio figlio, si affianchi anche quella di una donna che può avere delle difficoltà, che può essere triste, che può non sentirsi all’altezza della situazione.

Inoltre, imparare a chiedere aiuto non deve essere vissuto come una disfatta, ma come un modo efficace per risolvere una situazione problematica.

Numerose evidenze empiriche sottolineano l’importanza della psicoterapia e, nei casi più gravi anche di un trattamento farmacologico.

La Terapia Cognitivo Comportamentale può rappresentare un valido aiuto per le donne che soffrono di depressione post-partum grazie all’utilizzo di tecniche cognitive (è possibile individuare i pensieri responsabili dei sentimenti di inadeguatezza e favorire l’accettazione di una nuova condizione di vita) e comportamentali (migliorando il tono dell’umore).
Anche i gruppi di sostegno possono offrire una buona fonte di supporto e informazioni.

La maternità rappresenta da sempre un insieme di emozioni contrastanti: gioia, paura, sorpresa, ansia, felicità, tristezza. Per questo motivo è fondamentale sviluppare nei mesi precedenti alla nascita una consapevolezza delle difficoltà che potranno incontrare le future mamme e soprattutto su quali risorse personali poter far conto.

Dove rivolgersi per il trattamento della depressione post-partum

Bibliografia

Bellantuono, C., Migliarese, G., Maggioni, F., Imperatore, G. (2007). L’impiego dei farmaci antidepressivi nel puerperio. Recenti progressi in medicina, 98 (1), 29-42.

Caroti, E., Fonzi, L., Bersani, G. (2007). Modelli neurobiologici nei disturbi dell’umore post-partum. Rivista di psichiatria, 42 (6), 366-376.

Cheril R. Zauderer (2020) “I miei primi 40 giorni da mamma. Erikson.

Collins N.L., Dunkel-Schetter C., Lobel M., Scrimshaw S.C. (1993), Social support in pregnancy: psychosocial correlates of birth out- comes and postpartum depression, Journal of Personality and Social Psychology, 65(6):1243-58.

Cooper, P.J., Murray, L. (1998). Postnatal depression. Clinical Review, 316, 1884-1886

Della Vedova, A.M., Cabrassi, F., Ducceschi, B., Cena, L., Lojacono, A., Vitali, E., De Franceschi, L., Guana, M., Bianchi, U.A., Imbasciati, A. (2008). Parto e puerperio: i vissuti delle donne in un’ottica di ricerca multidisciplinare. Syrio online. Retrieved August, 2008

Durham e Chapman, 2014; Pillitteri, 2014; Ricci et al., 2013; Rice-Simpson e Creehan, 2014), cit in Cheril R. Zauderer (2020) “I miei primi 40 giorni da mamma. Erikson

Giannaccari, E. (2020) Diventare genitori nel tempo sospeso del coronavirus Becoming parents at the time of the coronavirus pandemic. Una storia, 51. Link. Rivista Scientifica di psicologia vol.1/2000, 51-54.

Hoekzema, E., Barba-Müller, E., Pozzobon, C., Picado, M., Lucco, F., García-García, D., Soliva, J. C., Tobeña, A., Desco, M., Crone, E. A., Ballesteros, A., Carmona, S., & Vilarroya, O. (2017). Pregnancy leads to long-lasting changes in human brain structure. Nature neuroscience20(2), 287–296.

Sitografia

https://doi.org/10.1038/nn.4458

https://www.ccm-network.it/progetto.jsp?id=node/1487&idP=740

https://www.focus.it/scienza/salute/come-la-gravidanza-cambia-il-cervello

https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4496&area=Salute%20donna&menu=nascita