di Dalila Manti


La Regolazione Emotiva è la capacità di monitorare, valutare e modulare le proprie reazioni emotive, siano esse positive o negative (Gross J.J., 2007).
Si tratta di processi comportamentali e cognitivi che coordinano l’intensità, la durata e l’espressione delle emozioni, in risposta a stimoli provenienti dall’interno o dall’esterno. L’obiettivo è quello di garantire un buon adattamento sociale e di favorire processi decisionali utili al benessere individuale e alla salute mentale (Gross J.J., 2007).

Regolazione emotiva e psicopatologica

La regolazione emotiva è considerata un costrutto multidimensionale costituito da:

  1. consapevolezza e comprensione delle emozioni;
  2. accettazione delle emozioni;
  3. capacità di controllare i comportamenti in risposta alle emozioni positive o negative;
  4. strategie adeguate al contesto per modulare la risposta emotiva alle esigenze situazionali (Gratz K.L. et al., 2004).

Un deficit in una di queste abilità può essere indicativo di Disregolazione emotiva, reazione non adattiva dell’individuo al contesto e alle relazioni interpersonali (Gratz K.L et al., 2004). La difficoltà a regolare efficacemente le emozioni si pone come una delle cause dell’insorgenza di una Psicopatologia (John O.P. et al., 2004). Secondo alcuni studi, infatti, la disregolazione emotiva potrebbe essere associata a disturbi d’ansia, disturbi alimentari, depressione, insonnia, disturbo di panico e disturbo d’ansia generalizzata (Cerolini et al., 2019).

Le basi neurali della regolazione emotiva

Alcuni studi di neuroimaging hanno messo in luce le principali regioni cerebrali attive durante la regolazione emozionale.
Tra questi Ochsner e colleghi (2002) hanno studiato il ruolo della Corteccia Prefrontale (Fig. 1) nella regolazione cognitiva delle emozioni.
Tale regione, che in genere svolge un controllo dei comportamenti garantendo un accordo tra pensieri e azioni in funzione degli obiettivi, sembrerebbe associata nello Studio di Ochsner alla ‘rivalutazione cognitiva’, definita come una strategia volta alla modificazione dei pensieri e interpretazioni di un evento in modo da alterare la risposta emotiva allo stesso

La Corteccia Orbitofrontale, invece, è coinvolta nei processi di riconoscimento emotivo e in quelli decisionali, in quanto consente all’individuo di regolare i suoi comportamenti sociali come il controllo dell’impulsività e dell’aggressività (Carlson, 2014).

Anche la Corteccia Prefrontale Ventromediale (Fig.1) si attiva nel processo di regolazione dell’emozione, in particolare nell’espressione delle emozioni e nel controllo delle risposte date all’ambiente.
Quest’area è infatti deputata alla soppressione delle riposte emotive a un segnale emotivo negativo (Grossman et al., 2010). L’Amigdala, che fa parte del Sistema Limbico, invece, è il centro di regolazione dell’espressione delle emozioni.
Rappresenta, inoltre, la nostra memoria emotiva, in quanto compara la situazione presente con un evento passato e dirige la nostra reazione emotiva (Fig. 1).

Fig. 1 Corteccia prefrontale
Fonte: lookfordiagnosis.com

Le strategie di regolazione emotiva

Con Strategie di Regolazione Emotiva si intende l’insieme dei processi che guidano l’individuo nella scelta di quali emozioni esperire, di quando viverle e con quale intensità e modalità (Grecucci et al., 2016).
Le strategie possono essere di tipo adattivo se permettono di raggiungere un buon adattamento sociale e il benessere individuale e sono:

  • l’analisi della situazione,
  • la ristrutturazione cognitiva, processo di valutazione dei pensieri disfunzionali per ottenere un cambiamento emotivo e comportamentale,
  • la modulazione della risposta, per diminuire l’intensità emotiva.

Le strategie non adattive, invece, sono:

  • la ruminazione, tendenza a pensare continuamente a sintomi, cause e conseguenze delle proprie emozioni negative,
  • la soppressione dell’espressione emotiva
  • l’evitamento dell’emozione (Grazzani et al., 2015).

La risposta emotiva, inoltre, coinvolge tre processi correlati tra loro:

  1. i processi di tipo motorio e comportamentale;
  2. i processi neurofisiologici, con l’attivazione del Sistema Neuroendocrino e del Sistema Nervoso Autonomo;
  3. i processi di natura cognitiva (Guiducci et al., 2009).

L’attivazione di uno di questi processi influenza e coordina l’attivazione degli altri. Interagiscono, inoltre, con la scelta della strategia da adottare, con i fattori contestuali e con l’emozione pregnante in quel momento.

Un modello di regolazione emotiva

James J. Gross (2007) elabora un Modello (Fig. 2) che descrive le emozioni come un processo dinamico e ne definisce il processo generativo, il tempo e le modalità di regolazione.
Nello specifico individua 5 strategie di regolazione dell’emozione.
Le prime quattro si focalizzano sull’Antecedente, evento scatenante l’emozione, e l’ultima si focalizza sulla risposta generata.

Fig. 2 Modello di regolazione emotiva (Gross, 2007


Le strategie che propone, quindi, il modello sono:

  1. Selezione della situazione: l’individuo intraprende comportamenti che aumentano la probabilità di esperire emozioni desiderate ed evitare quelle negative;
  2. Modifica della situazione: tentativi volti a modificare una situazione in modo da controllare l’impatto emotivo dell’evento;
  3. Focalizzazione dell’attenzione: distrazione, spostamento dell’attenzione dall’attuale situazione verso qualcos’altro; concentrazione, focalizzazione su alcuni elementi della situazione e la ruminazione, pensiero che si concentra sugli stati emotivi interni e sulle loro conseguenze negative;
  4. Cambiamento cognitivo: capacità di valutare la situazione in modo da modificarne il significato emotivo, elicitando risposte emotive differenti e più accettabili;
  5. Modulazione della risposta: sforzi di regolazione della risposta fisiologica e comportamentale, allo scopo di inibire comportamenti inadeguati.

Una buona capacità di regolare l’emozione, inoltre, non prevede l’applicazione rigida e inflessibile delle strategie citate ma l’adeguamento al contesto specifico e agli scopi da raggiungere.
Questa competenza risulta importante per un buon adattamento sociale e personale dell’individuo. 

Contatti

Bibliografia

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