di Dalila Manti


Cosa si intende per ruminazione depressiva?

La modalità di elaborazione dell’informazione emotiva ha, senza dubbio, la sua influenza sugli stati emotivi che proviamo a regolare continuamente: una sana regolazione permette lo sviluppo di un vissuto emotivo volto al benessere individuale, una regolazione inadeguata potrebbe contribuire all’insorgenza di un substrato psicopatologico (Gross, 2007).

Talvolta, infatti, il nostro pensiero può diventare ripetitivo, intrusivo, disturbante, può presentare contenuti a carattere negativo ed essere, così, causa d’insorgenza e mantenimento di stati d’ansia e depressione.
Lo stile di pensiero che si associa a questo funzionamento e che deriva dal fallimento di una completa e adeguata elaborazione dell’informazione emotiva è la ruminazione depressiva.

Sassaroli et al., 2006

La ruminazione è caratterizzata da pensieri ripetitivi e rigidi riferiti ai propri sintomi depressivi che divengono, così, cronici.
Si attiva quando le persone sono tristi o depresse e rimangono impantanate in pensieri che impediscono di mettere in atto comportamenti adattivi: passano il loro tempo a pensare a quanto siano tristi (Palmieri et al., 2007).
È incentrata sui propri sintomi, sui propri stati interni, sulle loro conseguenze, insomma il dialogo interno della persona depressa è ricco sempre degli stessi quesiti.

La ruminazione si attiva in seguito all’abbassamento del tono dell’umore e contribuisce a mantenere la sintomatologia depressiva.

Caselli et al., 2011

La ruminazione depressiva si realizza tramite una catena di pensieri svalutativi, pessimistici, giudicanti quali esempio “Perché proprio a me?”; “Non uscirò più da questa situazione”; “Perché reagisco sempre così male?”; “Non riesco a non pensarci”; “Non riesco a trovare un senso a ciò che mi succede”; “Questi pensieri mi dominano”;” Tutti i miei sforzi sono inutili”; “Più penso al mio umore peggio mi sento”; “Come faccio a superare tutto ciò?”; “Capitano tutte a me”.

La ripetitività del pensiero negativo sottrae all’individuo la consapevolezza che l’attivazione dello stesso sia volontaria. Il pensiero viene percepito come automatico o fuori controllo, l’idea dell’incontrollabilità del pensiero è, in realtà, un pensiero negativo che esacerba la ruminazione stessa (Martino et al., 2013).

Può capitare a tutti di ruminare in alcuni momenti di vita in cui ci si sente particolarmente tristi ma ciò non vuol dire essere ruminatori (Palmieri, 2014).
La ruminazione non è semplicemente la presenza eccessiva di contenuti emotivi negativi ma è una particolare modalità di elaborazione delle informazioni ipercentrata su di sé e sui contenuti negativi vissuti come difficili da controllare e compromette la capacità di cogliere stimoli neutri o positivi opposti all’emozione prevalente.

Palmieri, 2014

Perché, nonostante il peggioramento dell’umore, la tendenza a ruminare non finisce?

La ruminazione depressiva appare come un tentativo vantaggioso, ma illusorio, di fronteggiamento di un problema ed è orientata a comprendere le cause del proprio malessere e sottoporle al vaglio. È una risposta di evitamento cognitivo che ha l’obiettivo di giungere a una soluzione, ha una natura analitica e perseverante che in realtà aggrava l’umore depresso proprio perché la persona pretende di trovare risposte a domande astratte.

In poche parole ripensare ripetutamente e costantemente a esperienze, errori, situazioni passate di tipo negativo sembra essere una strategia efficace per giungere a una maggiore comprensione di un problema, per dare un senso alle cose, trovare il vero significato celato dietro i problemi, migliorare il senso della propria vita.
L’aspettativa dei suoi benefici per questo è sempre più alta.

Le conseguenze della ruminazione

La ruminazione mantiene un umore depresso prolungato nel tempo e l’umore depresso a sua volta potrebbe esacerbare la ruminazione. Essa, quindi, aumenta il rischio di sviluppare un episodio depressivo maggiore perché è una strategia di regolazione emotiva non adattiva.

È associata a conseguenze negative di tipo:

  • cognitivo (ridotta concentrazione, pensieri focalizzati su di sè),
  • emotivo (emozioni negative, incremento della reattività emotiva)
  • sociale (ridotto supporto sociale).

In particolare la ruminazione:

  • Contribuisce a mantenere l’umore depresso
    Esacerba emozioni quali tristezza, senso di colpa, perdita della speranza, disperazione, rabbia. La persona potrebbe sentirsi sola e incompresa;
  • Influenza i processi di pensieri in senso negativo
    Le persone depresse rivolgono il pensiero negativo sia al passato, sia al presente che al futuro. Si potrebbe evidenziare la tendenza a fornire interpretazioni sempre più pessimistiche dei problemi personali e delle proprie esperienze e rievocare ricordi passati esclusivamente negativi;
  • Incide sulle abilità di problem solving
    Interferisce con le capacità di problem solving perché compromette le abilità di definizione del problema, la selezione di soluzioni alternative e l’implementazione di un piano d’azione proprio perché gli eventi vengono visti come insuperabili;
  • Riduce la motivazione e il comportamento strumentale
    La ruminazione, mantenendo il focus sui propri stati depressivi, potrebbe convincere le persone di non disporre delle risorse interne utili a risolvere i problemi bloccandone l’azione, di conseguenza viene meno la volontà di impegnarsi nell’azione;
  • Influenza la concentrazione
    Interferisce con la concentrazione proprio perché cognitivamente stancante;
  • Aumenta l’esposizione allo stress
    La ruminazione prolunga l’attivazione psicofisiologica legata allo stress, aumenta l’attivazione del sistema nervoso autonomo (aumento del battito cardiaco, sudorazione, pressione arteriosa);
  • Spinge la persona a isolarsi socialmente
    La persona potrebbe adottare uno stile comportamentale orientato all’isolamento, alla procrastinazione e al blocco dell’esperienza.

Ruminazione e conseguenze neuropsicologiche

A livello neuropsicologico la tendenza alla ruminazione incide sulle abilità mnestiche in quanto rende disponibile in memoria maggiori ricordi di eventi o esperienze negative e altera il funzionamento delle funzioni esecutive, del problem solving e della flessibilità cognitiva (Misasi, 2015). La ruminazione occupa tante risorse cognitive che vengono impiegate solo per la ricerca di eventi passati negativi. La consapevolezza di queste difficoltà di memoria aggrava l’umore negativo in senso depressivo.

Studi di neuroimaging indicano come la ruminazione depressiva sia associata a un’attivazione prolungata dell’amigdala -centro di regolazione dell’espressione delle emozioni- dovuta alla costante esposizione al materiale negativo che aggrava e prolunga la disforia.

Epidemiologia

Le donne hanno maggiori probabilità di ruminare rispetto agli uomini, ed è più probabile che usino questo processo di pensiero come proprio stile di coping. Inoltre le donne hanno maggiore tendenza a rispondere all’umore disforico attraverso ruminazioni autodirette (Sassaroli et la., 2006).

Il trattamento della ruminazione depressiva

La psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta essere il trattamento d’elezione del disturbo depressivo (APA 1993, 2000). Gli interventi che riguardano il piano cognitivo sono rivolti alla gestione e riduzione dei pensieri negativi individuando schemi e idee irrazionali della persona, l’attivazione comportamentale incide sull’umore minino necessario ad accedere al piano cognitivo ed emotivo.

La combinazione col trattamento farmacologico avrà l’obiettivo di normalizzare l’equilibrio alterato dei neurotrasmettitori (Galeazzi et al., 2004).

Dove trattare la ruminazione depressiva

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

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Bibliografia

Davis R.N., Nolen-Hoeksema S. (2000). Cognitive Inflexibility Among Ruminators and Nonruminators. Cognitive Therapy and Research, 24, 6, 699-711

Caselli G., Giovini M., Giuri S., Rebecchi D. (2011). Psicopatologia cognitiva della ruminazione: una rassegna. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 17,2, 159-171

Galeazzi A., Meazzini P. (2004). Mente e comportamento. Trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale. Giunti Editore

Gross J. J. (2007) Handbook of Emotion Regulation. The Guilford Press

Misasi R. (2015). Ipergeneralizzazione dei ricordi autobiografici nel disturbo depressivo. Cognitivismo clinico 12,2, 97-110.

Martino F., Caselli G., Maggiero G.M. & Sassaroli S., (2013). La psicopatologia cognitiva della ruminazione rabbiosa. Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale, 19, 3 321-334

Palmieri R., (2014). Ruminazione depressiva e regolazione delle emozioni. Cognitivismo clinico, 11, 2, 137-168

Palmieri R., Gasparre A., Lanciano T. (2007). Una misura disposizionale della ruminazione depressiva: la RRS di Nolen-Hoeksema e Morrow. Psychofenia, 10, 17, 15-33

Sassaroli S., Lorenzini R., Ruggiero G.M. (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore

Sitografia

www.apa.org/depression-guideline/guideline.