di Marika Balsamo


Il vaginismo è una disfunzione sessuale femminile caratterizzata da difficoltà persistenti o ricorrenti di penetrazione vaginale (pene, dito oppure oggetti vari) accompagnate da paura, evitamento, anticipazione del dolore e contrazione involontaria dei muscoli pelvici      

Basson et al., 2004

Dal 2013 tale disturbo viene classificato, all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), come “Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione” (APA, 2013).

Sebbene costituisca un fattore di rischio considerevole per i disturbi d’ansia (Watts & Nettle, 2010), se paragonato ai “Disturbi del Desiderio Sessuale e dell’Eccitazione Femminile” è quello il cui trattamento possiede le maggiori probabilità di successo (Pacik, 2014).

Molte pazienti narrano una storia simile: alcune sono incapaci di usare i tamponi; altre provano forte paura durante l’esame ginecologico; talune scoprono la problematica solo durante la luna di miele; altre tremano alla sola idea dell’incontro intimo con l’altro sesso.

Quali sono le cause?

Epidemiologia ed eziologia del vaginismo

L’ incidenza del vaginismo, nei contesti clinici, si aggira intorno al 5-17% (Lahaie M.A. et al. 2010).

I report clinici hanno identificato nelle donne con vaginismo un’aspettativa negativa dell’attività sessuale.
Il background include, sovente, una religiosità ferrea oppure credenze sessuali negative quali “il sesso è una cosa sbagliata” oppure “la penetrazione causerà dolore, ferite o sangue”.
Possono essere parimenti invalidanti paure come quella delle malattie sessualmente trasmissibili o della gravidanza.

Una storia di abuso sessuale in giovane età è due volte più comune in pazienti con vaginismo (Reissing et al., 2003).

“Ma, quindi, il vaginismo è una problematica di natura esclusivamente psicologica?”

Vi sono anche alcuni disturbi organici da considerare nella possibile eziologia del vaginismo:

  • malattie sessualmente trasmissibili,
  • endometriosi,
  • traumi associati a chirurgia genitale,
  • atrofia vaginale,
  • nevralgia del pudendo,
  • malattia infiammatoria pelvica,
  • lesioni vaginali
  • tumori
    (Reissing, 2009)

Studi recenti hanno dimostrato che i muscoli del pavimento pelvico sono indirettamente innervati dal sistema limbico e, dunque, potenzialmente reattivi agli stati emotivi (Frasson et al., 2009).

Ciò spiegherebbe la correlazione tra agitazione, paura, ansia e difficoltà di penetrazione.

Inoltre sono state riscontrate, in questa condizione, delle alterazioni neuro-fisiologiche che suggeriscono mutamenti a livello del Sistema Nervoso Centrale (Binik, 2010).

In tal senso il vaginismo potrebbe essere studiato in quanto problematica psico-somatica: sebbene in una elevata percentuale di casi l’eziologia appaia legata a questioni psicologiche, occorre ricordare che le reazioni spasmodiche, contrastanti la penetrazione, sono di natura somatica.

Quali sono le caratteristiche principali?

Diagnosi di vaginismo

Per diagnosticare il vaginismo è importante, in primis, conoscere dettagliatamente la storia clinica, relazionale, familiare della paziente.

I criteri diagnostici elencati nel DSM-5 sono:

  • Persistenti o ricorrenti difficoltà con uno (o più) dei seguenti problemi:
    1. Penetrazione vaginale durante il rapporto.
    2. Marcato dolore vulvo-vaginale o pelvico durante il rapporto o i tentativi di penetrazione vaginale.
    3. Marcata paura o ansia per il dolore pelvico o vulvo-vaginale prima, durante o come risultato della penetrazione vaginale.
    4. Marcata tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale.
  • Tali sintomi si sono protratti per almeno 6 mesi
  • Essi causano un disagio clinicamente significativo

L’ultimo criterio, quello D, afferma che tale disturbo non debba essere conseguenza né di un disturbo mentale non sessuale né di un grave disagio relazionale (come la violenza di un partner) né di abuso di sostanze o di altre condizioni mediche.

Durante la diagnosi occorre specificare se si tratti di una condizione permanente (sin da quando si è sessualmente attivi) oppure acquisita (dopo un periodo di funzionamento sessuale normale) nonché indagarne la gravità (lieve, moderata o grave).

Nei casi più severi il rapporto sessuale diviene impossibile e ogni tentativo è seguito, per giorni, dal dolore.

Differenza tra vaginismo e dispareunia

Indagando su questo disturbo ho letto anche la parola dispareunia. È sinonimo di vaginismo?”

Mentre nella dispareunia le pazienti provano dolore durante i rapporti, nel vaginismo primario la penetrazione non avviene.
Nel vaginismo secondario sono l’insorgenza dei disturbi organici o le gravidanze seguite da infezioni e/o dolori a ostacolare la penetrazione (Pacik, 2011).

Nella pratica clinica entrambi i disturbi sono frequentemente in comorbilità e/o difficili da differenziare: nella dispareunia, per esempio, l’aspettativa o la paura del dolore genitale già sperimentato possono causare contrazioni involontarie dei muscoli pelvici che interferiscono col rapporto sessuale similmente alle contrazioni involontarie del vaginismo che causano, aprioristicamente, dolore durante i tentativi di penetrazione (Perez et al., 2016).

Come si può intervenire?

Trattamento del vaginismo

Esistono molteplici trattamenti efficaci per aiutare le donne ad affrontare il vaginismo.

Questi trattamenti includono:

  • l’uso di dilatatori,
  • le terapie fisiche con o senza biofeedback,
  • la desensibilizzazione,
  • la consulenza sessuale,
  • la psicoterapia (in particolare quella cognitivo-comportamentale)
  • l’uso di Botox.

Data la multidimensionalità di tale disturbo è auspicabile agire su più fronti (Bokaie et al., 2017): le convinzioni errate sui genitali (“la mia vagina è troppo stretta” oppure “il pene è troppo grande”) sembrano essere alla base dell’ evitamento del rapporto sessuale (Molaeinezhad et al., 2014), mentre atteggiamenti positivi verso il sesso possono agire sul senso di auto-efficacia, aiutando la paziente ad affrontare il dolore (Desrochers et al., 2009) e a concentrare la propria attenzione sugli aspetti piacevoli e soddisfacenti della vita sessuale (Masheb et al., 2009).

Lo scopo del trattamento è dunque duale, sia fisico sia mentale (Pukall et al., 2016):

  1. ridurre il dolore sessuale e genitale
  2. ripristinare o incrementare la funzione sessuale

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) supporta le pazienti nella comprensione dei pensieri e delle emozioni che influenzano il loro comportamento (Engman et al., 2010), aiutandole ad affrontare la paura della penetrazione e l’evitamento della sessualità.

Le tecniche usate sono efficaci soprattutto per chi manifesta un vaginismo meno severo, ma in combinazione a trattamenti farmacologi adeguati possono essere utili anche in caso di maggiore severità.

A livello psico-educativo lavorare sulla conoscenza dell’anatomia femminile e sul “ciclo della risposta sessuale femminile” (desiderio, eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione) può essere di beneficio per facilitare la comprensione di cosa aspettarsi dall’incontro sessuale e per ridurne l’ansia correlata.

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