di Serena Trevisi


Cosa avviene quando una persona non è in grado di riconoscere e comprendere le emozioni che sta vivendo?
Cosa accade, se in piena tempesta emotiva, non riesce a esprimere le sensazioni che vive?

La difficoltà nel riconoscere, esprimere e distinguere le diverse emozioni e sensazioni corporee viene definita alessitimia dal greco a «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione», dunque mancanza di parole per esprimere il proprio stato emotivo.

Che cos’è l’alessitimia?

L’alessitimia è un costrutto che ha origine negli anni Cinquanta.
In quest’epoca veniva utilizzato per descrivere i pazienti affetti da condizioni cliniche definite psicosomatiche partendo dall’idea che tali persone esprimessero la propria sofferenza emotiva attraverso la sofferenza fisica.
Molte patologie organiche infatti, corrispondevano a pazienti che manifestavano incapacità a esprimere i propri vissuti interni (Porcelli P., 2009).
Il costrutto si è approfondito fino ai giorni nostri ponendosi come uno dei concetti psicologici maggiormente indagati in ambito medico.

Attualmente, l’alessitimia viene riconosciuta come un costrutto transnosografico, cioè associato a uno spettro di condizioni cliniche che riguardano il concetto più ampio di disregolazione emotiva (Epifanio M.S. et al, 2014).
Non si configura, quindi, come fattore di rischio specifico di una determinata patologia ma come un deficit della regolazione affettiva.

Con questo concetto si fa riferimento alla capacità di regolare i propri stati interni, tollerare le emozioni negative compensandole con quelle positive senza ricorrere a stimoli esterni (persone, luoghi o oggetti familiari), o azioni comportamentali disfunzionali (mangiare, assumere sostanze, atti autolesionistici).

Questo produce fenomeni sregolati e il soggetto alessitimico fatica a riconoscere i suoi processi fisiologici interni: se ha fame, se ha sonno, se il suo livello di benessere è sufficientemente adeguato.

Alessitimia e comorbidità

L’alessitimia è stata originariamente correlata a un’ampia gamma di patologie mediche come alcune neoplasie, la sindrome da dolore cronico, i disturbi funzionali gastrointestinali (Epifanio M.S. et al, 2014).
È stata associata anche a disturbi psichiatrici come il Disturbo dello Spettro Autistico (Kinnaird et al., 2019), i Disturbi Alimentari (Cecchetto C. et al., 2017), l’abuso di sostanze, il disturbo post-traumatico da stress e a disturbi neurologici come la Sclerosi Multipla (Cecchetto C. et al., 2014) e il Morbo di Parkinson (Costa A. et al., 2010).
Vi sono poi altri studi che dimostrano come l’alessitimia sia associata ad alterazioni delle funzioni del sistema immunitario (Epifanio M.S. et al, 2014).

Recentemente si presume, invece, che essa sia un tratto della personalità relativamente stabile che ha un tasso di prevalenza del 10% nella popolazione generale.

Infatti, anche le persone alessitimiche senza specifici disturbi, potrebbero manifestare difficoltà nell’elaborazione degli stimoli emotivi a livello comportamentale, fisiologico e neurobiologico

Donges U.S. & Suslow T., 2017

Caratteristiche fisiologiche e neurobiologiche

In generale, gli alessitimici mostrano una ridotta partecipazione affettiva sia con le espressioni facciali che con il linguaggio emotivo e sembrano essere meno accurati nel riconoscere le espressioni facciali emotive altrui (Cecchetto C. et al., 2017).
Gli individui alessitimici mostrerebbero anche una minore reattività fisiologica, in particolar modo durante situazioni che provocano stress (Wehmer F. et al., 1995).

A livello neurobiologico, l’alessitimia è stata associata a una ridotta attivazione delle aree cerebrali deputate all’elaborazione delle emozioni:

  • l’amigdala: coinvolta nella valutazione degli stimoli emotigeni;
  • le regioni cerebrali correlate al sistema dei neuroni specchio responsabili della capacità di provare empatia;
  • la corteccia prefrontale dorsomediale, connessa agli aspetti emozionali della presa di decisione;
  • l’insula, coinvolta nel riconoscimento e nell’espressione delle emozioni (Kinnaird et al., 2019).

Caratteristiche psicologiche

É possibile individuare le alterazioni di natura psicologica che solitamente avvengono in un soggetto alessitimico (Cantelmi T., 1999): 

1. Alterazioni della sfera cognitiva

Lo stile cognitivo dell’alessitimico è caratterizzato dalla presenza del pensiero concreto, pratico, orientato verso l’esterno piuttosto che introspettivo.
Il dialogo è privo di intensità emotiva, mancano i riferimenti a vissuti interiori, desideri, paure e sentimenti.
I soggetti alessitimici tendono a descrivere gli eventi ricchi di particolari, tuttavia, la comunicazione risulta “piatta”, carente di fantasia e immaginazione. 

2. Alterazioni della sfera affettiva

Le persone con alessitimia mostrano difficoltà nel valutare e interpretare le emozioni, nel riconoscere cosa c’è alla base del loro sentire emotivo e nel discriminare tra stati emotivi e sensazioni corporee.
L’attenzione selettiva sugli aspetti fisiologici potrebbe sfociare nella somatizzazione o in situazioni patologiche finalizzate al “sentire fisico”, come l’ipocondria. 

3. Alterata interazione con l’ambiente

Nonostante godano di un buon adattamento sociale, i soggetti alessitimici potrebbero sviluppare difficoltà in ambito relazionale.
L’incapacità di riconoscere determinate emozioni potrebbe rendere frustrante sia il rapporto di coppia che la relazione con gli altri. Molto spesso, infatti, gli alessitimici oscillano tra comportamenti amorevoli e distacchi improvvisi e immotivati.
Inoltre, l’assenza di uno scambio emotivo e la mancanza di una comunicazione efficace potrebbe portare a continui litigi con il partner il quale potrebbe convincersi della mancanza di interesse per i propri stati d’animo.

4. Alterazioni dell’espressività corporea

La rigidità posturale e la mancanza di movimenti espressivi del volto, tipica dei soggetti alessitimici, creano una barriera che rende difficile farsi conoscere dall’altro.
Una maschera che impedisce di essere visti, riconosciuti e di entrare in contatto con la parte più profonda e più intima di se stessi.
Attorno alle sue emozioni è come se ci fosse una cupola di vetro che impedisce di poterle definire, di dare un ordine, un nome e di poterle vivere.

Qual è il trattamento dell’alessitimia?

Le emozioni sono necessarie e il loro riconoscimento lo è ancora di più.
Il trattamento dell’alessitimia prevede l’educazione emotiva che mira a far acquisire alla persona la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta, di dargli un nome, di controllarlo e di condividerlo con gli altri. L’alfabetizzazione emotiva è la chiave di volta per entrare in relazione con gli altri in maniera funzionale, concedendo ampio spazio alla scoperta dei propri sentimenti.

Attraverso un percorso psicoterapeutico efficace è possibile aiutare le persone alessitimiche a riappropriarsi del proprio vissuto emotivo al fine di comprendere meglio se stessi e gli altri. 

Dove trattare l’alessitimia:

Teleriabilitazione

Presso Istituto Santa Chiara è attivo il servizio di teleriabilitazione dedicato sia ai pazienti in età evolutiva che a quelli adulti.
I pazienti potranno avere a disposizione i professionisti, comodamente e ovunque, senza incidere sulla qualità della terapia, che verrà rimodulata e proposta online, caso per caso.

Gli psicoterapeuti di Istituto Santa Chiara sono a tua disposizione a distanza in tutta Italia o a domicilio su Roma

Videoconsulto
Disponibile
Visita a domicilio
Disponibile

Contatta gli psicoterapeuti del centro di Roma

Videoconsulto
Disponibile

Contatta gli psicoterapeuti del centro di Lecce

Bibliografia

Cantelmi T., Sarto A.(1999). Alexitimia. Gli analfabeti delle emozioni. Psicologia Contemporanea; 154:40-8.

Cecchetto C., Rumiati R.I., Aiello M. (2017). Alexithymia and emotional reactions to odors. Scientific Reports; 7: 14097.

Cecchetto C., et al.(2014). Facial and bodily emotion recognition in multiple sclerosis: the role of alexithymia and other characteristics of the disease.Journal of the International Neuropsychological Society;20:1004–1014.

Costa A., Peppe A., Carlesimo G., Salamone G., Caltagirone C. (2010). Prevalence and characteristics of alexithymia in Parkinson’s disease. Psychosomatics; 51:22–28

Donges U.S., Suslow T. (2017). Alexithymia and automatic processing of emotional stimuli: a systematic review. Reviews in the Neurosciences; 28:247:264.

Epifanio M.S., La Grutta S., Roccella M., Lo Baido R., (2014). L’alessitimia come disturbo della regolazione affettiva.  Minerva Psichiatrica; 55:193-205.

Goleman D. (2005). Intelligenza emotiva. Che cos’è perchè può renderci felici. Bur. Psicologia e Società.

Kinnaird E.,Stewart C., Tchanturia K. (2019). Investigating alexithymia in autism: A systematic review and meta-analysis. European Psychiatry; 55: 80–89.

Porcelli P. (2009). Medicina psicosomatica e psicologia clinica. Modelli teorici, diagnosi e trattamento. Milano, Raffaello Cortina. Wehmer F., Brejnak C., Lumley M., Stettner L. (1995). Alexithymia and physiological reactivity to emotion-provoking visual scenes. The Journal of nervous and mental disease; 183:351–357.