03 Lug 2026

PRP Lecce: Plasma Ricco di Piastrine

Il PRP, o Plasma Ricco di Piastrine, è un trattamento biologico utilizzato in ambito fisiatrico e riabilitativo per alcune patologie muscoloscheletriche, in particolare artrosi lieve-moderata, tendinopatie croniche, dolore articolare persistente e condizioni legate a sovraccarico o microtraumi.

Presso Istituto Santa Chiara di Lecce, il PRP può essere valutato all’interno di un percorso specialistico che non si limita alla singola infiltrazione, ma considera diagnosi, quadro clinico, dolore, funzionalità, eventuali esami strumentali e programma riabilitativo personalizzato.

L’obiettivo non è proporre una soluzione standard, ma capire se il paziente sia realmente adatto a questo tipo di trattamento e se il PRP possa contribuire a migliorare dolore, movimento e qualità della vita.

Cos’è il PRP

Il PRP, acronimo di Platelet-Rich Plasma (in italiano Plasma Ricco di Piastrine), è un preparato ottenuto dal sangue dello stesso paziente. Dopo un piccolo prelievo ematico, il sangue viene sottoposto a centrifugazione per separare le diverse componenti e ottenere una frazione plasmatica con una maggiore concentrazione di piastrine.

Le piastrine contengono fattori di crescita e molecole biologicamente attive coinvolte nei processi di riparazione dei tessuti, modulazione dell’infiammazione e risposta locale al danno. Per questo motivo il PRP viene utilizzato in diversi ambiti della medicina, compreso quello ortopedico, fisiatrico e riabilitativo.

Il Centro Nazionale Sangue include il PRP tra gli emocomponenti per uso non trasfusionale e ne descrive l’impiego anche in alcune condizioni muscoloscheletriche, tra cui osteoartrosi di ginocchio e anca e diverse patologie tendinee.

Essendo un prodotto autologo, cioè derivato dal sangue del paziente stesso, il PRP si distingue da altri trattamenti infiltrativi perché non introduce un farmaco di sintesi, ma utilizza una componente biologica personale.

Come funziona il trattamento con PRP

Il trattamento con PRP prevede generalmente alcune fasi:

  • valutazione specialistica fisiatrica o ortopedica;
  • analisi del quadro clinico e degli esami disponibili, come ecografia, radiografia o risonanza magnetica;
  • prelievo di sangue venoso;
  • centrifugazione e preparazione del PRP;
  • infiltrazione nella sede da trattare;
  • indicazioni post-trattamento;
  • eventuale programma riabilitativo personalizzato.

Le sedi più frequentemente valutate sono ginocchio, anca, spalla, gomito, tendine d’Achille, tendine rotuleo e fascia plantare.

In alcuni casi l’infiltrazione può essere eseguita con guida ecografica, soprattutto quando la sede anatomica è profonda, complessa o quando è necessario aumentare la precisione della procedura.

A cosa serve il PRP in fisiatria e riabilitazione

Il PRP viene utilizzato in fisiatria e riabilitazione come trattamento biologico di supporto nei disturbi muscoloscheletrici in cui il dolore è legato a processi degenerativi, infiammatori o da sovraccarico. Una volta infiltrato nell’area interessata, il PRP contribuisce a creare un ambiente locale favorevole alla risposta riparativa, alla modulazione dell’infiammazione e al recupero funzionale.

In ambito fisiatrico, il PRP viene preso in considerazione soprattutto quando tendini, articolazioni o tessuti periarticolari presentano segni di sofferenza cronica, ridotta capacità di recupero o dolore persistente. Il trattamento può essere integrato in un percorso riabilitativo personalizzato, con l’obiettivo di favorire una migliore risposta dei tessuti e sostenere il ritorno progressivo alla funzionalità.

Le principali condizioni in cui il PRP può essere valutato sono:

  • artrosi del ginocchio, soprattutto nelle forme iniziali o moderate;
  • artrosi dell’anca, in casi selezionati;
  • tendinopatie croniche;
  • epicondilite, nota anche come “gomito del tennista”;
  • tendinopatia achillea;
  • tendinopatia rotulea;
  • fascite plantare;
  • lesioni parziali o sofferenze della cuffia dei rotatori;
  • dolore persistente legato a sovraccarico funzionale o sportivo.

PRP per artrosi del ginocchio

La gonartrosi, o artrosi del ginocchio, può causare dolore, rigidità, gonfiore, difficoltà nel cammino, fastidio nel salire e scendere le scale e progressiva riduzione della mobilità.

Il PRP può essere valutato nei pazienti con artrosi lieve o moderata, quando la cartilagine non è completamente compromessa e l’obiettivo è ridurre il dolore, migliorare la funzione e sostenere un percorso conservativo. Il PRP non sostituisce la protesi quando l’artrosi è avanzata e l’indicazione chirurgica è già definita.

PRP per tendiniti e tendinopatie croniche

Il PRP è molto richiesto anche da persone che soffrono di tendiniti persistenti o, più correttamente, di tendinopatie croniche.

Queste condizioni non sono sempre semplici infiammazioni acute. Spesso coinvolgono alterazioni strutturali del tendine, sovraccarico, microlesioni, dolore persistente e ridotta capacità di recupero.

Le tendinopatie più frequentemente valutate con PRP sono:

  • tendinopatia del tendine d’Achille;
  • tendinopatia rotulea;
  • epicondilite;
  • fascite plantare;
  • tendinopatie della cuffia dei rotatori;
  • dolore tendineo cronico nello sportivo.

In questi casi il PRP può essere preso in considerazione quando dolore e limitazione funzionale persistono nonostante riposo, fisioterapia, esercizio terapeutico, modifica dei carichi e altre terapie conservative.

Quali benefici può dare il PRP

I possibili benefici del PRP dipendono dalla patologia, dal grado di degenerazione del tessuto, dall’età del paziente, dallo stile di vita, dal carico meccanico, dalla presenza di sovrappeso e dalla qualità del percorso riabilitativo associato.

Gli effetti ricercati sono:

  • riduzione del dolore;
  • miglioramento della mobilità articolare;
  • riduzione della rigidità;
  • migliore tolleranza al movimento e al carico;
  • supporto ai processi biologici di riparazione tissutale;
  • miglioramento della funzione nelle attività quotidiane o sportive.

Il PRP non agisce come un antidolorifico immediato. Dopo l’infiltrazione può essere necessario attendere alcune settimane per percepire un beneficio, perché il suo razionale è biologico e non puramente farmacologico.

Il trattamento deve essere inserito in una strategia più ampia: valutazione specialistica, eventuale correzione dei fattori di carico, esercizio terapeutico, fisioterapia e follow-up.

PRP, acido ialuronico e cortisone: quali differenze?

Il cortisone può avere un effetto antinfiammatorio rapido, ma non è pensato per essere utilizzato in modo ripetuto e indiscriminato, soprattutto in alcune condizioni tendinee o articolari.

L’acido ialuronico viene usato soprattutto nelle articolazioni, in particolare nel ginocchio, con un razionale di viscosupplementazione: può migliorare lubrificazione, scorrimento articolare e sintomatologia dolorosa in pazienti selezionati.

Il PRP ha un razionale biologico: utilizza fattori contenuti nelle piastrine del paziente per modulare l’ambiente locale e sostenere i processi riparativi.

Non esiste una scelta valida per tutti. La decisione deve basarsi su diagnosi, grado di artrosi o tendinopatia, dolore, funzione, obiettivi del paziente e terapie già eseguite.

Il PRP rigenera la cartilagine?

Il PRP può contribuire a migliorare l’ambiente biologico dell’articolazione, ridurre la sintomatologia e favorire una migliore funzione nei pazienti selezionati.

Nei casi di artrosi avanzata, con grave perdita cartilaginea e deformità articolare, il PRP ha possibilità di efficacia più limitate e può non essere il trattamento più indicato.

Quando il PRP può essere indicato

Il PRP può essere indicato, dopo valutazione specialistica, in presenza di:

  • dolore articolare da artrosi iniziale o moderata;
  • dolore al ginocchio non ancora chirurgico;
  • tendinopatie croniche;
  • dolore tendineo resistente ai trattamenti conservativi;
  • fascite plantare persistente;
  • epicondilite cronica;
  • tendinopatia achillea;
  • lesioni parziali o sofferenze tendinee;
  • dolore muscoloscheletrico nello sportivo;
  • necessità di integrare un percorso infiltrativo con riabilitazione funzionale.

Quando il PRP non è indicato

Il PRP non è adatto a tutti. La valutazione medica è indispensabile per escludere condizioni che rendono il trattamento inopportuno o da rimandare.

Tra le principali controindicazioni o situazioni da valutare con cautela ci sono:

  • infezioni locali o sistemiche in corso;
  • febbre o stato infiammatorio acuto;
  • patologie ematologiche rilevanti;
  • piastrinopenia o alterazioni importanti della coagulazione;
  • terapie anticoagulanti o antiaggreganti, da valutare caso per caso;
  • neoplasie attive o recenti;
  • lesioni cutanee o infezioni nella sede da trattare;
  • condizioni cliniche generali non compatibili con la procedura;
  • artrosi molto avanzata, dove l’indicazione terapeutica può essere diversa.

La decisione deve sempre essere personalizzata, considerando anamnesi, terapie in corso, comorbidità, rapporto rischio-beneficio e consenso informato.

Cosa succede dopo l’infiltrazione di PRP

Dopo il trattamento possono comparire dolore locale, senso di tensione, rigidità o lieve gonfiore. In genere si tratta di reazioni transitorie, ma ogni sintomo importante, persistente o insolito deve essere riferito al medico.

Dopo l’infiltrazione il paziente riceve indicazioni su:

  • riposo relativo;
  • attività consentite e attività da evitare;
  • eventuale uso di farmaci;
  • tempi di ripresa del movimento;
  • fisioterapia;
  • esercizi progressivi;
  • controllo clinico.

Perché associare PRP e riabilitazione

Il PRP non dovrebbe essere considerato una prestazione isolata. In molti casi il risultato dipende anche da ciò che il paziente fa dopo il trattamento.

Nel dolore articolare e nelle tendinopatie sono spesso presenti fattori meccanici e funzionali: debolezza muscolare, sovraccarico, postura, alterazione del gesto sportivo, rigidità, scarso controllo motorio, sovrappeso o ripresa troppo rapida dell’attività.

Per questo motivo, in ambito fisiatrico, il PRP trova la sua collocazione più corretta dentro un percorso integrato che può comprendere:

  • valutazione funzionale;
  • esercizio terapeutico;
  • fisioterapia;
  • rieducazione del gesto;
  • controllo del carico;
  • educazione del paziente;
  • monitoraggio del dolore e della funzione.

Il trattamento biologico può quindi essere il punto di partenza o uno degli strumenti di un percorso più ampio, non l’unico elemento della cura.

PRP a Lecce: perché rivolgersi a Istituto Santa Chiara

Presso Istituto Santa Chiara a Lecce, il PRP può essere valutato nell’ambito di una presa in carico fisiatrica e riabilitativa.

Questo significa che il paziente non viene considerato solo in base al dolore, ma all’interno di un quadro più completo: diagnosi, funzione, stile di vita, obiettivi, attività lavorativa o sportiva e possibilità di recupero. 

Il valore del percorso sta nella selezione del paziente.

Non tutti hanno indicazione al PRP e non tutti rispondono allo stesso modo. Una valutazione specialistica consente di capire se il trattamento sia appropriato, se sia preferibile un’altra opzione infiltrativa o se sia necessario impostare prima un percorso riabilitativo.

Il medico referente per il PRP a Lecce

Il trattamento PRP presso il Poliambulatorio di Istituto Santa Chiara a Lecce viene eseguito dal prof. Raffaello Pellegrino, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa con esperienza nella gestione del dolore muscolo-scheletrico, nelle tecniche infiltrative e nella riabilitazione interventistica.

Il Dott. Pellegrino ha completato percorsi di alta formazione in medicina manuale, tecniche infiltrative, terapia del dolore cronico ed ecografia muscolo-scheletrica. L’utilizzo dell’ecografia rappresenta un elemento importante nella valutazione delle patologie articolari, tendinee e muscolari e consente di pianificare il trattamento in modo più preciso e mirato.

Accanto all’attività clinica, svolge un’intensa attività accademica e scientifica: è Professore Associato in Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università LUM, direttore di master universitari e docente in diversi percorsi di formazione specialistica dedicati alla riabilitazione, al dolore e alle patologie muscolo-scheletriche.

Domande frequenti sul PRP

Il PRP fa male?

Durante l’infiltrazione può esserci fastidio, variabile in base alla sede trattata e alla sensibilità individuale. Nei giorni successivi possono comparire dolore locale, rigidità o senso di tensione.

Dopo il PRP posso camminare?

Dipende dalla sede trattata e dall’indicazione clinica. In molti casi è previsto un periodo di riposo relativo, seguito da una ripresa progressiva. Le indicazioni devono essere personalizzate dal medico.

Dopo il PRP posso fare fisioterapia?

Sì, secondo indicazioni mediche. La fisioterapia può essere parte essenziale del percorso, ma tempi e modalità devono essere stabiliti in base alla patologia trattata.

Quante infiltrazioni di PRP servono?

Non esiste un numero valido per tutti. Il ciclo dipende dalla diagnosi, dalla gravità del quadro, dalla sede trattata e dal protocollo scelto dallo specialista.

Il PRP evita la protesi?

Non necessariamente. Nei casi iniziali o moderati può contribuire a ridurre dolore e migliorare funzione, ma nell’artrosi avanzata la chirurgia resta l’opzione più appropriata.

Il PRP è meglio del cortisone?

Non si può dire in modo assoluto che uno sia “meglio” dell’altro, perché hanno obiettivi diversi. Il cortisone viene usato soprattutto per ridurre rapidamente dolore e infiammazione. Il PRP, invece, sfrutta i fattori di crescita presenti nel sangue del paziente e può essere indicato in alcune condizioni tendinee o articolari croniche, dove l’obiettivo è favorire una risposta biologica dei tessuti.

La scelta dipende dalla diagnosi, dalla fase del problema, dall’intensità dei sintomi e dalle condizioni generali del paziente. Per questo deve essere valutata dal medico.

Il PRP è meglio dell’acido ialuronico?

Non esiste una risposta valida per tutti, perché PRP e acido ialuronico agiscono in modo diverso.

L’acido ialuronico viene utilizzato soprattutto per migliorare la lubrificazione articolare e ridurre l’attrito, con possibile beneficio su dolore e movimento, in particolare in alcune forme di artrosi.

Il PRP, invece, sfrutta i fattori di crescita presenti nel sangue del paziente e ha un razionale biologico diverso, orientato a stimolare una risposta dei tessuti.

La scelta dipende dal tipo di problema, dal grado di artrosi, dai sintomi, dall’età del paziente e dagli obiettivi del trattamento. Per questo è necessaria una valutazione specialistica.

Chi non può fare il PRP?

Il PRP può non essere indicato in presenza di infezioni, patologie ematologiche significative, alterazioni della coagulazione, neoplasie attive o condizioni cliniche non compatibili. Serve sempre una valutazione medica.

Conclusione

Il PRP – Plasma Ricco di Piastrine è un trattamento biologico utilizzato in ambito fisiatrico e riabilitativo per alcune patologie articolari e tendinee, in particolare artrosi lieve-moderata, tendinopatie croniche e dolore muscoloscheletrico persistente.

La sua efficacia dipende dalla corretta indicazione, dalla selezione del paziente e dall’integrazione con un percorso riabilitativo mirato.

Per questo il PRP non va considerato una soluzione universale, ma uno strumento terapeutico da valutare con attenzione, all’interno di una presa in carico specialistica.

Presso Istituto Santa Chiara a Lecce, il paziente può essere orientato verso il percorso più adatto, con l’obiettivo di ridurre il dolore, migliorare la funzione e favorire un recupero compatibile con le proprie esigenze quotidiane, lavorative o sportive.

Hai dolore al ginocchio, tendiniti persistenti o artrosi lieve-moderata?

Presso Istituto Santa Chiara a Lecce puoi richiedere una valutazione specialistica per capire se il PRP è indicato nel tuo caso e quale percorso riabilitativo può essere più adatto.

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📍 Via Campania 5, Lecce
Direttore sanitario: dott. Antonio Leo

Riferimenti scientifici e istituzionali

  • Centro Nazionale Sangue. Indicazioni terapeutiche sull’utilizzo degli emocomponenti per uso non trasfusionale, III edizione, giugno 2024.
  • NICE. Platelet-rich plasma injections for knee osteoarthritis. Interventional procedures guidance IPG637.
  • NICE. Autologous blood injection for tendinopathy. Health technology guidance/evidence overview.
  • AAPM&R. Guidance statement on platelet-rich plasma for knee osteoarthritis, 2026.

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