Cos’è la balbuzie e quali le principali cause scatenanti

La balbuzie viene definita come una disfluenza caratterizzata da ripetizioni, prolungamento di fonemi o di sillabe e da pause visibili e udibili.

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Balbuzie definizione

E’ un disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia.

Come viene classificata la Balbuzie?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la balbuzie come disturbo specifico dello sviluppo: “Un disordine del ritmo della parola nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà” (1977).

Quali elementi caratterizzano il disturbo?

Alterazioni della normale fluenza e della cadenza dell’eloquio, che sono inappropriate per l’età dell’individuo e per le abilità linguistiche, persistono nel tempo e sono caratterizzate dal frequente e marcato  di uno (o più) dei seguenti elementi.
  • Ripetizione di suoni e sillabe.
  • Prolungamenti dei suoni delle consonanti così come delle vocali.
  • Interruzione di parole (per es.. pause all’interno di una parola)
  • Blocchi udibili o silenti (pause del discorso colmate o non colmate).
  • Circonlocuzioni (sostituzioni di parole per evitare parole problematiche).
  • Parole pronunciate con eccessiva tensione fisica.
  • Ripetizione di intere parole monosillabiche (per es.. “ Lo-lo-lo-lo vedo”)

Differenze fra balbuzie e Cluttering (ICD-10)

Le pubblicazioni ICD-10, nelle traduzioni italiane (1996, 2000) indicano il cluttering con i termini “farfugliamento” e “eloquio disordinato” 8F98.6) e lo descrivono come segue:

Si tratta di una condizione caratterizzata da rapidità e interruzione del flusso dell’eloquio, ma senza ripetizioni o esitazioni, di intensità tale da compromettere la comprensibilità del discorso. L’eloquio è irregolare e disritmico, con improvvisi scatti che abitualmente comportano difetti nella costruzione delle frasi

L’anomalia interferisce con i risultati scolastici o lavorativi, e con la comunicazione sociale.

Quali sono le manifestazioni che accompagnano la Balbuzie?

La balbuzie può essere accompagnata da sincinesie, ossia movimenti involontari di alcune parti del corpo, tic facciali o del collo, embolofrasie, ossia interiezioni ripetute come “ah… uhm..” o aggiunta di parole stereotipate, come ad esempio: “Appunto… appunto..” oppure “Cioè… cioè…”.

Qual è l’incidenza della Balbuzie nella popolazione Italiana?

I dati statistici rilevano un’incidenza molto alta tra le disfluenze tipiche; secondo studi italiani ed europei circa l’1-1,3% della popolazione italiana adulta ne è affetta e circa l’85% dei casi presenta i primi sintomi in età prescolare.

Quando insorge la Balbuzie nei bambini?

La balbuzie è un disturbo che generalmente insorge nell’età infantile, collocandosi tipicamente nel periodo di 2-6 anni;

Il disturbo è ereditario?

Esiste una predisposizione ereditaria.

Chi è maggiormente a rischio uomini o donne?

La balbuzie colpisce maggiormente il sesso maschile che quello femminile;

Dipende da fattori culturali o sociali?

No, la balbuzie è presente in tutte le culture e gruppi sociali (circa l’1% della popolazione mondiale);

Quali difficoltà incontra il balbuziente?

Il balbuziente mostra maggiori difficoltà a controllare i processi di produzione della parola, richiedendo tempi maggiori per coordinare e organizzare l’atto verbale;

Sintomatologia della Balbuzie

I sintomi somatici più tipici sono:
  • Nella FORMA TONICA, la fase di contrazione si prolunga eccessivamente, per cui il paziente ha difficoltà a iniziare la parola, dicendo ad esempio “C-c-c-casa”
  • Nella FORMA CLONICA , il soggetto è costretto a involontarie ripetizioni di suoni e sillabe che rendono faticoso il corso dell’eloquio, dicendo ad esempio “Ca-ca-ca-sa-sa-sa”
  • Nella FORMA MISTA, le due forme precedenti si verificano insieme, come ad esempio “C-c-c-ca-s-s-s-sa”
  • Nella FORMA PALILALICA, nella quale il soggetto ripete spasmodicamente una sillaba che non ha alcuna attinenza con le parole che ha intenzione di pronunciare (Lunghi e Person, 1995)
  • Nella FORMA PARALALICA, si manifesta con rumori gutturali come per schiarirsi la voce, con ripetizioni di “già”, “è vero”, “sì”, “cioè” e con altri suoni, rumori e fenomeni di carattere paralinguistico, emessi sia prima della frase o durante l’eloquio, come ad esempio: “ehm”, “beh” ecc”.
Una ulteriore distinzione viene fatta tenendo conto della localizzazione anatomica degli spasmi, si parla infatti di forma “labiocoreica” quando si è in presenza di contrazioni muscolari molto fini a livello delle labbra e della lingua con conseguente difficoltà nella pronuncia di “p”, “b”, “t”, “d” e di forma “gutturo-tetanica” quando sono presenti spasmi nei muscoli faringei e difficoltà nella pronuncia di “g”, “c”, “k” (Pesci et al., 2007).

La sintomatologia comporta una serie di alterazioni del discorso, quali:

  • Sostituzioni verbali;
  • Attacco brusco ed esplosivo della frase;
  • Forzata accentazione;
  • Attacco forzato nella produzione delle vocali;
  • Prolungamenti;
  • Forzata ripetizione delle consonanti sia nell’intensità che nella produzione;
  • Ripetizione di parole o sintagmi (più termini), sillabe o singoli suoni;
  • Uso di riempitivi (tipo cioè, allora, quindi, ecc.);
  • Pause vocalizzate (cioè.., vero…?, quindi…, ecc.);
  • Pause all’interno della parole o dei sintagmi;
  • Fissazioni della postura articolare della bocca, come blocchi o prolungamenti dei suoni, in particolare:
  • Su consonanti esplosive in cui è tipica la ripetizione (“P-p-p-p-pronto…”);
  • Su consonanti sibilanti (“Ssssssono stato….”) o su vocali (“Aaaaaandrò al mare”).
Altri sintomi possono essere:
  • Arresti dell’emissione verbale, spesso senza componenti di sforzo;
  • Ripetizioni di fonemi che non hanno alcuna relazione o significato rispetto alla parola che dovrebbe essere pronunciata;
  • Aggiunta di parole stereotipate.

Alterazione dei movimenti respiratori:

L’alterazione dei movimenti respiratori è costante: in genere l’inspirazione è brusca, mentre l’espirazione è rapida, per cui il soggetto è costretto a parlare con l’aria residua, fenomeno alquanto penoso per il senso di mancanza d’aria.

Tuttavia, il fenomeno respiratorio sopra descritto non è presente quando il soggetto tace oppure parla da solo o con persone con cui si sente disteso.

Tic facciali:

Frequentemente si osservano dei tic o movimenti associati dei muscoli mimici, come l’ala del naso, lo sbattimento delle palpebre oppure dei muscoli delle mani, del collo, delle spalle, che provocano un ulteriore disagio nel soggetto.

Questi movimenti all’inizio sono usati volontariamente per superare l‘ostacolo determinato dallo spasmo tonico o clonico del linguaggio, ma poi finiscono per diventare ripetuti, obbligati, involontari fino alla crisi parossistica.

Questi tic sono appresi secondo il paradigma del condizionamento operante. La riduzione della tensione mantiene tutto il processo e rende il tic automatico e involontario.

La terapia cognitivo comportamentale per curare la balbuzie:

Il presupposto teorico di questo intervento considera la balbuzie un disturbo appreso e mantenuto secondo i principi del condizionamento classico.

Da qui l’associazione tra il dialogo e l’ansia, per paura della disapprovazione, che accompagnerà l’individuo,  il genitore che ripete spesso al figlio: “Devi parlare bene, non devi sbagliare” crea delle premesse ansiogene e non facilita il processo di autocorrezione che avrebbe potuto instaurarsi.

La paura di balbettare porta a un costante attenzione sul come  si deve dire che nel soggetto balbuziente è di gran lunga più importante del cosa dire.

Si innesca così il circolo vizioso dell’eccesso di controllo.

Appare quindi evidente l’importanza della prevenzione, da realizzare fornendo ai genitori informazioni utili sullo sviluppo del linguaggio per impedire l’origine e il mantenimento della balbuzie.

Il mantenimento del disturbo è spiegato dal condizionamento operante. Questo paradigma di apprendimento sottolinea l’importanza degli effetti del comportamento sull’ambiente.

Riassumendo, gli effetti che mantengono la balbuzie sono:

  • Attenzione e aiuto
  • Evitamento delle responsabilità
  • Sollievo dall’ansia dopo aver pronunciato le parole balbettate

Con quali modalità si svolge il trattamento?

Il trattamento può essere così schematizzato:
  • tecniche di respirazione e tecniche di instaurazione della fluenza;
  • rilassamento;
  • desensibilizzazione sistematica;
  • terapia cognitiva;
  • training assertivo;
  • tecniche per migliorare l’autostima (inclusa la terapia centrata sul riconoscimento, accettazione e gestione delle emozioni);
  • trattamento dei tic, qualora siano presenti.

Le principali cause della balbuzie

La sintomatologia della balbuzie può essere spiegata e analizzata attraverso tre principali gruppi di teorie:
  • Teorie organicistiche secondo cui la balbuzie rappresenta la manifestazione esteriore di una lesione specifica o di anomalie del Sistema Nervoso Centrale nelle aree del linguaggio
  • Teorie psicogenetiche secondo cui la balbuzie deriva da un conflitto emozionale tra il parlare e il non parlare che si risolve con il balbettare
  • Teorie foniatriche secondo cui il deficit del balbuziente deriva dalla prevalenza di movimenti abduttori della laringe
Oltre alle teorie che spiegano la genesi della balbuzie, sono stati confermati scientificamente e statisticamente specifici fattori di rischio come ereditarietà, genere maschile, caratteristiche genitoriali. Nel caso della balbuzie, infatti, i feedback correttivi e la disapprovazione di un genitore verso le naturali disfluenze evolutive, che potrebbero manifestarsi nei primi periodi in cui il bambino impara a parlare, potranno favorire in lui un condizionamento della situazione che, da neutra diventerà temuta, determinando nel tempo lo spostamento dell’attenzione sul “come si deve dire”, piuttosto che sul “cosa dire” (Strocchi, M.C., 2003).

Sembra che il pensiero della maggior parte degli autori sia, tuttavia, accomunato dalla concezione della balbuzie considerata come il frutto di fattori organici predisponenti su cui si innescano fattori funzionali scatenanti. Molti elementi contribuiscono alla patogenesi di questo disordine e devono essere considerati prima di impostare un piano di intervento, per questo motivo è opportuno adottare un approccio multidisciplinare nella gestione del disturbo.

Intervento integrato

Gli obiettivi della terapia secondo l’American Speech Hearing Association (ASHA, 1995) devono essere adattatati e modellati a seconda delle fasce di età del paziente e dalle caratteristiche individuali che si evincono dalla fase di assessment iniziale (Tomaiuoli D., 2015). Gli obiettivi sono:
  • Ridurre la frequenza con cui si verificano gli episodi di disfluenza
  • Ridurre la severità e la durata delle disfluenze
  • Ridurre l’utilizzo dei comportamenti di evitamento;
  • Ridurre o eliminare gli atteggiamenti messi in atto dall’ambiente circostante che fungono da fattori di mantenimento
  • Stimolare la persona balbuziente a modificare la gestione delle situazioni di verbalizzazione
  • Ridurre l’attitudine alla balbuzie, modificare le convinzioni negative che spesso impediscono il consolidamento dei risultati raggiunti all’interno del setting di terapia
  • Ridurre le reazioni emotive a specifici stimoli che interferiscono negativamente sulla fluenza o comunque non facilitano il miglioramento della stessa
  • Se necessario, integrare il trattamento per aiutare e supportare il paziente nella risoluzione di altre difficoltà di natura logopedica, diverse dalla balbuzie
  • Fornire informazioni utili e indicazioni necessarie ai genitori, o alle altre figure significative per la persona che balbetta, sulla balbuzie, sul percorso riabilitativo e sulla prognosi del disturbo
Il trattamento integrato si fonda sull’idea che, la balbuzie sia una forma di “logofobia appresa”, ovvero una vera e propria fobia per il parlare, pertanto prevede l’uso di tecniche come la ristrutturazione cognitiva e l’esposizione allo stimolo fobico.

La ristrutturazione cognitiva consente di riconoscere i pensieri relativi ad un evento e le conseguenti reazioni emotive e comportamentali; si avvale del modello ABC per codificare le valutazioni soggettive circa specifiche situazioni ed i conseguenti pensieri disfunzionali. Successivamente alla codifica, tali pensieri vengono messi in discussione uno alla volta ponendosi una serie di domande.

Il razionale degli esercizi di esposizione si basa, invece, sulla constatazione che le paure siano state apprese e consolidate da processi in cui i condizionamenti giocano un ruolo determinante. Queste paure posso essere decondizionate, se le circostanze temute vengono affrontate in condizioni controllate e sistematiche.

Alle tecniche cognitivo-comportamentali, in un’ottica integrata, si associa l’intervento logopedico che prevede l’introduzione di esercizi focalizzati sull’automatizzazione dei movimenti pneumo-fono-articolatori.

Una parte importante del trattamento è, inoltre, svolta con strumenti digitali come il “Balbus”, una piattaforma riabilitativa multimediale.

Bibliografia

APA (2014), DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano. Raffaello Cortina Editore. Traduzione italiana della Quinta edizione (DSM-5 Diagnostic and statistical manual of mental disorders, Fifth Edition, American Psychiatric Publishing, Washington, DC, 2013) di Saverio, F., Di Giacomo, E., Inganni, C.M., Morra, N., Simone, M., & Valentini, M.

Strocchi M.C. (2003), Balbuzie il trattamento cognitivo-comportamentale, Ed. Erickson

Murray F.P. (1980 – edizione 2003), La balbuzie, Ed. RED

Tomaiuoli (a cura di, 2015), Balbuzie. Fondamenti, valutazione e trattamento dall’infanzia all’età adulta, Ed. Erickson

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