Cos’è la balbuzie e quali le principali cause scatenanti

La balbuzie viene definita come una disfluenza caratterizzata da ripetizioni, prolungamento di fonemi o di sillabe e da pause visibili e udibili.

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Balbuzie

Nell’ultima versione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Diagnostic and Statistical of Mental Disorders, DSM- 5) la balbuzie evolutiva è stata inserita, tra i disturbi del neurosviluppo, in particolare tra i disturbi della comunicazione, come Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia (balbuzie), prevedendo anche forme ad insorgenza in età adulta. Nei criteri diagnostici del DSM-5 rispetto alle versioni precedenti, viene annoverata l’ansia connessa al contesto di verbalizzazione, dando maggiore rilevanza alle emozioni che emergono dal deficit che si riscontra e si instaura nella relazione comunicativa.

Le principali cause della balbuzie

La sintomatologia della balbuzie può essere spiegata e analizzata attraverso tre principali gruppi di teorie:
  • Teorie organicistiche secondo cui la balbuzie rappresenta la manifestazione esteriore di una lesione specifica o di anomalie del Sistema Nervoso Centrale nelle aree del linguaggio

  • Teorie psicogenetiche secondo cui la balbuzie deriva da un conflitto emozionale tra il parlare e il non parlare che si risolve con il balbettare

  • Teorie foniatriche secondo cui il deficit del balbuziente deriva dalla prevalenza di movimenti abduttori della laringe

Oltre alle teorie che spiegano la genesi della balbuzie, sono stati confermati scientificamente e statisticamente specifici fattori di rischio come ereditarietà, genere maschile, caratteristiche genitoriali. Nel caso della balbuzie, infatti, i feedback correttivi e la disapprovazione di un genitore verso le naturali disfluenze evolutive, che potrebbero manifestarsi nei primi periodi in cui il bambino impara a parlare, potranno favorire in lui un condizionamento della situazione che, da neutra diventerà temuta, determinando nel tempo lo spostamento dell’attenzione sul “come si deve dire”, piuttosto che sul “cosa dire” (Strocchi, M.C., 2003).

Sembra che il pensiero della maggior parte degli autori sia, tuttavia, accomunato dalla concezione della balbuzie considerata come il frutto di fattori organici predisponenti su cui si innescano fattori funzionali scatenanti. Molti elementi contribuiscono alla patogenesi di questo disordine e devono essere considerati prima di impostare un piano di intervento, per questo motivo è opportuno adottare un approccio multidisciplinare nella gestione del disturbo.

Intervento integrato

Gli obiettivi della terapia secondo l’American Speech Hearing Association (ASHA, 1995) devono essere adattatati e modellati a seconda delle fasce di età del paziente e dalle caratteristiche individuali che si evincono dalla fase di assessment iniziale (Tomaiuoli D., 2015). Gli obiettivi sono:
  • Ridurre la frequenza con cui si verificano gli episodi di disfluenza
  • Ridurre la severità e la durata delle disfluenze
  • Ridurre l’utilizzo dei comportamenti di evitamento;
  • Ridurre o eliminare gli atteggiamenti messi in atto dall’ambiente circostante che fungono da fattori di mantenimento
  • Stimolare la persona balbuziente a modificare la gestione delle situazioni di verbalizzazione
  • Ridurre l’attitudine alla balbuzie, modificare le convinzioni negative che spesso impediscono il consolidamento dei risultati raggiunti all’interno del setting di terapia
  • Ridurre le reazioni emotive a specifici stimoli che interferiscono negativamente sulla fluenza o comunque non facilitano il miglioramento della stessa
  • Se necessario, integrare il trattamento per aiutare e supportare il paziente nella risoluzione di altre difficoltà di natura logopedica, diverse dalla balbuzie
  • Fornire informazioni utili e indicazioni necessarie ai genitori, o alle altre figure significative per la persona che balbetta, sulla balbuzie, sul percorso riabilitativo e sulla prognosi del disturbo

Il trattamento integrato si fonda sull’idea che, la balbuzie sia una forma di “logofobia appresa”, ovvero una vera e propria fobia per il parlare, pertanto prevede l’uso di tecniche come la ristrutturazione cognitiva e l’esposizione allo stimolo fobico.

La ristrutturazione cognitiva consente di riconoscere i pensieri relativi ad un evento e le conseguenti reazioni emotive e comportamentali; si avvale del modello ABC per codificare le valutazioni soggettive circa specifiche situazioni ed i conseguenti pensieri disfunzionali. Successivamente alla codifica, tali pensieri vengono messi in discussione uno alla volta ponendosi una serie di domande.

Il razionale degli esercizi di esposizione si basa, invece, sulla constatazione che le paure siano state apprese e consolidate da processi in cui i condizionamenti giocano un ruolo determinante. Queste paure posso essere decondizionate, se le circostanze temute vengono affrontate in condizioni controllate e sistematiche.

Alle tecniche cognitivo-comportamentali, in un’ottica integrata, si associa l’intervento logopedico che prevede l’introduzione di esercizi focalizzati sull’automatizzazione dei movimenti pneumo-fono-articolatori.

Una parte importante del trattamento è, inoltre, svolta con strumenti digitali come il “Balbus”, una piattaforma riabilitativa multimediale.

Bibliografia

APA (2014), DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Milano. Raffaello Cortina Editore. Traduzione italiana della Quinta edizione (DSM-5 Diagnostic and statistical manual of mental disorders, Fifth Edition, American Psychiatric Publishing, Washington, DC, 2013) di Saverio, F., Di Giacomo, E., Inganni, C.M., Morra, N., Simone, M., & Valentini, M.

Strocchi M.C. (2003), Balbuzie il trattamento cognitivo-comportamentale, Ed. Erickson

Murray F.P. (1980 – edizione 2003), La balbuzie, Ed. RED

Tomaiuoli (a cura di, 2015), Balbuzie. Fondamenti, valutazione e trattamento dall’infanzia all’età adulta, Ed. Erickson

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